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Up to the top - Le migliori 10+1 esibizioni live

Momenti memorabili, intimi ed energici, improvvisazioni audacemente sexy, parole sussurrate ed altre gridate al cielo, melodie che per qualche minuto ti fanno dimenticare dove sei e, forse, anche chi sei, canzoni che danno i brividi.

Di seguito 10 immense interpretazioni appartenenti alla sfera rock più 1 altro grande momento live-Pop, così da poter riassaporare quell'effetto così viscerale che una canzone e la sua interpretazione possono avere sul pubblico: chi urla di gioia, chi balla, chi piange, chi scuote la testa incredulo, chi si bacia, chi sviene e chi si sente letteralmente male per un'eccessiva smania ed eccitazione.

Che cosa è un concerto se non la possibilità di una rara e preziosa unione? Cosa vale di un concerto se non quel momento in cui artisti sul palco, pubblico e canzone diventano una cosa sola?

Siete curiosi di scoprire chi c'è al primo posto? Arriviamo fino in cima...



10+1. Man In The Mirror - Michael Jacskon (Bucarest 1992)


Il Dangerous World Tour è stato il secondo tour da solista del "Re del Pop", a supporto del suo ottavo album "Dangerous". Il concerto di Bucarest registrò record di ascolti ovunque fu trasmesso, tra radio e Tv, in 61 paesi. Di seguito, il momento in cui Michael canta la sua "Man in the Mirror" (singolo di successo di fine anni '80): una ballata pop ideale per mettere in risalto il proprio cantato sempre così tecnicamente perfetto, ma senza tralasciare alcuni iconici passi di danza tipici delle canzoni più movimentate dell'artista statunitense. Il brano, grazie anche ad un crescendo di intensità e di tonalità, regala all'ascoltatore un'atmosfera magica, sognante e trascinante.

In questo video possiamo vedere, infatti, come quante persone tra il pubblico, oltre a piangere e a strapparsi i capelli, arrivino addirittura a manifestare alcuni malori dovuti ad un eccessivo stato di eccitazione, tanto da essere portati via in barella...proprio come ai tempi della Beatles-mania che si diffondeva a metà degli anni '60 durante i concerti degli stessi "Scarafaggi".




10. With or Without You – U2 (Boston 2001)


"With or Without You" è una delle canzoni più famose e più amate dai fan della rock band Irlandese e, quindi, anche uno dei brani che non possono mai mancare nella scaletta di ogni concerto. Non mancò, quindi, neanche durante l'Elevation Tour del 2001 e, in particolare a Boston, fu un momento decisamente emozionante: poco dopo il delicato e dolce intro della canzone Bono fa salire sul palco una ragazza da lui scelta tra le prime file del pubblico e, prendendola per la mano, la fa stendere di fianco a lui. E' così che Bono e la fortunata ragazza (a dir poco incredula), distesi davanti a più di 100mila spettatori, cantano insieme guardando il cielo come due innamorati, fino a ritrovarsi, durante il momento più alto del brano, all'interno di un enorme cuore che si accende lungo il palco che attraversa gran parte del pubblico. Infine, il frontman regala alla ragazza dapprima un innocente e affettuoso bacio sulla bocca e poi uno sulla mano mentre la aiuta a rialzarsi.

E la folla impazzita di gioia intona: "I can't live with or without you".




9. Summertime - Janis Joplin (Stoccolma 1969)


Janis Joplin è stata una delle cantanti più influenti nella storia della musica: la sua voce particolare, la grinta, l'energia, la passione e le sue interpretazioni l'hanno consacrata un'eterna fuoriclasse nonostante una vita difficile e decisamente fin troppo breve.

"Summertime" è una canzone del 1935 scritta dal compositore George Gershwin per l'opera "Porgy and Bess". Nasce come un brano jazz, ma si contende insieme a "Yesterday" dei The Beatles il primato per la canzone più reinterpretata: la versione forse più conosciuta è quella eseguita da Ella Fitzgerald e Louis Armstrong.

Nel 1969 anche Janis vuole provarci e l'intuizione è quella giusta: la regina del Blues bianco insieme alla sua band dell'epoca ("Big Brother and the Holding Company") trasforma il pezzo dandogli un'impronta blues-rock con arrangiamenti originali, il tutto perfettamente a servizio dalla maestosa ruvida voce di Janis, qui più controllata e più suadente del solito.

Un piccolo grande capolavoro.




8. Rock and Roll All Night – Kiss (Melbourne 2003)


Che i componenti dello storico gruppo glam-rock statunitense siano sempre stati degli animali da palcoscenico e abbiano sempre offerto grandi spettacoli dal vivo non è certo una novità, ma nel 2003, in occasione di un concerto tenutosi al Telstra Dome, i Kiss vollero osare un po' di più e furono coadiuvati dalla Melbourne Symphony Orchestra: un risultato originale, qualcosa di nuovo ed amalgamato con grande armonia, un risultato estremamente convincente.

