© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

  • Giorgio Cappai

Sentimenti liberi a Trequanda

Aggiornato il: 2 nov 2019

Ecco il resoconto della prima serata del festival Tre gotti al campino, nel ridente paesino di Trequanda.


I Sick Tamburo con i loro inconfondibili passamontagna

Rockography in trasferta si sposta nel senese, dove, in un paesino di circa 300 persone, da 11 anni ha luogo il festival Tre gotti al campino, organizzato da un'associazione del luogo. Dopo un tripudio di salite e costruzioni medievali, ci accoglie lo stage, contornato da un paesaggio meraviglioso che profuma d'estate, dove nel corso della serata si susseguiranno gli Apocalisse ora!, gli Endrigo e i Sick Tamburo per concludere in bellezza.


I primi ad esibirsi sono i locali Apocalisse ora!, dichiaratamente ispirati nella formazione e nella strumentazione ai Death form Above, con il loro fuzz-noise rock intriso di valvole che tanto deve ai Royal Blood, gli High on Fire, ai One Dimensional Man ed affini. Band formatasi da appena 4 mesi, ci regalano mezz'ora di show piacevole, promossi per la personalità e per l'evidente voglia di divertirsi.


Gli Apocalisse ora!

La band successiva sono i bresciani Endrigo, al loro - a quanto hanno detto - trecentosettesimo concerto che, seguiti da una stuolo di fan, propongono uno show che si stalla tra il rock da classifica tipico dei Nickelback e dei Foo Fighters mescolandosi al punk rock dei No Use for a Name e degli Offspring. Buona la capacità tecnica, scarsa la capacità di tenere il palco: oltre ad un eccessivo turpiloquio tra un brano e l'altro, a un certo punto la band si è come estraniata dalla maggior parte del pubblico, assumendo pose da rocker navigati e dedicandosi solo ai loro fan, allungando il brodo e ritardando il concerto degli headliner.


Gli Endrigo sul palco

Infine, dopo il necessario cambio di attrezzature, i Sick Tamburo salgono sul palco. Nati dalle ceneri dei Prozac + nel 2009 ed in tour per promuovere il loro ultimo lavoro, Paura è l'amore, si presentano con una formazione a tre, con Accusani alla voce, Doctor Eye alla seconda chitarra e al basso e String Face alla batteria.

La band mostra subito una certa padronanza del palco, in un mix di talento ed esperienza proponendo una scaletta che riprende un po' tutta la loro discografia, passando agevolmente dai brani punk rock a quelli più elettronici.

Secchi, diretti e iconografici, trascinano con agevolezza il pubblico. Show sostanzioso e senza fronzoli, potremo dire impeccabile se non fosse per un paio di problemi tecnici al microfono e alla chitarra di Accusani. Da segnalere il finale, con la commovente La fine della chemio, dedicata alla bassista operata di tumore nel 2015.


Il festival è poi continuato nelle serate successive fino al 18 agosto, con altre band della scena rock/alternative italiana.

Articolo a cura di Giorgio Cappai.

Foto di Giulia Ghinassi.





  • Bianco Spotify Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • envelope-icon