• sachatellini

"Usignolo Meccanico il mio manifesto, ecco il perché": leggi l'intervista a la Tarma

Aggiornato il: 2 nov 2019

Cantante, compositrice, arrangiatrice e polistrumentista: questo e molto altro è Marta Ascari, in arte la Tarma, classe 1989, originaria di Reggio Emilia. L'abbiamo incontrata a Lo Studio Spaziale di Bologna, che ringraziamo vivamente per la disponibilità e l'accoglienza.


Di seguito, l'intervista. Buona lettura.


Allora Marta, il 31 maggio è uscito il tuo secondo album di inediti, Usignolo Meccanico: come nasce questo lavoro e cosa rappresenta per te?


"Questo album nasce sulla scia del primo album, Antitarma, uscito nel 2014: raccoglie infatti alcuni brani che già erano stati scritti allora, ai quali se ne sono poi aggiunti altri. Il primo cd è stata per me un'esperienza bellissima sotto tutti i punti di vista, ma sentivo di non essere riuscita ad esprime appieno quello che sentivo e che volevo: in fin dei conti, è stato sempre il mio primo album. Da qui è nata l'idea di dare subito corso ad un altro progetto, più elettronico e più elettropop: questo spiega il perché del titolo Usigonolo Meccanico, che trae spunto dal brano omonimo. Devo confessarti che, volendo fare tutto in modo autonomo e indipendente, ho dovuto attendere un po' prima della pubblicazione dell'album, che è stata a fine maggio scorso. Con questo lavoro ho cercato di esaltare quelli che sono gli aspetti delle canzoni che più mi colpiscono e che per questo vado ricercando nella composizione dei miei brani: essendo una grande fan di Franco Battiato e di tutto quello che è stato il filone di quel genere di pop italiano, ho cercato di creare un contenitore che racchiudesse nella forma canzone, alcuni contenuti, in una sorta di gioiello cesellato nel piccolo. A me interessava fare questo con Usignolo Meccanico, ossia cimentarmi con questa formula, che è sia poetica sia musicale: ho quindi inserito all'interno di questo grande contenitore pop le mie suggestioni. Per me, quest'album è un manifesto a tutti gli effetti, e il suo nome è, in questo senso, esemplificativo: tutto quello che ho fatto in questi anni in rapporto alla mia voce, come quest'ultima sia cambiata e com'è cambiata anche la mia idea rispetto al canto, è rappresentata dall'usignolo, che è meccanico perché è elettronico, come elettronica ed elettropop è la musica nostrana degli anni '80, a cui quest'album strizza l'occhio. Lele Battista, con cui ho fatto la pre-produzione di questo album, è riuscito a far passare tutti i miei suoni originali in appositi device che definirei assolutamente vintage, che sono stati quindi resi con questo tocco un po' particolare che io ho assolutamente cercato e voluto."


E l'idea di una copertina così originale?


"Alla sua creazione ho lavorato insieme a Mariagrazia De Vita, che è una fotografa rimasta molto entusiasta dell'album. Abbiamo cercato di ideare qualcosa che potesse rappresentare, visivamente, questa idea di pop un po' minimalista. Ne è uscito fuori un lavoro per certi aspetti particolare, dove una parte del mio corpo, nel caso specifico il mio viso, si confronta con un altro oggetto, che ha una vocazione meccanica. Ispirandoci ai lavori di Maurizio Cattelan, abbiamo quindi creato quest'immagine dal chiaro valore simbolico, alimentata anche dalla scelta di inserire una carta dei tarocchi, la carta Arcano Maggione numero 18, che è la Luna, rappresentativa di tutto ciò che è l'inconscio, il femminile e il recondito. Da qui, il recondito lunare e quindi il vapore acquatico che si nota in copertina, insieme al mare dentro la mia testa e all'animale marino che esce dalla mia bocca, che è lo stesso astice che ritroviamo nella suddetta carta dei tarocchi. Mi viene da sorridere se penso che all'inizio volevo che Usignolo Meccanico fosse un disco solare."

L'ultimo album di La Tarma, "Usignolo Meccanico"

Come hai accennato poco prima, la musica e gli arrangiamenti sono ispirati al synth pop degli anni '80: come mai proprio questo genere musicale?


