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Uno "Tsunami" firmato Eugenio in via di Gioia - leggi l'intervista

Dopo la partecipazione a Sanremo, la band (composta da Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici) era pronta a partire in tour, prima che tutto saltasse per via dei provvedimenti governativi presi per limitare la diffusione del Covid-19. Abbiamo intervistato Eugenio, il quale ci ha raccontato alcune curiosità circa la partecipazione alla kermesse sanremese, sulla loro prima antologia dal titolo “Tsunami (forse vi ricorderete di noi per canzoni come)” e sul loro tour, che prenderà il via nel mese di novembre.


Riavvolgiamo il nastro di qualche settimana e torniamo alla vostra partecipazione al Festival di Sanremo, al quale avete partecipato nella categoria "Nuove proposte" con il brano Tsunami. In quell’occasione, dopo esservi esibiti per la durata del brano – circa 7 minuti – siete stati eliminati. Come avete preso questa decisione della giuria?


"Inizialmente, devo essere sincero, abbastanza male. Siamo arrivati lì carichi dell’euforia di quei giorni, anche per il fatto che abbiamo avuto molti momenti positivi, come quando siamo arrivati in bicicletta insieme ad alcuni fan. Qualcuno, addirittura, ci dava per vincenti al Festival. Eravamo molto felici e anche gasati dalle circostanze esterne, e invece questa eliminazione ci ha totalmente riportato a terra. Da quel momento abbiamo dovuto rinascere. Pertanto sì, l’abbiamo presa abbastanza male all’inizio, soprattutto io e Paolo."


Conclusa l’esperienza di Sanremo, avete fatto un tour instore per presentare l’album Tsunami (forse vi ricorderete di noi per canzoni come) e avevate in programma quattro date a marzo - che adesso sono state riprogrammate a novembre – tre delle quali erano già sold out. Pertanto, in contrapposizione a ciò che è stata l’esperienza di Sanremo – e forse anche in virtù di questa – vi siete presi una bella rivincita nei confronti del giudizio che la giuria vi aveva dato. La considerate una vera e propria rivincita nei confronti del Festival?


"Più che una rivincita, lo considero più il percorso naturale della nostra band. Non penso che Sanremo ci abbia remato contro; piuttosto, quello che potrei recriminare a Sanremo è il peso del giudizio della giuria demoscopica il quale, nella prima giornata, ha avuto un valore assoluto che a mio avviso ha destabilizzato non solo i giovani, ma anche i big, perché è stata una serata che ha avuto una classifica che poi alla fine è stata totalmente ribaltata. È giusto che ci siano diverse giurie, però delegare a una sola di queste la responsabilità completa di una serata delicata, come è la prima del Festival, credo non sia totalmente giusto. E non siamo i soli a pensarla così; ecco perché questa “rivincita” è anche per tutti quei giornalisti che hanno sostenuto, come noi, gli altri partecipanti usciti dalla selezione in brevissimo tempo. Per quanto ci riguarda, questi successi fanno parte di un percorso già definito, e le date rappresentano sicuramente un ritorno al contatto con i nostri fan, un ritorno alle origini."

Da sinistra a destra: Emanuele Via (pianoforte,fisarmoniche,cori), Lorenzo Federici (basso,cori), Eugenio Cesaro (voce,chitarra), Paolo di Gioia (batteria,percussioni,cori)


Anche Celentano, commentando la vostra canzone, ha affermato che è “fin troppo avanti per la malsana aria che si respira nelle gare canore”. Più in generale, pensi che ci sia una difficoltà da parte del Festival a intercettare e a comprendere ciò che è nuovo e che avanza, all’interno del mondo musicale?


"La difficoltà, come in ogni grande organizzazione, è proprio l’agilità. Sanremo si porta dietro una storia davvero importante, quindi bisogna riuscire ad accontentare quanto più di nazionalpopolare esiste in Italia a livello musicale. Bisogna accontentare la casalinga così come il giovane, così come l’impiegato… ognuno di questi ha delle preferenze, e ogni anno c’è sempre una parte di giudizio che criticherà il genere che presenti. Penso quindi che bisognerebbe trovare un modo per rendere Sanremo più agile, per far sì che non parli solo ad un pubblico, ma a tutto il pubblico che lo segue."


Anch'io ho la sensazione che Sanremo sia talvolta distante da alcuni sentimenti musicali trasversali a più fasce di pubblico.


"Sì, anche per questo non è detto che la canzone che vince a Sanremo risulti poi quella che piace al pubblico di quell’artista, perché è un mondo che si discosta da quello che è il mondo musicale popolare. Il bello è che, una volta conosciuto, è possibile arginarlo, ed è quello che abbiamo cercato di fare: non abbiamo vinto, è vero, ma forse con la sconfitta abbiamo dimostrato ciò che pensiamo, ciò che siamo."


Nell’antologia Tsunami avete racchiuso sette anni della vostra carriera. Come si riesce a raccogliere un percorso così articolato in una sola antologia?


"Non è facile, tant’è che la prima difficoltà è stata proprio quella di arrivare a Sanremo cercando di raccogliere in una sola canzone tutto quello che avevamo fatto. Poi il resto è venuto da sé, perché abbiamo fatto la stessa cosa ma avendo a disposizione quindici canzoni. Sicuramente, la dimensione che ci rappresenta meglio è quella del live, quindi – come diciamo sempre alle persone che ci ascoltano – si dovrebbe almeno una volta sentirci dal vivo, perché è lì che riusciamo a raccontarci, oltre che con le canzoni, anche con il nostro spirito. Cerchiamo infatti, durante i concerti, di usare la musica come veicolo per raccontare i nostri drammi e le nostre lotte personali, cercando di risolverli insieme alle persone che, come noi, vivono un senso di solitudine dato dall’eccesso di tecnologia, tanto per fare un esempio. Questo si può fare nei nostri concerti, anche attraverso una rubrica come quella di #CIBOINTOUR, che in qualche modo – oltre a permetterci di mangiare buoni prodotti – fa riscoprire alle persone il valore del proprio territorio."


