• sachatellini

"Vi racconto la mia più grande soddisfazione": leggi l'intervista a Michele Amadori

Aggiornato il: 15 lug 2019

Cantautore, compositore, musicista, attore e insegnante di musica: chi sia, cosa abbia fatto e cosa più gli piaccia fare, Michele Amadori ce lo ha raccontato con grande disponibilità e ironia.


Di seguito, l'intervista al "cantautore tascabile" in esclusiva per Rockography: buona lettura.


Allora Michele, partiamo dalle origini: come avviene il tuo approccio al mondo della musica?


"Mi dicono che appena ho iniziato a parlare ho iniziato a cantare. Da bambino già dalla scuola dell’infanzia sono poche le foto senza microfono. Ma più che per la voce, penso di essermi contraddistinto sempre per la faccia tosta e l’orecchio musicale. Si narra infatti che quando i miei genitori comprarono come regalo di Natale l’immancabile pianola Bontempi (ancora oggi mi chiedono se suono la pianola), si accorsero subito che c’era qualcosa che non andava, o meglio, che andava troppo oltre le aspettative, per un bambino di quella età, che già suonava a orecchio. Praticamente all'epoca era un prodigio! Mi esibivo addirittura in un negozio di giocattoli e prendevo la paghetta per suonare e invogliare gli altri genitori a comprare lo strumento per il proprio figlio. Se ne vendevano veramente tante, perché ogni persona vedeva in me il proprio figlio. Passami perciò la battuta nel dire che da prodigio, oggi sono invece diventato uno dei tanti, perché suono come allora :-)."


A dodici anni hai conseguito il diploma di teoria e solfeggio con il professore Scalzo; successivamente, al conservatorio a Reggio Calabria, con il professore Bernava, sei arrivato fino al V anno di pianoforte. Quanto è stata importante la formazione istituzionale per la tua carriera?


"Guarda, collegandomi a ciò che ti ho appena detto, in musica ho fatto tutto in modo abbastanza precoce, perché mi veniva tutto naturale. Il problema è arrivato in un secondo momento, quando mi sono accorto che senza studiare diverse ore al giorno il pianoforte, non avrei

migliorato la tecnica che mi permetteva di suonare la musica classica. Lì, tra tendinite e testa bacata, ho mollato tutto perché da stupido presuntuoso continuavo a dirmi: perché dovrei studiare gli altri compositori e perdere del tempo prezioso che sottraggo alla mia musica? Già a tredici anni componevo le prime canzoni e sognavo, sognavo… Quindi posso concludere dicendo che la formazione classica ha contribuito ben poco, anche se qualcosa è rimasto, perché non l’ho approfondita a dovere… E oggi me ne pento amaramente."


A diciassette anni hai cominciato a suonare in vari locali, ed hai continuato a farlo per alcuni anni. Quanta è stato importante invece, aver fatto la gavetta?


"Beh, la gavetta del Piano Bar sotto l’aspetto lavorativo è stata fondamentale. Allora non esistevano ancora nemmeno le basi midi e successivamente gli mp3. Se non eri valido non lavoravi. C’era più selezione. Da lì sono passato a fare concerti con le mie canzoni, organizzandomi in piccoli teatri più che in locali. Diciamo che ho sempre visto la cosa in modo professionale e puntiglioso. Ripetevo sempre: “Chi vuole ascoltare la mia musica deve farlo nel luogo adatto”. Sono rompicoglioni di natura!"

Michele Amadori durante il Rino Gaetano Day al Rock in Roma

Qual è stato il punto di svolta della tua carriera?

"Non credo ci sia stato un punto di svolta se parliamo in termini di successo, visto che sono uno dei tantissimi cantautori che si muove ancora oggi nel sottobosco musicale ricco di cantautori validi. A livello personale penso che il quarto album “Protesto” sia il progetto che ha iniziato a darmi delle soddisfazioni a livello nazionale, con riconoscimenti vari e un’intervista al TG2 dossier che penso di avere ancora in VHS dentro qualche scatolone impolverato. A questo aggiungerei senza ombra di dubbio l’opportunità di iniziare a comporre musiche per la tv, che ancora oggi mi dà grosse soddisfazioni."


Il tuo sesto e ultimo album, uscito il primo dicembre scorso, si intitola "Fermo al piano - musica per ascensori": anticipato dal singolo "Uno straccio sull'anima", l'intero lavoro, contenente 11 brani, è stato pubblicato grazie ad una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso. Qual è il messaggio connesso a questo tuo lavoro?


