• Angelo Rendine

"Wagon Songs", l'album ipnotico degli Stolen Apple.

Mentre si ascolta il cd edizione limitata “Wagon Songs” (l’alternativa sono le piattaforme in streaming) si ha l’impressione di fare un viaggio di generi e di città, ma anche temporale.

Quando ascolterete “Suicide” vi sembrerà di essere a New York nei primi anni 70 e vi aspetterete di incontrare Lou Reed con il suo giubbotto di pelle che chiacchiera con John Cale, rispettivamente voce ed anima dei Velvet Underground.

Ma è un illusione dettata dalle vostre orecchie, infatti siamo nel 2008 a Firenze dove Riccardo Dugini (voce, chitarra), Luca Petrarchi (voce, chitarra), Massimiliano Zatini (basso e voce) e Alessandro Pagani (batteria e voce, ex Subterraneans ed una delle menti di Valvola/Shado Records) formano gli Stolen Apple.

La loro è una miscela di rock alternativo, new wave, punk rock, e noise, ma il loro disco, uscito lo scorso marzo, non riesce ad essere categorizzato in maniera cosi rigida o forse chissà, è nato proprio con l’intento contrario.



copertina "Wagon Songs"



Infatti le tracce di questo piacevolissimo percorso musicale hanno anche delle chiare derive shoegaze ma soprattutto un’impronta molto grunge.

Il suono rude e sporco degli anni 90, infatti, è riconoscibilissimo nelle tracce “Masturbation” e “Out of fashion”, fino a generare un “punk” profondamente armonico nella bellissima “Brexit”.

Ed ecco qui che ci ritroviamo a Londra con il suo movimento Punk accompagnato da testi non cosi “semplici”, tipici del movimento musicale di quegli anni.

Il disco ripercorre e invita ad un viaggio verso la consapevolezza, a condanna del superficialismo dilagante.

Del resto anche il nome della band è stato ispirato dalla storia di Ernest Lossa, bambino ucciso dai nazisti perché rientrava nel programma di sterminio degli individui non autosufficienti.

Nel traccia “Passion” il bellissimo riff di chitarra, l’arrangiamento e la parte cantata dove il basso segna il ritmo, ci riconduce alle atmosfere care ai Joy Division, magari un po' meno cupe.



Riccardo Dugini, Luca Petrarchi, Massimiliano Zatini, Alessandro Pagani. Photo by Stolen Apple



Situazioni surreali e spazialità musicali sempre accompagnate dalle parti cantate da una voce che stimola l’immaginazione anche visiva di chi ascolta questo album. I brani sono ipnotici, fatti di strofe dove la voce appare sofferta, per poi sfociare in rabbiosi ritornelli urlati come nel pezzo “Tattoo”. Chiari invece i riferimenti alla scena di Seattle dove gli anni 90 spiccano prepotenti e l’arrangiamento insieme alla linea di chitarra acustica gli danno un tempo e un ascolto meno frenetico delle altre tracce. Interessante anche il pezzo country-folk “A looking behind kid” che è considerata la ballata del disco.

Un disco prodotto con cura che merita il giusto e attento approccio nell’ascolto e chissà se questo lavoro della band fiorentina sia veramente il loro punto più alto: a mio avviso no e credo che ne sentiremo parlare molto all’interno della scena underground nazionale.


Articolo a cura di Angelo Rendine.

Si ringrazia gli Stone Apple per le foto.

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