Coloro che ancora non hanno ascoltato la vostra antologia, che cosa troveranno all’interno di questi brani che avete raccolto?


"Troveranno canzoni che secondo noi sono rappresentative del nostro percorso. Per esempio, il brano “Se gli animali parlassero e Pinocchio” è proposto in apertura, e se vai a vedere è anche una delle canzoni nostre meno ascoltate in assoluto. Questa canzone è stata però l'oggetto del nostro primo videoclip, fatto oltretutto con un budget limitato; rappresenta molto il nostro spirito, così come tutti gli altri brani rappresentano i vari step del nostro percorso, partito fondamentalmente dalla musica folk, cantautorale e anche un po busker per quanto riguarda le sonorità, mentre per lo spirito, certamente un po’ più allegrotto, è rimasto legato allo spirito delle origini."


La copertina del vostro disco è stata curata e realizzata nello studio di creativi torinesi ILLO.TV e, tramite l’applicazione ARIA, è possibile accedere a dei vostri contenuti inediti in continuo aggiornamento, grazie all'ausilio di un dispositivo di realtà aumentata. In che modo la realizzazione di questa copertina, con questa funzionalità, ci aiuta ancora di più a entrare nel mondo degli Eugenio in Via Di Gioia?


"Questa copertina si rifà alla nostra ambizione di cercare di dare sempre qualcosa in più del semplice oggetto. Tendiamo sempre a non accontentarci e a fare le cose come vanno fatte, e ogni volta ci poniamo il problema di fare qualcosa di diverso, di cambiare, di fare qualcosa di nuovo. Questo da una parte è stressante, perché non ti dà mai la possibilità di fermarti; dall’altra, però, se ti guardi indietro non sei mai insoddisfatto delle cose fatte. Come è successo anche per Sanremo, in questo modo anche se qualcosa va male sai che non hai nulla da recriminarti. Per questo abbiamo deciso di utilizzare questa realtà aumentata per accedere ad alcuni contenuti esclusivi, diversi ogni mese: possono essere i provini delle canzoni o vecchi video inediti relativi all’incisione del disco o alla registrazione di qualche videoclip. Questo ci permette di tenere sempre collegate le persone a questo supporto che è sì fisico, ma allo stesso tempo permette di connetterti a una dimensione extra, che trascende l'oggetto materiale."


Avete sposato in maniera forte e decisa la questione ambientale. Tsunami è stato infatti pubblicato in una speciale edizione in carta erba, che è biodegradabile al 100%. Più in generale, secondo te, cosa può fare la musica per sensibilizzare le persone rispetto a questo problema mondiale?


"Il settore musicale in generale dovrebbe affidarsi a materiali riciclabili, utilizzando energia pulita e prestando attenzione a come viene prodotto un supporto musicale, come il cd o il vinile. Di sicuro, le case di produzione hanno una grande responsabilità, perché gran parte dell’impatto ambientale legato alla musica arriva da loro. Noi abbiamo insistito tanto affinché la nostra etichetta producesse questi cd in confezioni di carta erba – riciclabile al 100% - che è erba compressa, quindi a impatto praticamente zero. Ma è solo un piccolo gesto; avendo un costo superiore, non tutti possono fare una scelta in questo senso, pertanto l’impatto che si avrà sull’ambiente non cambierà molto purtroppo. Quello che possono fare i musicisti è anche sensibilizzare il proprio pubblico, avendo in mano una grande responsabilità che è quella relativa alla comunicazione."


Tornando al vostro tour, questo verrà ripreso a novembre: le quattro date che erano in programma a primavera sono già state riprogrammate. Che cosa vi aspettate da questo tour e che cosa devono aspettarsi le persone che verranno a vedervi?


"Noi siamo veramente impazienti di poter risalire nuovamente sul palco. Per il Salone del Libro ci siamo esibiti davanti a sole dieci persone, che erano i cameraman e gli addetti ai lavori, ed è stato comunque fantastico e liberatorio, quindi non oso immaginare come potrà essere tornare sul palco davanti ai nostri fan: c’è da aspettarsi grandi cose. Inoltre, lo spettacolo che era stato preparato per aprile verrà implementato, quindi ci saranno molte sorprese."


Oltre al tour di novembre, quali saranno, per concludere, i vostri progetti futuri?


"Ce ne sono parecchi. A breve termine, sono in vista partecipazioni e collaborazioni a programmi/format non prettamente televisivi, che coinvolgono anche il web. E poi stiamo incidendo un nuovo disco, per il quale non c’è ancora una data d’uscita certa, ma probabilmente entro il 2021. E poi c’è un altro progetto legato alla sostenibilità, che col tempo stiamo implementando. Non ci fermiamo mai, siamo costantemente alla ricerca di qualche progetto a cui poter dare corso."


Ecco la date del tour di Eugenio in Via Di Gioia:

4 luglio - Arena Puccini - Bologna

2 novembre - Teatro Concordia - Torino

3 novembre - Estragon - Bologna

4 novembre - Atlantico - Roma

8 novembre - Alcatraz - Milano




Articolo di Sacha Tellini

Per la fotografia si ringrazia Angelici Media

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