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“Vi racconto “Home”, il mio ultimo album”: leggi l’intervista ad Alberto Lombardi

Chitarrista, produttore e cantautore: queste sono le tre anime che convivono dentro Alberto Lombardi, artista di origini milanesi apprezzato tanto in Italia quanto all'estero. Oggi esce il suo nuovo album "Home", dal quale è stato estratto il suo primo singolo, "Start Again". L'abbiamo incontrato per farci raccontare alcune curiosità circa il suo ultimo lavoro.


Buona lettura.


Il primo singolo del tuo nuovo album “Home” si chiama “Start again". Come mai hai sentito proprio adesso il desiderio di "ricominciare"?


"In realtà questa canzone ha già qualche anno, è stata registrata nel 2015. Era il periodo in cui facevo parecchi viaggi in America, nel tentativo di aprirmi una strada negli Stati Uniti, non solo con la chitarra acustica ma anche con il cantautorato. Questo è il momento in cui ho scritto questa canzone. Tuttavia, la mia idea non prese piede, pertanto tanto il disco quanto il singolo sono rimasti ben riposti in un cassetto per qualche anno. “Start again” era proprio legata al mio tentativo di cominciare un nuovo percorso, in un posto nuovo, un nuovo inizio.”


Com’è nato questo disco e quali sono le caratteristiche che lo contraddistinguono?


"In questi ultimi anni mi sono particolarmente concentrato sulla chitarra acustica, impegno che mi ha portato a viaggiare molto, sia in Germania che negli Stati Uniti, e mi ha distratto un po’ dalle mie canzoni. Ho da un po’ pronto questo disco con i miei testi, che ho realizzato con due splendidi collaboratori e compagni di viaggio, il batterista Pino Vecchioni e il bassista Pier Paolo Ranieri. A dire la verità, avevo già pubblicato un EP di canzoni intitolato "Love Lost", che poi è stato esaurito ed è stato ritirato dagli store digitali. Oggi non si trova più, ma tornerà disponibile per chi parteciperà al crowdfunding per promuovere il nuovo disco. Pertanto, ci sarà un nuovo album con sei canzoni, e un secondo album – meno recente – con altre sei canzoni; infine, sarà disponibile un vinile con nove canzoni, sei delle quali saranno appunto nuove ed inedite e tre tratte da questo precedente lavoro. Proprio “Home” è stato il secondo step di questo periodo dedicato al cantautorato inglese, che si è fermato nel momento in cui ho cominciato a cercare un’etichetta per pubblicarlo. Esistono etichette internazionali che lavorano soprattutto con i chitarristi, ma non si sono dimostrate interessate al progetto. Quindi, di fronte a questo stop forzato, non sono stato in grado di decidermi per un’auto-pubblicazione perché mi sembrava in qualche modo di sminuire il lavoro che avevo fatto. In realtà, poi ho capito che invece è la sola strada percorribile, e che il supporto arriverà, si spera, dopo averlo pubblicato: quando il progetto è avviato e ha dei numeri da mostrare, possono allora farsi avanti etichette per ufficializzare e promuovere il tutto. Può sembrare paradossale, ma in alcune situazioni è più facile che le etichette si dimostrino interessate ad un lavoro dopo che è già stato creato e pubblicato. Negli ultimi tre anni ho fatto tante cose: tour negli Stati Uniti e in Germania, due dischi di chitarra acustica, 4 dvd didattici: era arrivato il momento buono per riprendere in mano questo vecchio progetto, tirarlo fuori dal cassetto e farne qualcosa di buono."


Qual è – o cos’è – la tua casa?


"È presente una canzone nel nuovo disco che si chiama proprio “Home”, che racconta di una casa in modo figurato, non fisico. La “casa”, in questa accezione, non è il luogo fisico dove abitiamo, ma il rapporto con le persone che ti sono vicine da una vita; è la sensazione del tempo che non è passato anche se ti vedi dopo molti anni; è il luogo in cui ti senti veramente te stesso, circondato dalle persone a cui vuoi bene. Questa è la casa di cui parlo nel disco. A proposito di questa canzone, Bob Clearmountain, il fonico che ha lavorato a questo pezzo e che ha fatto grandissime cose nella sua carriera professionale - lavora da una vita, per esempio, con Springsteen e con i Rolling Stone - quando ha sentito questo pezzo mi ha detto “Bello, bellissimo! Devi essere veramente famoso in Italia”. In quel momento, mi sono sentito davvero fiero."