"Allora, l’album come tu dici, è stato anticipato dal singolo Uno straccio sull'anima ma la campagna crowdfunding è stata invece anticipata dal lancio del primo singolo Musica per ascensori recensito da Vincenzo Mollica al TG1 nella rubrica DoreCiakGulp. Sulla domanda finale invece non riesco a mantenere una serietà tale da darti una risposta profonda e sensata, quindi, per evitare, con classe ti rispondo che, non c’è nessun messaggio preciso. Avessi voluto mandarlo avrei usato whatsapp o gli sms! Che dirti? Ci sono canzoni d’amore e canzoni impegnate. C’è serietà, ironia, leggerezza, profondità, praticamente tutti i miei lati del carattere. Ho fatto, come sempre, un album di cuore e che piace a me, senza nessuno studio a tavolino o ruffianeria per snaturarmi e strizzare l’occhio alle mode del momento."


Rimanendo nel novero dei tuoi lavori, recentemente il film d'animazione "La stella di Andra e Tati" (prodotto da Larcadarte e Rai in collaborazione con il MIUR), per il quale hai scritto le musiche, oltre ad aver ottenuto 5 nomination in festival internazionali dedicati alla televisione, ha vinto il Rockie Award come miglior film animato per bambini e ragazzi al Banff World Media Festival, in Canada. Come si racconta una soddisfazione così grande?


"A oggi, è sicuramente il mio successo più grande. La soddisfazione è proprio tanta. È il primo film d’animazione in Europa rivolto ai ragazzi, che racconta la Shoah ed è stato anche distribuito nelle scuole come materiale didattico. Andato in onda nelle reti Rai, il film ha ottenuto oltre al Rockie Award, che hai appena ricordato, un CyberSousa Award (Premio del Delfino Cyber) al Festival Internazionale di Animazione di Xiamen, in Cina, ha vinto il Premio MOIGE e la candidatura al Premio Unicef e al Festival di Annecy in Francia. Oltre a questo, cosa di non poco conto, è andato in onda in Israele (prima volta in assoluto) sul canale tv principale per ben 9 volte nel giro di due giorni, in ricorrenza della “Giornata della memoria”."


Oltre ad essere un cantautore, abbiamo appena parlato di te nel ruolo di compositore, ma sei anche un musicista, attore e insegnante di musica. Da cosa deriva la scelta di non dedicarsi soltanto al mondo della musica? Qual è il ruolo che preferisci?


"In verità, tutti i ruoli che hai elencato hanno a che fare con la musica, tranne forse il ruolo di attore. Ma definirmi attore è una parola veramente grossa. Ho recitato più volte nel ruolo di musicista pazzo o rumorista in scena, quindi non ho interpretato altro che me stesso. Gli attori veri sono ben altra cosa e hanno mangiato polvere da palcoscenico e studiato tanto per esserlo.

Sono stato insegnante di musica per più di 25 anni in diverse scuole Primarie e dell’Infanzia della Capitale. Dallo scorso anno ho momentaneamente abbandonato, per rigenerarmi e riprendere l’energia soprattutto mentale, indispensabile per lavorare con i bambini. La scelta di non dedicarsi soltanto a uno di questi ruoli è solo perché devo portare la pagnotta a casa. Ma vivo sicuramente di musica a trecentosessanta gradi.

Qual è il ruolo che preferisco?

Beh, comporre musiche per teatro e televisione forse è il ruolo che mi si cuce meglio addosso.

Di mio, sono e rimango un cantautore!"


Nel corso della tua carriera hai collaborato, a vario titolo, con innumerevoli artisti: da Roberto Casalino ad Artù, da Jacopo Ratini a Luca Bussoletti, senza dimenticare Alberto Lombardi, Fabio Fraschini e Marco Rovinelli. Qual è stata la collaborazione che più ti ha entusiasmato? C'è un artista con cui non hai ancora collaborato e con cui ti piacerebbe farlo?


"I primi che hai citato sono tutti amici cantautori e, tranne che con Luca Bussoletti, dove rare volte ho collaborato anche nella composizione armonica di un brano, con gli altri ho solo dato il mio contributo di musicista suonando il piano per loro, in studio di registrazione o nei live.

Con ognuno di loro ho passato dei momenti bellissimi ed entusiasmanti. Sicuramente con Roberto Casalino c’è un rapporto diverso, anche perché suono il piano per lui forse dal 2010! Con Jacopo oltre a mille avventure ho condiviso il palco di Musicultura dove sfiorò la vittoria. Con Luca collaboro ancora a vario titolo anche se non suono più per lui da un po’. Con Artù invece c’è stata una collaborazione breve ma pur sempre valida sotto l’aspetto umano e professionale. Passando agli altri tre moschettieri, con Alberto Lombardi c’è ormai un’amicizia fraterna che va avanti dal 2009, quando iniziai a registrare il mio penultimo album Sono Pezzi Miei. Lui è stato allora e lo è stato nell'ultimo mio progetto Fermo al piano, il produttore artistico. Ma insieme abbiamo fatto tanti altri lavori in ambito musicale. Il buon Rovinelli lo conosco dal 2006, quando ancora non aveva un capello bianco. Suona nei miei progetti e live dal 2009 e nutro per lui un affetto e una stima difficile da racchiudere in poche parole. Fabio Fraschini invece è l’ultima bella scoperta a livello umano e musicale, conosciuto grazie ai due loschi individui appena citati. Una persona piacevole sotto tutti i punti di vista. Un nuovo fratello. Concludo dicendo che ogni volta che partecipo e collaboro a un progetto l’entusiasmo è grande e la professionalità la fa da padrone, quindi posso affermare che sono state tutte collaborazioni importanti che mi hanno arricchito.

