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The Sky is Crying: il cielo piange Stevie Ray Vaughan

Stevie Ray Vaughan è uno dei più grandi esponenti della chitarra rock-blues e, nonostante la sua breve e sfortunata vita, ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica.


Nasce nel 1954 a Dallas, in Texas, e a 7 anni comincia a suonare la chitarra sulle orme del fratello maggiore Jimmy. Non ha avuto una vita particolarmente fortunata, dicevamo: figlio di un alcolizzato, alcolizzato pure lui (ha iniziato a bere alla stessa età in cui ha preso in mano per la prima volta la chitarra) e anche tossicodipendente, ha avuto una vita sofferta, tra droghe, farmaci e grandi pressioni. Il suo primo album è “Texas Flood” (1983) e, soprattutto grazie al singolo di successo Pride and Joy, ottiene subito consensi da critica e pubblico; il successo è consacrato con il secondo successivo album “Couldnt' Stand The Weather” (1984) e i concerti improvvisamente si moltiplicano diventando centinaia all'anno: in particolare fu acclamata la cover del brano Voodoo Child di Jimmy Hendrix. A dimostrazione che la vita non ha voluto troppo bene a Stevie, il racconto della sua morte ha davvero dell'assurdo: dopo salite e ricadute e dopo la pubblicazione di altri 3 album in studio, nell'agosto del 1990, in seguito alla partecipazione ad un grande concerto nel Wisconsin insieme, tra gli altri, a Buddy Guy ed Eric Clapton, il chitarrista texano sale su un elicottero per tornare nel suo albergo a Chicago. Come dichiarato dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiede di prendere il posto di Slowhand e di partire per primo: poco dopo il decollo il velivolo si schianta su una collina a causa della nebbia e, probabilmente, della scarsa esperienza del pilota. Oltre a Stevie ed al pilota, nell'impatto perdono la vita anche i membri dello staff di Clapton.


la cover picture di "The Sky is Crying"

“The Sky is Crying” (1991), è il sesto album in studio di Stevie ed il suo primo album postumo. Si tratta di 10 registrazioni inedite che spaziano dal 1984 al 1989; solo una canzone, Empty Arms, compare su uno degli album registrati in precedenza. I brani raccolti furono scelti da Jimmy, così come fece con tutti i successivi album dalla morte del fratello minore in poi.

Questo album è considerato dalla critica americana un capolavoro assoluto e superiore anche ad alcune opere incise mentre SRV era in vita. All'interno del disco si possono notare ancora una volta le influenze che l'artista ha subito: Delta-blues, Texas-bues, Chicago-blues, Jazz-blues ed ovviamente Rock-blues, indipendentemente dai brani più sostenuti a quelli più rilassati.

Il disco vale a Vaughan nel 1993 un Grammy come miglior album blues contemporaneo e la rivisitazione hendrixiana di Little Wing gli vale invece un Grammy come miglior performance rock strumentale: non una semplice imitazione, ma un'autentica meraviglia.

Semplicemente ammirevoli i brani strumentali in cui si può godere del suo estro come in Wham e in So Excited o nel sensuale free-jazz di Chitlins Con Carne.

Stevie ci dimostra che sa essere anche un ottimo cantante: Boot Hill ci porta con l'immaginazione in un vecchio saloon texano tra fumo, whiskey e Stevie che suona e canta con voce graffiante proprio davanti a noi, nella title track The Sky is Crying (che è un vero e proprio storico blues standard) il sound lento e trascinante crea un'atmosfera triste e suggestiva, l'ammaliante Close to You, il cui intro ricorda la sua vecchia Pride and Joy, ha invece un sound molto boogie e la bellissima ballad acustica (l'acustico è cosa più unica che rara nel repertorio di Vaughan) Life by the Drop in cui SRV suona la chitarra a 12 corde presente in copertina. In May I Have a Talk With You troviamo quello che probabilmente è uno dei migliori assoli di tutto il disco.


Stevie Ray Vaughan con la sua chitarra preferita, la Fender Stratocaster - photo credits: Manual Guitarra Electrica

Stevie Ray Vaughan è stato uno dei più grandi chitarristi di sempre, i suoi maestri e punti di riferimento sono stati Jimmi Hendrix e Albert King, la sua musica ed il suo modo di suonare lo rendono un chitarrista virtuoso ed un artista unico nel suo genere.

Non si è mai sentito un protagonista del blues: era un appassionato amante di questo genere che non si atteggiava mai a divo e non sorprendono, quindi, i numerosi attestati di simpatia e stima nei suoi confronti. Un personaggio unico, di quelli che si affacciano su questo mondo una volta sola. Nel 2011 la rivista Rolling Stone lo inserisce al 12°posto nella lista dei 100 migliori chitarristi.

La domanda sorge spontanea: se invece di lasciarci tragicamente all'età di 36 anni avesse continuato a suonare, cosa altro ancora di grandioso sarebbe stato in grado di fare?



Articolo a cura di Simone Berrettini.

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