Alberto Lombardi in una fotografia di Fabio Martini


Veniamo proprio a Bob Clearmountain. Non sentendoti contento del missaggio che avevi fatto su alcune tue canzoni, hai interpellato colui che è, probabilmente, il più famoso mixer engineer di tutti i tempi, il quale ha accolto con molto entusiasmo questa collaborazione, tant'è che ti ha incastrato in una sessione in studio proprio tra Bruce Springsteen e i Rolling Stones. Che apporto ti ha dato Clearmountain alla realizzazione del disco?


"Una cosa che in pochi sanno è che Bob Clearmountain in realtà è italiano. Si chiama Roberto Chiaramonte, ma insieme ai genitori si è trasferito negli Stati Uniti quando era piccolo e, per non farsi additare come immigrato - che all’epoca non era una figura vista di buon occhio - ha deciso di adottare un nome americano. Lui è stato quello che ha coniato per primo il ruolo del mixer engineer, che negli anni ’70 non esisteva: una volta registrato un disco, si aggiustava un po’ il suono e i livelli e il lavoro era finito. Invece lui è stato un innovatore: per primo, ha cominciato a lavorare al mix così come si fa tutt'ora, arrivando alla fine delle registrazioni e apportando un tocco ed un orecchio esterno, una prospettiva in più. Il ruolo che ha giocato in questo disco è stato principalmente quello di apporre un sigillo di garanzia, poiché io ero così affezionato e intimamente coinvolto in questo lavoro che non ero più certo del suo valore reale. Ma, a ben guardare, ha avuto anche un ruolo di maestro: lavorando anch’io come mixer, averlo al mio fianco a lavorare sui miei pezzi mi ha dato l’opportunità di apprendere molto di questo mestiere. Questo ha dato, ai tre brani a cui Bob ha lavorato, un suono bellissimo, internazionale, potente, non poi così diverso comunque dagli altri tre pezzi a cui ho lavorato io. Ciò significa che abbiamo un modus operandi abbastanza simile e compatibile e di questo non posso che essere contento."


"Home" chiude un cerchio, perché a cantare con te nel coro Gospel del medesimo brano ci sono Norma Jean Wright e Luci Martin, storiche cantanti degli Chic. Che cosa hai provato a lavorare nuovamente con loro in un tuo disco?


"Entrando nel dettaglio, "Home" chiude il cerchio perché loro sono state le cantanti degli Chic a fine anni ’70, quando Bob Clearmountain era il fonico del gruppo e Nile Rodgers – il quale ha molto apprezzato questo disco – era il produttore e creatore del gruppo degli Chic. Quando ho pensato di inserire il coro gospel all’interno del disco, ho pensato subito a Norma e Luci. Quando ci siamo ritrovati in studio di registrazione con Bob che lavorava al mix e sentivamo Norma e Luci che cantavano questo coro gospel nella mia canzone, è stato un momento meraviglioso. Con loro oltre al lavoro, si è instaurata nel tempo anche una bella amicizia: al tempo dei miei primi viaggi negli Stati Uniti, Norma per esempio mi ha aiutato a sistemarmi e mi ha presentato moltissimi musicisti."


Come accennavi tu, Nile Rodgers, quando ha ascoltato il tuo album, è stato positivamente colpito dal tuo lavoro. Questo apprezzamento genera sicuramente delle grandi aspettative in chi ascolterà questo disco. Cosa deve aspettarsi chi, da oggi, ascolterà il tuo album?


"Sono sei canzoni che raccontano sei belle storie. Unite al disco più vecchio – “Love lost”, che contiene sei canzoni dedicate all’amore perduto - completano un lavoro che, seppur svolto in due momenti diversi, ha un sapore di continuità. Chi ascolterà questo disco deve aspettarsi un bel po’ di chitarra (di quella bella, ndr), rock e blues, unita a dei testi caratterizzati da una dimensione molto introspettiva. Ad esempio, “Start again” parla della volontà di ricominciare, di rimettersi in gioco; “Home” racconta quella sensazione che si prova nel sentirsi avvolto da chi ami; “Rich” descrive ciò che noi percepiamo erroneamente come ricchezza, e contiene anche una breve intervista a Bob Marley il quale, in risposta ad una domanda di un giornalista volta ad indagare sulle ricchezze materiali posseduta dall'artista, rispondeva: “Non ho quel tipo di ricchezze, la mia ricchezza è la vita”. Non potevo non includerla nel brano, si sposa perfettamente con il testo che ho scritto."


