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"Segreto Pubblico, l'album della maturità" – Intervista a Carmelo Pipitone

Aggiornato il: 2 giorni fa

Segreto Pubblico è il secondo album di Carmelo Pipitone, chitarrista e co-fondatore del gruppo Marta sui Tubi, membro delle band O.R.K. e dei Dunk. Uscito a due anni di distanza dal primo lavoro, Cornucopia, lo abbiamo intervistato per farci raccontare gli aneddoti e le curiosità legate al suo secondo album da solista.


Allora Carmelo, com'è nato Segreto Pubblico?


"Considero Segreto Pubblico come il secondo capitolo di questa mia esperienza da artista solista, perché ho sempre gravitato in altre band – dai Marta Sui Tubi a Dunk, agli O.R.K. La prima volta che mi sono buttato in questo viaggio solitario è stato con Cornucopia, il mio primo disco, ed è stato un processo creativo piacevolmente gratificante; quindi mi sono chiesto: perché non fare il bis? Sostanzialmente Segreto Pubblico è un po' la continuazione del primo disco, Cornucopia appunto, solo con un maggior lavoro in termini tecnici, sia per quanto riguarda gli strumenti, sia per quanto riguarda i testi, che sono un po' più ermetici, più ficcanti per certi versi."


Quali sono i messaggi racchiusi in Segreto Pubblico?


Segreto Pubblico è un concept album: è la visione di questo omicida che ne combina un bel po' e che racchiude tutti i suoi vari punti di vista. Vediamo anche, all’interno di una personalità così chiusa e introversa, addirittura barlumi di felicità e di ottimismo, pensieri riferiti ai suoi amori. Alla fine si scopre che un po' tutti possono provare empatia anche nei confronti di persone che hanno fatto del male, perché sostanzialmente sappiamo che dentro di noi c’è anche una parte marcia, che ci rende un po' tutti potenziali assassini che, messi con le spalle al muro, potrebbero veramente farne di cotte e di crude."


Le Mani Di Rodolfo e Gabriè sono i due singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album; come mai hai scelto proprio queste due canzoni?


Le Mani Di Rodolfo è il brano che, secondo me, avrebbe potuto spiegare meglio la direzione che avrei intrapreso col nuovo album: racconta della morte, per mano del suo uomo, di una ragazza trovata nel suo appartamento. È una storia vera di cui avevo letto tempo fa in un vecchio giornale, un “classico” omicidio. Una particolarità che ha attirato la mia attenzione è che tra le mani di questa ragazza c’era la foto del suo uomo, a cui però mancavano gli occhi che erano stati ritagliati con una forbice, e questo era un gesto che aveva compiuto lui stesso, perché voleva che lei affrontasse da sola la morte.

Con il secondo singolo, Gabriè, volevo far capire che c’è un lato umano, di ricordi: e in questo caso ho unito la mia storia a quella di questo personaggio, che è appunto l’ipotetico omicida. Ho mescolato le carte, perché è un ricordo mio attribuito a lui. Gabriè non è altro che un mio vecchio amico che qualche anno fa è passato a miglior vita per dei problemi di salute. Eravamo molto legati, quando io vivevo in Sicilia ci frequentavamo spesso, era una persona brillante e allora – non lo so perché – ho avuto l’idea di rendergli omaggio scrivendo ricordi, slang, le cose che ci dicevamo e che sono quelle che ho riportato nella canzone, che forse per questo non tutti capiranno. Mia madre mi ha detto: “Ho capito le parole ma non ho capito il significato”, perché era una specie di slang appunto, una lingua inventata, quasi solo nostra. Ci divertivamo molto in maniera brillante; ad esempio mi ricordo benissimo di una cosa che è successa, di lui che mi ha detto: “dai, siediti”, eravamo per strada, e dopo ha aggiunto: “sì, ma non ti sedere a terra, siediti sulle tegole, perché non devi permettere alla terra di toccarti il culo”. Lui era una sorta di genio, una specie di precursore di tutto quello che poi saremmo diventati probabilmente tutti, i suoi amici; lui già era maturo quando noi eravamo ancora stronzi."


Fra queste undici tracce che compongono Segreto Pubblico, c’è una canzone risolutrice dell’album?


"Probabilmente l’ultima canzone, Ogni Giorno E Io. Sono due pezzi che ho fuso, di Ettore Giuradei, cantante e parolieri dei Dunk. Erano due poesie inedite che erano compatibili, non sono state fuse così a casaccio, erano compatibili per significato e ho cercato di dargli un senso anche dal punto di vista musicale. La soluzione del disco c’è, ognuno di noi la può interpretare in maniera diversa, però ti assicuro che tra la musica e le parole troverai in qualche maniera un po' di pace."


La cover dell'album Segreto Pubblico

La cover dell'album Segreto Pubblico


C’è una canzone fra queste undici tracce a cui sei più legato? Se sì, per quale motivo?