"Ho sentito un pò l'esigenza di volermi centrare in quello che è l'attuale panorama musicale italiano: in fin dei conti il mio disco d'esordio è stato un album rock e sentivo, come ti accennavo prima, che non mi rappresentava completamente. Con questo album invece è come se avessi voluto dichiarare chi sono e da dove vengo: dal mondo musicale di Franco Battiato, Carmen Consoli, Baustelle e Max Gazzè, insomma da tutti quegli artisti che hanno abbinato la canzone pop a un certo tipo di sonorità."


Questo album nasce grazie ad un'operazione di autofinanziamento: come sei riuscita a trovare le risorse per necessarie per produrlo?


"Non sono ricorsa al crowdfunding, ho proprio voluto trovare da sola le risorse necessarie alla creazione di questo lavoro. Il motivo di tutto ciò è che, all'inizio, non sapevo che cosa ne sarebbe effettivamente stato: ciò che sentivo io era l'esigenza di produrre un master, senza poi sapere la strada che avrebbe percorso. Facendo molti sacrifici, sono riuscita a farcela, anche se questo mio approccio ha causato un piccolo ritardo nella pubblicazione. Sinceramente parlando, se potessi tornare indietro, rifarei tutto in maniera più semplice: fare tutto da sola è stato per me molto appagante e affascinante, però non posso dire di non aver avuto dei limiti con i quali mi sono dovuta necessariamente confrontare. Quando sei da sola non hai mai una visione chiara ed obiettiva del tuo lavoro, e questo, probabilmente, è l'unico aspetto che cambierei."


Con il brano Come va oggi il nostro amore? hai deciso di prendere una posizione politica volta a condannare il dilagante razzismo e menefreghismo italiano, anche se il tuo atto d'accusa trascende i confini di questo stato per arrivare ad attaccare il sistema nella sua interezza. Per questo brano, hai anche realizzato un video-shock volto a documentare la devastante condizione dei migranti africani di oggi. Credi che la musica sia uno strumento ancora in grado di saper provocare le persone e smuovere le loro coscienze? Più in generale, quale pensi che debba essere il ruolo di un cantante nella società di oggi?


"Non era una canzone che era nei miei piani, però di fronte all'evidenza di certe degenerazioni dei costumi non ho saputo restare con le mani in mano. Sui social netwotk, possiamo notarla con molta chiarezza: ci si scaglia a favore o contro qualcosa con molta superficialità, senza che il nostro cervello possa compiere nessuna operazione di pensiero più profonda, quantomai necessaria prima di prendere certe posizioni. Diventa quindi facilissimo odiare e innescare una spirale d'odio, molto spesso strumentalizzata dalle forze politiche in campo e a me questa cosa non sta affatto bene. Ho quindi cercato di provocare e risvegliare, nel mio piccolo, le coscienze, senza però voler fare una canzone di stampo politico, come magari poteva succedere negli anni '60. Se è vero che mi approccio alla musica, per la mia formazione, guardando prima alla musica che ai testi, che comunque fanno parte della mia poetica, ho cercato di unire questi due elementi per mandare un messaggio provocatorio e di denuncia, nella speranza che possa venire raccolto da qualcuno. La musica, come tutta l'arte in generale, deve avere il compito di provocare e risvegliare le coscienze."


Parlando più in generale della tua carriera, oltre ad aver pubblicato due album, hai fatto tante altre cose a livello artistico: qual è il lavoro di cui vai più fiera?


"Una delle cose di cui vado più orgogliosa deve ancora uscire, quindi ti farò un piccolo spoiler: ho fatto un lavoro da interprete vocale per un film di Giorgio Diritti, nel quale alcune delle musiche hanno la mia voce utilizzata come uno strumento, che è stata frazionata e utilizzata con la sintesi granulare. Inoltre, ci sarà nel film una canzone che ho cantato, ma della quale non sono autrice. Quando mi viene commissionato un lavoro, cambia radicalmente il modo che ho di approcciarmi a questo mondo: quando compongo in autonomia i miei brani, non sempre sono sicura di riuscire a toccare le corde giuste in chi li ascolterà. Quando mi viene indicato cosa fare diventa per ovvie ragioni un lavoro completamente diverso, nel quale non ho più la responsabilità di pormi certe domande."

