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Viaggio Senza Vento: il concept-album dei Timoria diventato un masterpiece

"Viaggio Senza Vento" è il capolavoro dei Timoria, un viaggio tra i sogni e le speranze della generazione dei giovani a cavallo tra gli anni '80 e '90: un percorso nel quale tanti adolescenti si sono riconosciuti.


Nel suddetto periodo storico in Italia numerose band si distinguevano producendo una musica di qualità innovativa che, differenziandosi dalla più tradizionale musica ascoltata nel Belpaese fino a quel momento, si identificò nel cosiddetto Rock Alternativo: Litfiba, Afterhours, CCCP, Ritmo Tribale, Marlene Kuntz, Negrita. Insieme a questi gruppi più o meno emergenti c'erano anche i Timoria, un gruppo bresciano che nel 1993 si inventa questo concept-album destinato a rimanere uno dei migliori dischi nella storia del rock italiano. Nella band, capitanata da Omar Pedrini (chitarra e voce), spiccava la voce principale che era di un giovane e talentuosissimo Francesco Renga; a completare la formazione c'erano musicisti di altissimo livello quali Diego Galeri alla batteria, Enrico Ghedi alle tastiere e Carlo Alberto Pellegrini al basso.

"Viaggio Senza Vento" (1993) è il quarto album pubblicato dai Timoria e rappresenta il salto di qualità definitivo grazie ad un songwriting ispiratissimo ed una tecnica di composizione magistrale: la storia parla di Joe (omaggio a "Hey Joe" di Hendrix), un giovane tossicodipendente che non riesce a rapportarsi alla società, un ragazzo che tra incontri, rimorsi e rimpianti si avventurerà dentro la propria vita per cercare il riscatto e, lottando, sconfiggerà le difficoltà per riuscire poi così a diventare un guerriero e a conquistare un'esistenza migliore. Il disco, in quanto "concept", può essere di non immediata assimilazione se ascoltato distrattamente: ascoltando invece il disco nella sua completezza si può godere appieno del significato che porta con sè e possiamo essere coinvolti da brani che mescolano il rock con il progressive, il tutto su trascinanti toni melodici.

Comincia il viaggio.


La cover picture di "Viaggio Senza Vento"

Senza Vento apre il disco con chitarra elettrica e colpi di batteria: un modo energico per dirci che il protagonista è pronto a partire. Nella seconda traccia, Joe, ci viene presentato il personaggio di questo viaggio e percepiamo la sua difficile situazione familiare. Sangue Impazzito rappresenta uno dei momenti più alti di tutta la discografia della band: una malinconica ballata diventa un potente rock che si conclude con un bellissimo assolo di chitarra; Joe si chiede cosa lo abbia portato ad andarsene dai luoghi e dai volti a lui più cari e familiari. Trascinante funk per Lasciami in Down in cui Joe viene arrestato e ne Il Guardiano di Cani viene portato in un centro per disintossicarsi in cui non trova comprensione e deve solo obbedire come un cane. La Cura Giusta è un'altra stupenda ballata (con tanto di assolo di flauto), ma nient'altro che un'illusione: il trattamento riservato ai tossicodipendenti è "la cura giusta per non guarire mai..". Torna l'hard rock in La Fuga e Joe trova una pistola con 3 colpi d'oro, uccide il suo guardiano e ritrova la libertà, ma adesso deve fuggire Verso Oriente: atmosfera magica per un emozionante duetto tra Pedrini ed Eugenio Finardi (ospite illustre per questo brano). Come primo passo Joe dovrà lasciare la sua terra d'origine, la Lombardia, e lo farà a tempo di violino folk suonato da Mauro Pagani (anch'egli considerevole ospite). Freedom è un meraviglioso pezzo solo piano e voce in cui la voce soul di Renga impressiona e coinvolge: Joe si ferma a riflettere e promette a sè stesso di non dimenticare da dove viene. Un ritornello semplice, ma efficace, per l'accattivante Mercante dei Sogni: un veggente mette a fuoco i sogni di Joe a cui sarà mostrata la strada giusta da seguire per arrivare alla Città del Sole, talmente bella e rassicurante da sembrare irreale. Atmosfere cupe e chitarra distorta per La Città della Guerra. Joe è riuscito a lavare via il suo passato in Piove, un altro must del disco dal rock melodico ed un ritornello immediato. Se saprà ascoltare Il Sogno il nostro protagonista troverà la forza, il guerriero vincerà ed è così che riuscirà a capire poi, in Come Serpenti in Amore, la differenza tra il bene e il male: due brani melodici, il primo suadente, il secondo frenetico. Dopo l'ipnotico funky-rock di Frankenstein il nostro giovane eroe troverà anche l'ultima cosa che gli manca per diventare "guerriero": troverà infatti l'amore nella passionale Città di Eva. Freiheit ('libertà' in tedesco): è finito l'incubo, è finito il viaggio e adesso si deve intraprendere la strada del ritorno. Joe è finalmente diventato un Guerriero, è tornato a casa, ma è tornato diverso da come era partito: adesso è vivo, fiero, forte; nella musica e nel testo del ritornello c'è tutta la voglia e la felicità di sentirsi libero: "il guerriero è vivo ed è tornato con lo sguardo fiero e gli occhi lucidi, è tornato urlando al vento il suo canto per la gente, oltre la paura, oltre la solitudine".


I Timoria al completo, a metà degli anni '90 circa

"Viaggio Senza Vento" è un lavoro omogeneo con arrangiamenti molto curati, così come i testi e le melodie. Si tratta del disco più completo dei Timoria nonchè di una delle vette più alte raggiunte dal rock italiano degli anni '90. La band, grazie a questo lavoro ed al successo raggiunto, cominciò un tour lunghissimo di 90 date in 10 mesi ed i fan, che crescevano sempre di più, poterono ascoltarli in numerosi importanti concerti come nell'edizione Sonora Festival del 1994, in cui il quintetto bresciano si distinse tra Sepultura, Aerosmith e Whitesnake.

Questo disco entra di diritto a far parte del nostro patrimonio rock: per la cura, l'energia, l'originalità e la qualità espressa merita di stare sullo stesso scaffale di altre grandi ed uniche opere italiane come La Voce del Padrone (Battiato), 17 Re (Litfiba), Oro Incenso e Birra (Zucchero) e Mio Fratello è Figlio Unico (Gaetano).

E' tempo di rispolverare questo album per tutti coloro che già se ne innamorarono. Per quelli che invece non lo hanno mai ascoltato ho la sensazione che si siano persi qualcosa di grande.


articolo a cura di Simone Berrettini.

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