"Sono legato un po' a tutte le canzoni, sono comunque tutti figli dello stesso padre; è impossibile volere meno bene a una di loro. Devo però ammettere che ci sono delle simpatie un po' più accentuate per alcuni pezzi e meno probabilmente per altri, perché suonandoli per troppo tempo li ami, ma poi li metti da parte, in qualche maniera. In questo momento sono innamorato, ad esempio, di Giusti, che è un pezzo che parla della società: il protagonista guarda la società con i suoi occhi e la odia, la contesta in tutti i modi possibili e immaginabili, sperando che il dio di cui parlano tutti quelli che sono citati in questa canzone possa in qualche maniera divorarli; quindi lui si augura una sorta di fine del mondo per tutti questi che lui considera empi, quindi non meritevoli di continuare a vivere nella società. Ecco, quello. Anche L’Intelligenza Delle Bestie è un altro pezzo a cui sono particolarmente legato, più per un discorso musicale che per un discorso testuale. Fino a poco tempo fa non era così, ma man mano che lavori sui testi si cambia."


Certo, è molto bello anche sapere come cambia il rapporto tra l’artista e le proprie creazioni. E questo succede anche per chi le ascolta.


"Quando finisci di scrivere un disco, le canzoni non sono più tue, sono degli altri. Quando ricevi dei messaggi o delle recensioni, a volte pensi che in quella stessa canzone le persone ci hanno visto altro. E io come faccio a dire che non è vero, che non è giusto? In base agli umori della tua giornata, in base a quando l’hai ascoltato, se in quel momento eri triste o felice, a quella canzone darai un'accezione sicuramente tutta tua. E invece per chi l’ha scritto magari è diametralmente opposto. Io sono molto curioso di sapere che cosa ne pensano le persone delle mie cose, credo come tutti; c’è sempre qualcuno che mi stupisce perché guarda dal suo punto di vista, e probabilmente dovrei imparare anch’io a fare così: quando si scrive o si parla di qualcosa, si guarda in quella direzione, e raramente si guarda a 360 gradi. Se tu devi andare dritto, guardi dritto, non guardi a destra e a sinistra, e invece è proprio la destra e la sinistra in questo caso, come direzioni, che ti fanno vedere la storia in maniera più completa."


Quali sono i punti in comune e le differenze fra questo album e Cornucopia?


"Ci sono delle differenze probabilmente legate alle esperienze. Quando ho scritto il primo disco, alcune erano canzoni che avevo scritto qualche anno prima, altre invece le avevo scritte proprio nel periodo di composizione e quindi le ho unite, ma mancava ancora un po' di esperienza per certe cose, anche in termini di scrittura dei testi. Con il primo disco ho voluto analizzare un altro problema; adesso sembra che io faccia il negativo della situazione, ma in realtà è un modo per me per risolvere dei problemi personali: anziché andare in terapia, faccio i dischi. È conoscersi dentro e dire: cavolo, anch’io ho sofferto di questa cosa, non sono solo, e ci può anche essere un altro punto di vista che posso analizzare. Nel primo disco, l’argomento principale era il mio giro di boa, i miei primi 40 anni. Fino a quando ne avevo 39 ero l’uomo più sereno del mondo; poi non so che cosa è successo, è come se mi avessero attivato un pulsante dietro la schiena – “alcune cose non le potrai fare più, alcune cose non esistono più” – e tu pensi: “che è successo? Finora è andato tutto bene, adesso che mi sta accadendo?”. Ho avuto un attacco di panico e quindi ho dovuto analizzare questo problema. Da lì in poi credo di essere andato avanti, almeno dal punto di vista psicologico. Questo ha fatto sì che nel secondo disco io potessi in qualche maniera essere più tranquillo, più attento, senza tralasciare i particolari, e magari essere anche più sereno nel modo di spiegare l’argomento di cui voglio parlare. Credo un po' di maturità in più, c’è qualcosa che mi ha fatto capire che alcune cose forse è meglio non farle più o farle in un'altra maniera. Sono più consapevole."


Carmelo Pipitone

Carmelo Pipitone


Come si presenta e si promuove un album in una situazione così?


"Si fa. La parte promozionale dedicata alle radio, o gli streaming, sono cose che ci sono sempre state. Compensate con i concerti, che al momento è la cosa che manca. Siamo tutti un po' orfani di questo modus operandi. Per noi prima era normalissimo parlare di promozione del disco e partire subito dopo per il tour. Questa è stata veramente una bastonata tra capo e collo. Questo disco non lo suonerò dal vivo, e quando saremo in grado di tornare a suonare dal vivo magari questo disco ormai sarà vecchio. Si tratta di una possibilità bruciata, al di là dell’aspetto economico. Sembra una specie di incubo, la mattina mi sveglio e per un attimo penso “Ma non è che ho sognato tutto?”. E invece non è così."


Oltre la promozione dell’album, quali sono, per concludere, i tuoi progetti futuri?


"Abbiamo finito da poco di registrare un disco con un altro mio progetto – gli O.R.K. –, un progetto internazionale. Quindi c'è un disco che abbiamo avuto la fortuna di chiudere in questo periodo, nel primo lockdown, cioè tra marzo e aprile. Ci siamo messi a suonare a distanza, in video, abbiamo fatto le nostre prove e alla fine abbiamo anche registrato. Abbiamo questo disco e stiamo cercando di capire quando farlo uscire. E poi ci sono anche i Dunk, con i quali ci piacerebbe tornare il prima possibile. Di carne al fuoco ce n'è e anche tanta, il problema è cercare di portare in giro tutto questo."


Intervista a cura di Sacha Tellini

Per le fotografie si ringrazia Big Time - Ufficio stampa e promozione


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