• Chiara Fratini

Un tranquillo mercoledì rock con gli Elephant Brain

Aggiornato il: mar 18


Abbiamo incontrato gli Elephant Brain prima del loro concerto al Mercoledì Rock, festa organizzata dalla Roghers Staff tutti i mercoledì nei locali del 100dieci a Perugia.


Gli Elephant Brain sono: Vincenzo Garofalo (voce, chitarra), Andrea Mancini (chitarra, voce), Emilio Balducci (chitarra), Roberto Duca (basso, voce), Giacomo Ricci (batteria)


Foto di Leonardo Zen


Ciao ragazzi volete raccontare come sono nati gli Elephant Brain?


"La band nasce agli inizi del 2015 con una formazione diversa da quella attuale e già a fine 2015 esce il nostro primo EP omonimo e da lì tanti concerti e tanti provini per il primo disco che è uscito il 17 gennaio 2020 che contiene 9 tracce e si chiama Niente di speciale."


Da dove viene il nome Elephant Brain?


“Viene da una serata fatta insieme proprio qui al Mercoledì Rock, avevamo bisogno di qualcosa che descrivesse il nostro sound grosso e potente ma allo stesso tempo ragionato. E fu proprio Vincenzo a disegnare la prima bozza di quello che sarebbe stato il logo dell’EP e da lì non abbiamo più avuto dubbi."



Copertina dell'Ep Elephant Brain


Cosa ha influenzato il vostro sound? E quali sono i vostri ascolti?


“Siamo 5 persone con influenze musicali molto simili ma ascoltiamo di tutto, dal cantautorato italiano all’emo americano dove il vero esperto è Roberto. Ogni ascolto che abbiamo fatto è stato comunque d’ispirazione e si riflette poi nelle nostre produzioni”.


Come nasce una canzone degli Elephant Brain?


“È un processo molto astratto. Certe volte nel lungo periodo che siamo stati in sala prove abbiamo provato ad imporci un modus operandi ma alla fine non si è rivelata una scelta produttiva per il nostro gruppo. Ogni pezzo ha una costruzione a se. Per esempio Quando finirà che è il pezzo che apre il disco è venuto fuori mentre ero già in pigiama sotto le coperte mentre Weekend quando eravamo tutti insieme in sala prove” ci ha detto Andrea. “È un flusso che va assecondato” dice Emilio, “mentre inizi a lavorare ad un pezzo può darsi che trovi quello che mancava ad un altro e così via.. Fondamentale è, per quanto riguarda scrivere una canzone, avere qualcosa da esprimere, qualcosa da tirare fuori da poter urlare a squarcia gola quando sei sul palco”.


C’è un’idea di fondo, un filo conduttore in questo album?


“Si c’è. Anche l’album segue un flusso e racconta quello che ci è successo negli ultimi tre anni, tutto quello che abbiamo affrontato per la passione che abbiamo per la musica perché ci rendiamo conto quanti sforzi si fanno per tenere viva una passione, quanti sacrifici.. e allora abbiamo fatto quello che ci è venuto spontaneo cioè portare in sala prove i nostri sforzi per far collimare la nostra vita, le nostre scelte e la vita privata con la nostra più grande passione che è la musica. E posso assicurarti che non è stato sempre semplice”.


Copertina dell'album Niente di speciale


Niente di speciale è prodotto da Jacopo Gigliotti bassista dei Fast Animals And Slow Kids, com’è stato lavorare con lui?


“Abbiamo incontrato Jacopo nel 2018 quando abbiamo fatto uscire il singolo Ci ucciderà per la data dell’Umbria Che Spacca, dove abbiamo aperto a gli Zen Circus e da lì è iniziata una collaborazione. Ci ha dato molta fiducia e ci ha dato anche molte indicazioni, senza mai snaturare la natura dei pezzi ma piuttosto farla risaltare. È un vero professionista e noi lo stimiamo molto”.


Quali saranno i prossimi passi? Avete già dei live in programma?


“Le prossime date live sono in aggiornamento e purtroppo per il problema corona virus qualcuna è saltata ma abbiamo in programma di recuperare il prima possibile!”


Articolo di Chiara Fratini.

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