L’artista con cui mi piacerebbe collaborare?

Beh se devo puntare punto al top: Claudio Baglioni!"


Alberto Lombardi, Fabio Fraschini e Marco Rovinelli, insieme a Ivan Almadori e Alessandro Gaetano, fanno parte della nuova formazione della Rino Gaetano Band, la tribute band ufficiale del grande cantautore calabrese, che hai formato, insieme allo stesso Alessandro Gaetano, a Marzo 2015. Che cosa significa per Michele Amadori poter contribuire alla memoria di un cantante come Rino Gaetano?


"Significa tantissimo e sento un peso e una responsabilità grande.Rino per me è sempre stato, da tempi non sospetti, uno dei miei cantautori preferiti insieme a Claudio Baglioni e Paolo Conte.

Sì ok, diversissimi tra loro ma secondo me al top nel loro genere.Rino Gaetano ancora oggi è un mondo da esplorare. Portare in giro nei locali, nei teatri e nelle piazze la sua musica, la vedo, passami il termine, come una missione. L’importante è non perdere mai la lucidità e arrivare a pensare che la gente ai concerti sia lì per me. Io sono un umile tramite, la gente è lì per lui e per i suoi brani sempre attuali. La possibilità di far nascere questa nuova band viene da lontano e dalla lunga amicizia che mi lega ad Alessandro e Anna Gaetano. Forse non lo sai, ma nel mio secondo album Ma che m’importa del lontano 1997, c’è una canzone dedicata a Rino: Per te canterò.

Da lì nasce l’affetto reciproco con la famiglia, che ascoltò in anteprima il brano e, quando nel 2015 Alessandro mi chiamò per una mano d’aiuto nel formare la nuova band, io non ho fatto altro che appoggiarmi a professionisti e persone di fiducia come Alberto e Marco. Sapevo che avrei vinto facile! Loro coinvolsero Fabio e rimase Ivan che già collaborava con la vecchia band. Il progetto, ad oggi, funziona perché siamo soprattutto amici. Ci divertiamo tantissimo, sembriamo dei ragazzini che vanno in gita: siamo al quinto tour e l'entusiasmo è lo stesso dei primi concerti."

Michele Amadori in concerto a Firenze con la Rino Gaetano Band

Nel 2013 hai ricevuto la "Targa controcorrente" per le musiche dell'album "Sono pezzi miei"; un anno dopo hai composto le musiche di due documentari prodotti dalla GVG e da Rai Cinema, cioè "I Figli della Shoah" e "I Ghetti"; "La stella di Andra e Tati" è un film che ha raccontato la Shoah e che è stato distribuito nelle scuole come materiale didattico. Ti senti un artista impegnato?


"Più in generale, quale pensi che sia, o debba essere, il ruolo dell'artista all'interno della società?

Se parliamo di impegno sociale metterei oltre ai lavori da te citati, il primo film d’animazione che ho fatto e cioè “La missione di 3P”. Prodotto sempre da Larcadarte e la Rai parla della vita di Padre Pino Puglisi, il prete ucciso dalla Mafia a Palermo nel quartiere di Brancaccio. A onor del vero però, a livello compositivo, quasi tutti i lavori fatti per la televisione sono di denuncia o d’informazione. Ma sono lavori su commissione dove io aggiungo la mia arte cercando la musica giusta a ogni immagine. Io non so se sono un artista impegnato. Ogni artista però, a mio modesto avviso, dovrebbe essere almeno impegnato a dire ciò che pensa e non fare orecchio da mercante e tacere per paura di perdere una fetta di pubblico che magari non la pensa come lui. Personalmente dico sempre ciò che penso e sinceramente sono molto preoccupato di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese, con una classe politica impegnata in una propaganda perenne, che sposta i problemi seri a data da destinarsi e che cerca con gli slogan di colpire la pancia delle persone in difficoltà, ingigantendo alcuni problemi e creando ad hoc un nemico immaginario."


Quali sono, per concludere, i progetti futuri della tua carriera?

"Navigo a vista. Se mi verrà l’ispirazione scriverò nuovi brani miei.

Ho nel cassetto diversi testi del buon Alessandro Hellmann (l’autore di quasi tutti i brani del nuovo album appena sfornato) e da settembre inizierò a musicarli. Mi sono state commissionate le musiche per due nuovi documentari. Più che carriera bisogna sempre avere a disposizione una “Corriera” in modo da non rimanere a piedi.

Chi si ferma è perduto!"


Articolo di Sacha Tellini.

© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

  • Bianco Spotify Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • envelope-icon