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Up To The Top - I migliori 10 successi italiani importati dall'estero

In Italia il fenomeno delle “cover” è stato particolarmente diffuso negli anni Sessanta ed ha permesso lo sviluppo di nuovi suoni e stili musicali contribuendo alla popolarità di giovani artisti.

Il mercato del disco, all'epoca basato sui 45 giri, era decisamente meno aperto di oggi e nei negozi l'importazione diretta dall'estero era praticamente quasi inesistente. Così, tranne nel caso di artisti stranieri molto famosi, la gran parte di quelle canzoni reinterpretate entravano nel costume e nella memoria degli italiani: le case discografiche hanno sfruttato questa ghiotta possibilità e spesso hanno migliorato gli arrangiamenti originali.

E' il periodo d'oro del beat italiano e gran parte dei complessi costruiscono il proprio repertorio anche grazie a cover di brani inglesi o americani. L'Italia importava il meglio dei nuovi ritmi stranieri dal beat, al soul, al rock ed al pop, spesso riproducendoli fedelmente salvo che per i testi. In alcuni casi, addirittura, produttori e autori ebbero la capacità ed il merito di scoprire canzoni che in patria non avevano avuto grande seguito, mentre in Italia diventarono grandi iconici successi.

Di seguito una significativa selezione di 10 cover di 10 artisti che hanno fatto la storia della musica italiana degli anni '60.

Siete curiosi di scoprire chi c'è al primo posto? Arriviamo fino in cima...


10. L'isola di Wight – Dik Dik (1970) /Wight is Wight – Michel Delpech


“Wight is Wight” è una canzone del francese Michel Delpech uscita nel 1969 e che evoca i Festival che si sono svolti nell'isola di Wight tra il 1968 ed il 1970. In Francia riscosse un notevole successo ed i Dik Dik, che avevano da poco interrotto la collaborazione con Mogol-Battisti, decisero di dedicare una canzone al fenomeno dei raduni pop-rock (un po' come il Festival di Woodstock) realizzando in poco tempo una versione italiana di questo brano.

Anche in Italia questa canzone ebbe un grande successo e così i Dik Dik, dopo la fortunata interpretazione in italiano di “California Dreamin'” (1965) dei The Mamas & The Papas, riuscirono ancora una volta a scalare le classifiche delle hit parade grazie ad un'altra cover.

Il testo è un inno alla giovinezza ed alla cultura Hippie: 50 anni dopo l'isola di Wight è ancora vicina ai nostri cuori.




9. Scende la Pioggia (1968) – Gianni Morandi / Elenore – The Turtles


Gianni Morandi rappresenta da sempre l'eterno ragazzo dalla faccia pulita ed era un vero idolo di mamme e ragazzine. Ancora in attività, la sua lunghissima carriera è caratterizzata da grandi successi e da oltre 50 milioni di dischi venduti: in particolare negli anni '60 era uno dei maggiori artisti italiani. “Scende la Pioggia” è la versione italiana di un brano interpretato dai The Turtles, gruppo statunitense già noto per il brano “Happy Together del 1967, con la quale Morandi vinse Canzonissima nel 1968. Il testo è stato riadattato, la musica è rimasta fedele all'originale e, nonostante il tono allegro della canzone soprattutto nel ritornello, il testo rivela la tristezza di un uomo che sta vedendo svanire la sua storia d'amore: ma anche se il mondo gli sta crollando addosso, lui non rinuncerà a cercare la felicità.

Dopo la pioggia arriva il sereno.




8. E' la pioggia che va – The Rokes (1966) / Remember the Rain – Bob Lind


I The Rokes sono stati un gruppo beat inglese che ha avuto particolarmente fama in Italia, vendendo più di 5 milioni di dischi e contendendosi con l'Equipe 84 il titolo di principale band di beat italiana. Il gruppo si forma in Inghilterra con il nome Shel Carson Combo e con Shel Shapiro alla voce: Shapiro all'epoca era l'unico con alle spalle un'esperienza di un certo livello avendo accompagnato Gene Vincent in una serie di tour europei.

Nel 1962 vengono ingaggiati da Colin Hicks, un cantante rock'n'roll che doveva effettuare un tour in Italia, e durante un concerto a Torino avviene l'episodio che cambierà la carriera del gruppo: Hicks perde la voce, ma il concerto non viene annullato e così toccherà a Shapiro e soci esibirsi sul palco proponendo il loro repertorio di cover rock'n'roll e blues e riscuotendo un successo tale da essere scritturati per alcuni concerti autonomi. In seguto, durante una serata a Roma, vengono notati ed ingaggiati dal manager di Rita Pavone, Teddy Reno, con la quale incidono San Francisco: da quel momento in poi la band cambiò nome in The Rokes.

