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"Sindacato dei Sogni", la musica di nuovo al centro: leggi l'intervista ai Tre Allegri Ragazzi Morti

Enrico Molteni, bassista della band dal 1996, ci ha raccontato tante curiosità riguardo il loro ultimo lavoro, Sindacato dei sogni: a partire dall'ingresso in studio fino ad arrivare alla copertina dell'album, passando per le influenze che hanno segnato in modo indelebile la nascita dell'ultimo lavoro dei Tre Allegri Ragazzi Morti.


Questo, e molto altro, nell'intervista che trovate qui di seguito. Buona lettura.


Sindacato dei Sogni è il vostro ultimo album, uscito lo scorso 25 gennaio, a tre anni di distanza dal precedente, Inumani. Come nasce il vostro ultimo lavoro? Che cosa rappresenta per voi?


"Nasce dalla volontà di fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che avevamo fatto fino ad allora. In partenza, abbiamo deciso di cambiare il produttore: da Paolo Baldini siamo passati a Matt Bordin. Abbiamo poi deciso di chiuderci tutti quanti in uno studio, alla ricerca di quei suoni e di quelle parole che poi sarebbero diventate le nostre canzoni. Con questo lavoro, abbiamo voluto rimettere al centro dei nostri brani la musica: abbiamo cercato di suonare per come siamo noi oggi, cercando però di non dimenticare come lo si faceva una volta. Abbiamo deciso di creare qualcosa che fosse in controtendenza rispetto ai tempi moderni: per questo ci sono dei pezzi che sono lunghi o, per meglio dire, "dilatati". Non è un disco editato: è un lavoro che possiamo considerare rock, nel senso vero del termine, che nasce in maniera molto spontanea e che non va ricercando nessuna contaminazione pop, cosa che comunque non abbiamo mai voluto fare. Abbiamo voluto essere alternativi rispetto a ciò che oggi va per la maggiore nell'ambito del consumo musicale."



La pubblicazione di Sindacato dei sogni è stata anticipata da tre singoli, Caramella, Bengala e Calamita: come mai avete scelto proprio queste tre canzoni?


"Non c'è un motivo vero e proprio. Una volta che avevamo inciso tutte le tracce del nostro album le abbiamo ascoltate, e queste tre ci sembravano le più idonee da far uscire prima della pubblicazione dell'album. Abbiamo avuto completa libertà nel farlo, visto che siamo discografici ed editori di noi stessi. Queste tre canzoni costruiscono una sorta di percorso che porta al nostro album nella sua forma completa. "


Nel brano Calamita, torna al centro della canzone il tema della città di Pordenone (città dove è nata la band, nel 1994, ndr): quanto ha influito il vostro rapporto con questo luogo nella vostra carriera?


"Pordenone per noi è stata fondamentale: senza questa città, probabilmente non ci sarebbero i Tre Allegri Ragazzi Morti. A partire dagli anni '70, questa città è stata infatti la culla di un movimento, che si chiama "The Great Complotto", che è stata una sorta di risposta al punk inglese di quegli anni. Questo ha portato alla nascita di un movimento musicale che ha destato molto curiosità, non solo fra gli addetti ai lavori; da questo humus, sono arrivati poi i Tre Allegri Ragazzi Morti. Pordenone è una città di provincia, e questa dimensione per noi ha sempre avuto un significato molto importante. In quest'ottica, la Pordenone che cantiamo nelle nostre canzoni assume un significato globale: sono le province in generale quelle a cui diamo voce. Invece di parlare della vita nelle città, probabilmente siamo più preparati a raccontare la vita delle persone in provincia, proprio perché questa è stata la nostra esperienza. Nel 2001, abbiamo inciso una canzone, che si chiama Prova a star con me un altro inverno a Pordenone, dove raccontavamo la nostra voglia di evadere, di lasciare la città; con Calamita è come se si fosse chiuso un cerchio: volevamo andare via e lo abbiamo fatto, ma in fin dei conti stiamo veramente bene solo quando siamo a Pordenone. È una canzone che, fondamentalmente, è nata per far pace con la nostra città."


C'è una canzone che si può considerare come risolutrice dell'album?


