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Street Clerks: yoga, meditazione e musica

Ecco cosa ci siamo detti con gli Street Clerks sulle scalinate di un teatro all'aperto. Abbiamo attraversato diversi argomenti e ci siamo dati libero spazio a discorsi intensi. Tante idee e molteplici punti di vista.

Da sinistra: Valerio, Alexander, Cosimo, Francesco

Gli Street Clerks sono una band fiorentina che dalla vittoria del Rock Contest nel 2010 ha lanciato la propria carriera passando da X Factor, EPCC, film e aprendo concerti ad artisti noti del panorama musicale. Nel caldo pomeriggio di fine primavera mi incontro con la band nel teatro della Limonaia di Villa Strozzi, prima della loro esibizione nella serata dedicata a Duccio Dini, per un'intervista che Alexander, chitarrista e cantante della band (anche se cantano tutti e quattro), definirà "mistica".


Com'è stato ritrovarsi a fronteggiare questo successo partendo da una realtà musicale ristretta come quella fiorentina?


“Il nostro è stato un percorso lento e graduale. Da quando ci siamo formati nel 2007 abbiamo iniziato a suonare al Red Garter per pochi soldi, lì ci abbiamo fatto un sacco di date. Avevamo prodotto una demo, registrata nel salotto di casa, che Cosimo (il bassista) portava a giro nei vari locali. Siamo partiti con una formazione a trio (la batteria di Francesco si è aggiunta nel 2009) e un repertorio composto da hit degli anni '50/'60 e brani molto ballabili. Erano pezzi che andavano bene a chiunque, da studenti italiani a studenti americani, e noi ci adattavamo a suonare anche nei salotti e alle feste. Nel 2008 abbiamo vinto il Pelago On The Road e nessuno di noi se lo aspettava. Da lì la vittoria nel Rock Contest, fondamentale svolta per la scrittura di brani originali, e poi il primo grande concerto davanti a circa 15000 persone, alla Stazione di Santa Maria Novella, in apertura a Caparezza. Ma la presentazione del primo EP, Il Ritorno Di Beethoven, all'Off bar della Fortezza è stato il nostro primo grande cambiamento, lo abbiamo percepito come una svolta significativa: c'era tanta gente e il riconoscimento ricevuto è stato forte. Abbiamo capito che potevamo suonare la nostra musica e che la gente stava apprezzando.”


Nel 2014 tutto si è nuovamente stravolto: siete diventati la resident band del programma E poi c'è Cattelan su Sky. Come si è aperta questa strada?


“Da Cattelan ci siamo arrivati tramite X Factor. Francesco ci propose questo percorso che alla fine ci ha insegnato molto. Lavorando con Paola Folli siamo cresciuti a livello vocale e il tutto è stato un ulteriore scalino che ci ha aiutati a capire che la musica è una professione che va coltivata. Per un artista è importante ricevere conferme da fuori e questo per noi è stato un successo: Alessandro Cattelan ci ha visti suonare alla festa di fine produzione di X Factor, al forum di Assago. Nonostante fossimo usciti dal programma ci richiamarono per suonare e la sera stessa Alessandro ci mandò un messaggio con scritto: “Ragazzi vi telefonerò, succederanno belle cose”, e il giorno dopo ci chiese se eravamo interessati a partire con il suo programma. Eravamo al posto giusto nel momento giusto.”


Sguardi di Cosimo e Francesco

Il vostro ultimo disco Com’è andata la rivoluzione? è uscito circa un anno fa e contiene il brano Marlene diventato la colonna sonora del film Forse è solo mal di mare, al cinema da fine maggio di quest’anno. Nel film recitate anche voi mentre suonate alla festa di paese. È stato un ritorno alle origini che vi ha lanciati ancora di più nella vostra carriera?


Valerio: “(ride, ndr) Siamo abbastanza impegnati con lavori televisivi, che rubano tempo a produzioni e scrittura, e quest'ultimo film ci è sembrato interessante: abbiamo fatto quello che ci riesce meglio. Percepisci un riconoscimento completo per quello che fai. Inizialmente hanno scelto il pezzo come colonna sonora, poi ci hanno inseriti nelle riprese. Esperienza grandiosa!

Quello che vogliamo portare avanti è la nostra musica, concentrarci su di essa.”