“E' la pioggia che va” è il singolo proposto per tentare di ripetere il grande successo già riscosso qualche mese prima con "Ma che colpa abbiamo noi" e, forse proprio per diminuire maggiormente i rischi, venne scelto nuovamente un brano del cantautore americano Bob Lind: mentre il brano originale è una bella canzone d'amore, nella cover viene sovrapposto un testo (dalla penna di Mogol) che risulta ancora oggi più che attuale ed adatto a cullare i sogni e le speranze dei giovani di tutte le generazioni. Sapersi rialzare, non arrendersi e faticare per cambiare sono le vittorie della vita.




7. Bandiera Gialla – Gianni Pettenati (1966) / The Pied Piper – Crispian St.Peter


Un successo storico che non passa mai di moda, un brano simbolo delle estati italiane degli anni '60 ed in particolare del frequentatissimo locale notturno di Roma Piper Club. E' la cover in lingua italiana di “The Pied Piper” del gruppo britannico Crispian St.Peter; così diceva lo stesso Pettenati: 'questa canzone nasce in 10 minuti, sulla spiaggia di Rimini davanti al fuoco, con qualche amico, ho cominciato a “schitarrarla” ed è venuto fuori questo testo. In seguito è diventata la colonna sonora scelta da Arbore e Boncompagni per il loro programma radiofonico “Bandiera Gialla” (programma dedicato alle novità mondiali della musica e destinato ad un pubblico giovanile)'. Una canzone come simbolo di giovinezza, unione e spensieratezza.




6. Ho difeso il mio amore – Nomadi (1968) / Nights in White Satin – The Moody Blues


I nomadi sono uno dei più importanti e storici gruppi di musica italiana ancora in attività, terzi in Italia per vendite dopo i Pooh ed i Ricchi e Poveri, e questo brano è anche una delle canzoni più note della band. Eppure questo brano era stato in precedenza inciso da un altro gruppo abbastanza conosciuto all'epoca: I Profeti.

Questa canzone è la cover del romantico brano “Nights In White Satin” dei The Moody Blues: mentre l'originale era contornato da un'atmosfera onirica e sognante, la versione italiana ruota invece intorno ad una tragica storia d'amore.

Magistrale interpretazione del cantante Augusto Daolio per una canzone che non raggiunse velocemente la popolarità che meritava a causa della notevole lunghezza del brano, più di sette minuti, cosa al quanto inusuale rispetto alla media delle canzoni di quegli anni.




5. Pregherò – Adriano Celentano (1962) / Stand By Me – Ben E. King


"Stand By Me", meravigliosa ballata Rhythm and Blues, è sicuramente una delle canzoni più famose nella storia della musica e anche una delle più reinterpretate.

Per la cover italiana inizialmente il lavoro di adattamento era stato commissionato a Miky Del Prete, ma dopo alcune difficoltà il lavoro passò ad un altro elemento del Clan Celentano ovvero Don Backy. L'autore trasformò il pezzo dando un altro tipo di valore soprattutto al testo: se l'originale aveva un testo d'amore abbastanza banale, la versione scritta da Don Backy e portata al successo da Celentano offre un testo emozionante che parla di una ragazza non vedente che ha perso la fede in Dio ed un uomo tenta di riportarla sulla strada del Signore.

Il successo fu da subito enorme e anche Dalida scelse proprio la versione in italiano per farne la sua cover in francese "Tu Croiras" nel 1963.

A dirla tutta, anche la versione americana non è esattamente originale in quanto risulta essere un adattamento musicale di un brano gospel del 1955 inciso dai The Staple Singers.

Con questo brano il poliedrico molleggiato di Milano ha saputo regalarci un'altra delle sue intense interpretazioni, ma rimane innegabile che questa canzone del cantante dei The Drifters, Ben E. King, rappresenta un meritato successo senza tempo cantato e ricantato da generazione in generazione.




4. Un Ragazzo di Strada – I Corvi (1966) /I Ain't no miracle worker - Brogues


Tra le centinaia di complessi che si formavano in tutta Italia in una scena musicale davvero in fermento, I Corvi furono una band che si distinse notevolmente insieme a poche altre. Dopo essere stati una cover-band di Beatles e Rolling Stones (come quasi tutti in quel periodo), parteciparono al primo concorso musicale per esordienti, il “Rapallo Davoli”, arrivando secondi e facendosi notare anche per aver scatenato una rissa.

Nel 1966 parteciparono al Cantagiro, sotto contratto con la Ariston, interpretando “Un Ragazzo di Strada”: uno dei migliori brani beat mai incisi in Italia.