Marta Ascari, in arte La Tarma, durante l'intervista

Come si definisce oggi, artisticamente parlando, Marta Ascari?

"Qualche mese fa mi sono diplomata per la seconda volta in conservatorio a Bologna, facendo una tesi in "Composizione per la musica per film", un corso molto variegato che abbraccia, più in generale, molti aspetti relativi alla composizione di un brano. Data la varietà del percorso alle mie spalle, io stessa mi sono dovuta definire, perché a chi mi chiedeva che cosa faccio, non sempre sono stata in grado di dare una risposta che fosse onnicomprensiva del mio bagaglio. Ho scelto quindi la strada della poliedricità, una categorizzazione forse un po' antica ed elementare, dato che la tendenza di oggi è quella della settorializzazione, non solo tecnica, che io vedo come un limite. Nella poliedricità - che per me è un valore indubbiamente da riscoprire - ho quindi racchiuso il mio amore per la ricerca e la passione per la tecnologia, la ricerca stilistica e la natura, che è l'universo verso il quale più mi sto dirigendo nella mia vita. Una volta che probabilmente si è esaurita l'energia creativa dell'adolescenza, che ti porta a creare qualsiasi cosa anche chiuso in una stanza, ho iniziato a sentire la necessità di cercare nuovi stimoli e la natura mi ha aiutato molto in questo e continua a farlo tutt'ora. Questo stesso amore l'ho riscontrato in artisti del calibro di Bjork, che pur essendosi da sempre servita di strumenti tecnologici all'avanguardia, a livello musicale si è sempre interessata a quelli che sono i panorami naturali, producendo degli album che sono dichiaratamente ispirati ai ritmi biologici della natura. Trovo tutto questo molto affascinante, oltreché un modello più sostenibile di arte, che può portare a forme di espressione artistiche prima inesplorate. Lo riscontro anche nel mio lavoro: attualmente, sto producendo molta musica per videogiochi e, nel curarne tutto il panorama sonoro, magari devo produrre anche un suono ripreso dall'ambiente. Tutto questo mi pone di fronte ad una ricerca che è molto interessante, che mi porta ad uscire dai soliti canoni musicali prodotti in studio."

Un altra fotografia a Marta Ascari durante l'intervista a Lo Studio Spaziale di Bologna

Quali sono, per concludere, i tuoi progetti futuri?


"Sto aspettando l'uscita di due film ai quali ho lavorato: oltre a quello di Giorgio Diritti, uscirà anche un film la cui regia è curata da Maura Delpero, una regista italiana che ha fatto quest'anno il suo primo film di finzione, dopo aver girato alcuni documentari per i quali ha vinto numerosi premi. Per quest'ultimo film, di cui non posso rivelarti il titolo, ho scritto un pezzo musicale per pianoforte: sono molto contenta di questo, perché lei in genere non utilizza le colonne sonore. Dovrebbero uscire entrambi entro la fine dell'anno. Per quanto riguarda il mio attuale lavoro, sto aspettando l'uscita di un videogioco che parla di strategia calcistica manageriale, per il quale ho realizzato una colonna sonora che definirei quasi jazz e noir: Football Drama, che dovrebbe uscire il prossimo anno. Anche se apparentemente sembrano due generi musicali poco affini a questo mondo, il bello di lavorare con le immagini è che sono loro a chiamarti ad interpretare quella che è un po' l'anima di un qualcosa che già esiste e che non hai creato tu. Ci sarà spazio, in questo gioco, anche per una canzone finale cantata da me, in inglese: la musica del brano l'ho scritta io, mentre il testo è stato scritto da uno dei due sviluppatori del videogioco, Pietro Polsinelli. Infine, spero di riuscire a fare un tour completo per la promozione di Usignolo Meccanico: abbiamo qualche data fissata, alle quali spero che se ne aggiungano molte altre."


Articolo di Sacha Tellini. Le fotografie sono di Nicholas Pasquini.



© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

  • Bianco Spotify Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • envelope-icon