I 60 membri dell'orchestra, tutti e 60 con il viso truccato in perfetto "tema Kiss", accompagnano la band anche e soprattutto durante lo strepitoso pezzo di chiusura: è un momento di grande spettacolo che si conclude con gli ultimi 2 minuti in cui la coda del brano sembra non finire mai, fino a quando il cantante Paul Stanley sbatte la chitarra ripetutamente in terra a tempo di batteria e la spacca letteralmente in due.

Sette minuti di grandissima festa e di genuino rock and roll.




7. Thunder Road - Bruce Springsteen (Londra 1975)


Nel 1975 il Boss, in piena ascesa nel mondo della musica che conta, ha appena pubblicato la sua terza fatica, "Born to Run", e per la prima volta porta la sua musica in Europa con la sua E-Street Band. Tra le tappe sono previste quattro date presso l'Hammersmith Odeon di Londra e proprio in questa occasione Springsteen sorprende tutti eseguendo, proprio come primo brano in scaletta, un'inedita versione di quello che diventerà negli anni uno dei cavalli di battaglia del cantautore, "Thunder Road": senza chitarre, senza batteria, senza accompagnamento se non quello del pianista Roy Bittan. Solo piano e voce, per un religioso momento intenso, suggestivo, di pura commozione ed in cui Springsteen appare particolarmente ispirato.

Da ascoltare ad occhi chiusi.




6. Knockin' on Heaven's Door – Guns N' Roses (Tokyo 1992)


"Use Your Illusion Tour" è stato il tour più lungo della band Hard Rock americana, durò dal 1991 al 1993; nel '92 a Tokyo fu eseguito uno dei migliori concerti mai fatti da Axl & company.

Il brano di chiusura spetta essere rappresentato dalla famosissima e riuscitissima cover del brano di Bob Dylan: Slash introduce il pezzo con il noto riff, poi viene seguito da tutta la band e dall'inconfondibile voce di Axl Rose. Il frontman, più in forma che mai, sgamba per tutto il palco per più di 10 minuti, rimane praticamente in bandana e boxer, balla anche a tempo di reggae (durante un'improvvisazione della band), sale sulle casse scuotendo sopra di sé l'asta del microfono: l'instancabile Axl regala alla folla una chiusura di concerto davvero gagliarda attraverso un brano che ha fatto storia.




5. Come Undone - Robbie Williams (Knebworth 2003)


Il Knebworth Park, situato in Inghilterra nell'Hertfordshire, è un prestigioso tempio del rock in cui, nell'agosto del 2003, il cantautore britannico tenne 3 date con 375.000 spettatori in totale: la più alta affluenza mai registrata per concerti nel Regno Unito. Robbie riuscì così a battere anche i record precedentemente assegnati ad artisti del calibro dei Rolling Stones e dei Pink Floyd.

Il momento in questione, in cui viene suonata e cantata "Come Undone", è nel complesso qualcosa di veramente unico: il cantante è in forma smagliante, canta alla perfezione, coinvolge il pubblico che lo segue muovendo le braccia a tempo, assume pose in stile Freddie Mercury, è visibilmente felice ed emozionato di vedere davanti a sé un mare di 125.000 persone e ringrazia più volte i fan per il loro affetto.

Ma sicuramente gli attimi più emozionanti arrivano dopo un minuto e mezzo, quando Robbie fa salire sul palco una ragazza scelta tra gli spettatori e, sempre cantando, la stringe a sé. Mentre ballano insieme la ragazza coglie l'attimo, quello che probabilmente sarà l'unico della sua vita: decide così di palpare graziosamente i glutei del cantante, il quale decide di ricambiare posando una mano su un seno dell'elettrizzata ragazza. La folla impazzisce, ma non è finita qua: ad un certo punto i due si guardano negli occhi e si baciano, un bacio vero, tanto che per qualche secondo l'ex Take That non canta più.

Un momento davvero elettrizzante per un brano che già di per sé sa esaltare ed infiammare il pubblico. Un vero, proprio e definitivo momento rock.




4. Let There Be Rock – Ac/Dc (Glasgow 1978)


Chi ama il rock non può non amare gli Ac/Dc, lo storico e longevo gruppo australiano hard rock che ha fatto saltare e scuotere la testa a tempo a milioni di persone. Nel 1977 pubblicano il loro quarto album, "Let There Be Rock", e quello fu il momento in cui trovarono la loro definitiva dimensione: si tratta di un album grezzo, verace, sanguigno con componenti non solo hard rock, ma anche rock'n'roll e blues. Durante il tour del 1978, precisamente all'Apollo Theatre di Glasgow, la band registrò il primo album dal vivo, considerato tutt'oggi uno dei migliori album live della storia del rock.