"Probabilmente, se devo sceglierne una, indicherei come tale l'ultimo brano del nostro album, cioè Una ceramica italiana persa in California: è indubbiamente la canzone dell'album più estrema, quella che definirei anche come più matta. È la canzone più lunga dell'album, quella che mantiene i connotati originali: anche le altre canzoni di questo disco sono nate con questa impronta, per poi essere adattate alla forma canzone, mentre Una ceramica italiana persa in California è stata pubblicata senza andare incontro a cambiamenti ed esigenze di questo tipo. Rivela perciò il lavoro che è stato fatto dietro la pubblicazione dell'intero lavoro, ed è per questo che la indicherei come la canzone risolutrice."


A questo proposito, la copertina del vostro album è a suo modo una chiave di lettura importante per capire pienamente il vostro lavoro: ci racconti il perché di questa scelta e il significato che ha quella immagine?


"Volevamo innanzitutto provare ad avere, per la prima volta nel nostro caso, una copertina che non fosse soltanto disegnata, ma che contenesse anche un elemento fotografico. Abbiamo trovato un po' per caso questa composizione in ceramica che ci sembrava molto curiosa, sulla quale Davide (voce, chitarra e frontman della band, ndr), ci ha fatto un lavoro di grafica, che ha portato a costruire queste maschere sopra i gatti. Il fatto che più ci fa sorridere è che questa ceramica italiana l'abbiamo acquistata in California, un tempo luogo di esperimenti musicali rock psichedelici, che ritornano nel nostro ultimo lavoro. Ci ha fatto sorridere che lo stesso posto, così geograficamente lontano da noi, abbia così tanto a che fare con Sindacato dei Sogni."


Copertina dell'album "Sindacato dei sogni"

Il vostro ultimo singolo Lavorare per il male (feat. Pierpaolo Capovilla), è stato presentato al concerto del Primo Maggio a Taranto: immagino che la scelta di questa data non sia stata casuale, o mi sbaglio?


"Il lavoro è al centro della canzone, quindi ci piaceva l'idea di presentarla proprio in occasione della Festa dei Lavoratori. Sicuramente c'è un filo conduttore che, purtroppo, lega il testo sarcastico del brano alla città di Taranto."


Sindacato dei Sogni è stato presentato in diverse trasmissioni, sia televisive che radiofoniche: c'è un'adeguata valorizzazione dei generi musicali che possiamo definire alternativi a livello mediatico?


"Abbiamo sempre avuto uno scarso rapporto con i media, principalmente con la radio e la televisione: se all'inizio mai si sono interessati a noi, adesso, dopo venticinque anni di carriera, cominciano a dedicarci qualche tipo di attenzione. Non riusciamo però ancora a capire se la nostra presenza su certi canali è una sorta di premio per quello che facciamo oramai da tanti anni e con una certa qualità, oppure se sono cambiate certe logiche a livello mediatico che hanno indirizzato i media stessi ad accendere i propri riflettori su territori, musicalmente parlando, prima inesplorati."


Siete definiti dalla critica di settore come una band appartenente al genere rock alternativo, indie rock, reggae e punk rock: che cosa sono esattamente i Tre Allegri Ragazzi Morti?


"Durante il corso degli anni abbiamo cambiato alcune cose a livello musicale, ma ciò che è sempre rimasto al centro delle nostre canzoni è l'attenzione che dedichiamo alla scrittura dei testi. Ci rispecchiamo molto nel folk, e questo fattore è probabilmente dovuto al fatto di aver ascoltato tanta musica punk quando eravamo ragazzi.

Potrei aggiungere che ci sentiamo sicuramente più indipendenti che appartenenti al mondo indie, il quale ha perso un po' di valore rispetto alle origini, almeno qua in Italia. "


I Tre Allegri Ragazzi Morti: da sinistra verso destra Enrico Molteni (basso), Luca Masseroni (voce, batteria) e Davide Toffolo (frontman, voce e chitarra)

Il vostro tour indoor ha collezionato dieci sold out, riscuotendo notevole successo da parte del pubblico: che cosa dobbiamo aspettarci, invece, dal tour estivo?


"Sarà sulla falsa riga del tour invernale: ci sarà qualche nuovo ingresso in scaletta, ma ciò che porteremo in scena non stravolgerà quanto fatto nei mesi appena passati."


Quali sono, per concludere, i vostri progetti futuri?


"Ci stiamo ancora pensando. Purtroppo adesso non riesco a dirti niente al riguardo: pensiamo a fare le cose perbene nel tour estivo poi, una volta concluso, penseremo ad altro."



Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono state gentilmente concesse dall'ufficio stampa.

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