Alexander: “Facciamo i musicisti di lavoro ma non siamo famosi. Questa è una realtà particolare perché, nonostante qualcuno ci conosca tramite Sky, non abbiamo la stessa fama di altri artisti che hanno fatto un percorso diverso, passando da piccole etichette indipendenti e creando una realtà con un pubblico più vasto rispetto al nostro. Noi siamo più conosciuti come la band di Cattelan che fa gli stacchetti e il discorso finisce lì.”

Valerio: “È arrivato il momento di coltivare quello che davvero poi si vuol fare nella vita.”

Qual è il percorso che consigliereste alle band fiorentine che provano ad emergere nel panorama musicale?


Alexander: “Noi abbiamo fatto un lavoro con le cover abbastanza lungo e questo lo reputo fondamentale per ogni band. Saper suonare pezzi di altri ti insegna ad interpretare veramente anche i tuoi. Sai come cantare, sai come suonare.”

Valerio: “Le soddisfazioni più grandi sono sempre state i riconoscimenti verso quello che personalmente scrivevamo. Quindi il consiglio che mi sento di dare, solo per anzianità, è pensare a chi sei, come sei e cosa vuoi dire, dicendolo bene, senza preoccuparti di quello che dovresti fare per arrivare chissà dove.”

Alexander: “Prendere la musica come un mestiere e renderti attivo anche tramite ricerche capendo bene cosa ti piace e dandoti da fare. Non ti aspettare che sia il Creatore a darti l'illuminazione, la devi trovare mettendoti in moto. Più sei bravo a sviluppare la tua arte più riesci ad esprimerti come vuoi. Bisogna tirare fuori la propria voce, essere aperti ai consigli e non bloccarsi al primo nodo.”

Alla luce di tutto questo, come vi descrivereste ad oggi? Se qualcuno non vi conoscesse, come vi presentereste?

Francesco: “Eh, bella domanda. Tra televisione e percorso discografico effettivamente uno fa un po' fatica a metterci a fuoco.”

Alexander: “Prendendola sull'ironia direi che siamo una band che non fa quello che vorrebbe fare, o che fa quello che non vorrebbe fare, con gioia ed entusiasmo (ride, ndr).”

Francesco: “Siamo contenti di farlo, non ci immaginavamo assolutamente così.”

Valerio: “Adesso noi siamo in cerca della nostra maturità, fare uno step nel quale definirci per bene. In poche parole direi un laboratorio di idee in cerca di maturità.”

Cosimo: “Siamo una band che ha un percorso abbastanza versatile, facciamo un po' di tutto. La cosa che più ci piacerebbe fare sarebbe vivere con i nostri concerti e le nostre canzoni.”


Street Clerks

La causa del concerto di oggi è forte. Duccio Dini è, purtroppo, solo una delle tante vittime delle follie altrui. Cosa dovrebbe cambiare affinché tutto questo cessi di accadere? Come dovrebbe andare la rivoluzione?

Alexander: “Ci sono tre cose fondamentali che andrebbero insegnate fin da bambini: lo yoga, la meditazione e la musica. Se uno si trovasse questo patrimonio dentro fin dall'età di 5 anni sarebbe una potenza pura. Non mi sento di dare giudizi ma queste sono tre cose che mi hanno aiutato molto. Puoi scrivere le leggi migliori del mondo ma ci sarà sempre qualcuno che le interpreterà e quello che alla fine sta sotto a tutto è la sensibilità dal punto di vista umano, la capacità di capire le tue emozioni e di empatizzare con l'altro. Vedere chi è diverso da te come qualcuno da scoprire.

La meditazione ti rende cosciente del tuo pensiero e di cosa accade, ti aiuta a non farti travolgere dai vari pensieri.”

Francesco: “Cercare un dialogo in primis con te stesso. La fatalità di trovarti al posto sbagliato nel momento sbagliato ha, purtroppo, fatto il resto. Alla base si sarebbe potuto evitare se queste persone fossero state bene con loro stesse.”

Valerio: “C'è carenza di educazione e di insegnamento, non c'è più una guida. Al momento chi ha più visibilità fa molta confusione non distinguendo tra bene e male ma creando categorie che a loro volta producono discriminazione. Questo genera odio su odio e non aiuta in un processo di comprensione riguardo a quello che ci sarebbe da migliorare.”

Intervista a cura di Emanuele Tarchi

Foto di Nicholas Pasquini

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