Se come chitarrista non hai più segreti – tant’è che la rivista Vintage Guitar ti ha inserito tra gli otto chitarristi più interessanti del 2018 – come si presenta Alberto Lombardi nelle vesti di cantautore?


"A me piace la musica introspettiva, mi è sempre piaciuta. Non sono mai stato un cantautore “allegro”. Anche quando scrivevo in italiano, difficilmente trattavo di momenti felici e spensierati, anzi, ero più attratto dalla dimensione più profonda e intima dell’essere umano. Anche per questo, si nota sempre, nelle mie canzoni, una venatura rock/blues inglese con la quale io sono cresciuto, che è propria dei Pink Floyd e di Eric Clapton, che tra l’altro ultimamente sto suonando spesso, perché ho in piedi un progetto – lo "Stratocaster Tribute" – dove suono la musica di tutti questi chitarristi che hanno reso la Strato una chitarra leggendaria, inclusi Hendrix, Jeff Beck, ma anche John Mayer .“


Una fotografia dell'intervista al The Cage Theatre di Livorno


In che cosa "Home" si differenzia dal tuo precedente lavoro, "Love Lost"?


"La caratteristica principale dell'album precedente è che la chitarra, il basso e la batteria erano registrati senza nessuna sovraincisione e poi gli è stata aggiunta l'orchestra di archi e fiati. Quindi, direi che "Love Lost" è un album a suo modo molto particolare, epico. “Home”, è invece decisamente più rock e ci sono molte più chitarre ma, anche in questo caso, archi e fiati non potevano mancare.“


“Start again” è stato pubblicato anche con un video. Che cosa aggiunge al brano?


"Anche il video risale al periodo in cui ero in California a missare il disco con Bob. Il video parla di un viaggio: parte dal deserto del Mojave, con un clima molto secco e arido, per arrivare al mare, a Malibù, dove c’è Point Dume (famoso per decine di film, tra cui la scena finale de “Il pianeta delle scimmie”, quando trovano la statua della libertà sepolta nella sabbia), e infine alla città, Los Angeles, dove si vede anche lo studio di Clearmountain e lui stesso in persona, dato che l'ho convinto a comparire all'interno del videoclip. C'è anche una scena al famoso “cChandelier Tree”, cioè un albero all’interno di un giardino privato al quale sono stati appesi tantissimi candelabri e lampadari accesi, che dà un effetto meraviglioso alle riprese. È un albero che ha fatto la storia, la gente addirittura ci andava a sposarsi, anche se poi per motivi di sicurezza è stato smantellato. Il video racconta appunto questo, un viaggio dall’aridità – simbolica – alla bellezza."


Se è vero che il pubblico ha delle aspettative rispetto ad "Home", quali sono, invece, le tue?


“Punto molto sul crowdfunding, tutte le risorse ottenute le investirò nella promozione, che è sempre molto costosa. Uffici stampa, promozione digitale ecc. Spero quindi che questo sistema riesca a coinvolgere le persone e a farle sentire parte del progetto, come quando, fino a qualche anno fa, comprando un disco si faceva in modo che l’artista e la casa discografica potessero investire sul progetto. Un’altra aspettativa è quella che riguarda proprio l’introspezione di cui si parla nei brani: spero che venga percepita e capita, perché è una parte di me. Ho utilizzato la musica per esprimerla perché è il modo più semplice per farla uscire e condividerla con le altre persone."


Quali sono, per concludere, i tuoi progetti futuri?


"Voglio far crescere contemporaneamente questo disco e lo Stratocaster tribute, mi piace l’idea di fare concerti dove accanto alla musica dei grandi come Hendrix e Gilmour, suono anche le mie canzoni. Voglio portarlo anche all’estero, come ho fatto con la chitarra acustica, che chiaramente non voglio abbandonare.”


È possibile ascoltare "Home" su YouTube e qualsiasi piattaforma di streaming musicale.

Clicca qui per partecipare al crowdfunding.


Si ringrazia il The Cage Theatre di Livorno per la cortese ospitalità.



Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono di Fabio Martini.

© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

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