Si tratta di una cover del poco noto gruppo garage-rock statunitense Brogues: una canzone rivoluzionaria e scandalistica che per la prima volta porta nel nostro paese un sound a base di una travolgente energia punk. Il loro look da ragazzi poco raccomandabili (capelli lunghi, barba e tenebrosi mantelli) e la loro musica vengono identificati come forti segni di distinzione sociale aggiudicandosi così la nomea di “cattivi del beat” (sulle orme dei Rolling Stones), contrapposti invece ai “buoni” dell'Equipe 84 (associati maggiormente ai Beatles).

Anche il testo ed il tema trattato sono decisamente originali per il periodo in quanto capovolgono lo stereotipo della ragazza corteggiata che respinge il corteggiatore: in questo caso è il ragazzo a rifiutare la ragazza perché appartenente ad un'altra classe sociale, ritenendo di sentirsi anche preso in giro.

Una grande canzone grintosa, audace e ribelle.




3. Una Ragazza in Due – I Giganti (1965) / Down Came The Rain – Mister Murray


I Giganti sono un altro tra i più importanti gruppi beat italiani degli anni '60.

“Una Ragazza in Due” è la versione italiana di “Down Came The Rain” di Conrad e Murray, incisa da quest'ultimo a nome di Mister Murray.

Il testo, scritto da Leo Chiosso, rappresenta uno scontro tra opinioni opposte sull'amore e su come interpretarlo: la voce solista e sdolcinata del bassista della band, Sergio di Martino, si contrappone a quella del tastierista, Francesco Marsella, che invece interpreta la parte dell'uomo duro e che non deve chiedere mai.

Una canzone iconica e quasi teatrale in cui, alla fine, entrambe le parti hanno in comune la necessità di farsi amare dalla stessa donna.




2. Io ho in mente te – Equipe 84 (1966) / You Were On My Mind – Ian&Sylvia


L'Equipe 84 è stato un gruppo musicale fondato a Modena e considerato il più importante e popolare nella scena beat della musica italiana. “Io ho in mente te” è la cover di “You Were on My Mind” del duo folk Ian&Sylvia che nel 1966 vinse il Cantagiro.

L'estate del '66 passa alla storia come l'estate beat, i giovani sono i protagonisti delle mode del momento e gruppi nati sulla scia dei The Beatles o dei Rolling Stones sono il nuovo fenomeno musicale: così anche il Cantagiro si adegua e inaugura una sezione dedicata ai complessi. La peculiare voce spesso in falsetto del frontman Maurizio Vandelli, i cori molto ben studiati (assenti nell'originale) ed il particolare sound di chitarre rendono memorabile l'interpretazione dell'Equipe di questo spensierato inno all'amore che ognuno di noi ha cantato almeno una volta nella vita.

Sul testo italiano c'è l'inconfondibile impronta di Mogol, che di lì a poco avrebbe stretto un sodalizio con Battisti creando per l'Equipe il capolavoro “29 Settembre”.




1. Ragazzo Triste (1966) – Patty Pravo /But You’re MineSonny&Cher


“Ragazzo Triste” è il 45 giri di debutto di Patty, nonché il brano che consacrò da subito quella biondina volteggiante sul celebre palco romano del Piper Club. Patty Pravo è una delle pochissime vere icone della nostra musica leggera e nel corso degli anni ha saputo regalarci intense perfomance ricche di carisma e personalità.

Questa canzone è una cover del brano “But You're Mine” della coppia Sonny&Cher: è stato il primo brano pop ad essere trasmesso da Radio Vaticana, a differenza della RAI, all'epoca più democristiana, che censurò, senza grande senso, il verso 'scoprire insieme il mondo che ci apparterrà' trasformandolo in 'scoprire insieme il mondo che ci ospiterà'. Il singolo superò le 200.000 copie vendute e, così, con questa meravigliosa ballata orecchiabile, ben arrangiata e con un testo (scritto da Gianni Boncompagni) che calza alla perfezione con lo spirito della giovane interprete, nasce “la ragazza del Piper”: un mito.


Concludiamo questa carrellata di cover con un caso singolare ovvero quello di “Il Paradiso”, una cover alla rovescia: scritta da Mogol e Battisti nel 1968 per Ragazza 77 (Ambra Borelli), passò del tutto inosservata in Italia. Ma una casa discografica inglese ne fece una versione per il gruppo britannico Amen Corner: “If Paradise is Half as Nice” e ottenne ottimi risultati. Il successo mondiale convinse i discografici italiani a rilanciarla, nel 1969, nel nostro Paese con una nuova interprete, Patty Pravo.



articolo a cura di Simone Berrettini






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