Durante l'esecuzione del brano "Let There Be Rock" , che rappresenta un vero e proprio inno al rock, possiamo godere della voce di Bon Scott a petto nudo che canta in modo quasi evangelico: "..let there be sound! There was sound..let there be light! There was light...let there be drums! There was drums..let there be guitars! There was guitars..oh, let there be Rock!" e soprattutto possiamo gustarci lo spettacolo che offre uno scatenato Angus Young. Il piccolo immenso chitarrista è indiavolato (ma probabilmente non circola solo il diavolo nel suo corpo), imbraccia la sua chitarra e tiene il palco come un vero e proprio eroe, saltando, correndo e lanciando sulla folla riff e note da far girare la testa, il tutto con ritmo ed un piglio davvero quasi disumani.




3. Hey Joe - Jimi Hendrix (Monterey 1967)


"Hey Joe" è un brano del 1962 inizialmente attribuito al cantautore statunitense Chet Powers ed è stato reintrepretato svariate volte, ma è proprio Hendrix che ha valorizzato al meglio questa canzone e l'ha resa famosa in tutto il mondo portandola di diritto nell'Olimpo della musica. Durante il Monterey Pop Festival questo brano fu presentato per la prima volta al grande pubblico: tra la canzone e Jimi sembra esserci da sempre un legame, un filo invisibile che sembra quasi intavolare un'infinita conversazione tra il cantante e la sua chitarra, una cosa apparentemente estremamente naturale.

Durante la celeberrima esibizione al popolare festival, nella quale Jimi terminò dando fuoco alla sua chitarra sul palco, e più precisamente al momento di suonare proprio "Hey Joe", il cantante esalta il pubblico suonando i meravigliosi assoli prima con i denti e le labbra e dopo con la chitarra alta dietro la testa.

Una canzone strepitosa ed un significativo assaggio di cosa era capace il nostro amato eterno Jimi.




2. (You Make Me Feel Like) A Natural Woman - Aretha Franklin (Kennedy Center 2015)


I Kennedy Center Honors sono dei premi annuali statunitensi, che si tengono al Kennedy Center di Washington, conferiti a coloro che si sono distinti nel campo dell'arte e della cultura. Nel 2015 tra gli artisti premiati c'è Carole King, autrice di storiche canzoni come, appunto, "A Natural Woman". A rendere omaggio alla bionda cantautrice statunitense entra in scena l'amica Aretha Franklin, colei che ha portato questa meravigliosa ballata soul a livelli di fama impressionanti.

Aretha non era sulle scene da tempo, cammina con un po' di difficoltà ed è visibilmente affaticata. Il pubblico in sala si commuove già appena la vede arrivare, inconsapevole di quante emozioni ancora la cantante trasmetterà poco dopo.

Inizia a cantare al pianoforte e anche la voce, pur come sempre calda e avvolgente, appare forse un po' più debole. Appena passati i due minuti, però, decide di alzarsi e di cantare di fronte al suo pubblico ed ecco l'Aretha che tutti conoscono, la più grande di tutti, l'unica Lady Soul: comincia a giocare sulla melodia regalando acuti eccezionali e, presa dalla foga, si spoglia della sua vistosa pelliccia e sembra dire a tutti: "Sono qua e sono ancora viva!". Gli spettatori sono sbalorditi ed emozionati, parte la standing ovation e Aretha continua a cantare con una voce ed una presenza scenica uniche, fenomenali e toccanti.

Data l'età e la malattia, si percepisce lo sforzo della cantante, ma il risultato è pazzesco. E gli spettatori se ne accorgono e come.

Sarebbe impossibile ed ingiusto dimenticare questa meravigliosa ed immensa artista, le cui perle saranno sempre e comunque da ascoltare e riascoltare.




1. Radio Ga Ga - Queen (Londra 1985)


Il Live Aid è stato un grande evento rock che si è tenuto il 13 Luglio del 1985 contemporaneamente allo stadio Wembley di Londra ed al John F. Kennedy Stadium di Philadelphia: fu organizzato da Bob Geldof e Midge Ure per ricavare fondi a favore della carestia etiope.

Nell'85 i Queen avevano già inciso in studio la maggior parte dei loro album ed erano ormai già considerati mostri sacri del rock, tuttavia il Live Aid diede nuovo ulteriore slancio alla band che successivamente pubblicò i suoi 3 dischi di maggior successo commerciale: A Kind of Magic (1986), The Miracle (1989) e Innuendo (1991), che uscì giusto pochi mesi prima che il frontman ci lasciasse prematuramente a causa dell'AIDS.

Alla manifestazione parteciparono numerosi grandi nomi della musica internazionale, ma l'esibizione più coinvolgente risulta, all'unanimità, quella dei Queen. Più di venti minuti di puro spettacolo in cui quell'immenso carismatico fuoriclasse di Freddie Mercury si è letteralmente superato. Uno dei momenti più riusciti è senz'altro quello di "Radio Ga Ga": Freddie è carico, si muove a tempo a destra e sinistra del palco, è esaltato, magnetico, sicuro di sé, il palco è suo, tutto lo stadio è suo.

I 72.000 spettatori battono le mani a tempo: cantante, folla e canzone diventano magicamente una cosa sola.




articolo a cura di Simone Berrettini.



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