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Sarà un futuro nostalgico - leggi l'intervista a Zedr

Aggiornato il: mag 27

Luca "Zedr" Fivizzani, cantautore e fotografo, nasce a Monza nel 1979 ma si trasferisce a Firenze da bambino, facendone il suo quartier generale. Qui studierà prima pittura e poi fotografia, coltivando fin dall'adolescenza la passione per la musica d'oltreoceano, in particolar modo quella degli anni 50 e 90. Oggi è uscito il videoclip musicale del suo ultimo singolo, "Quello che non luccica".


Ci siamo fatti raccontare il dietro le quinte del suo ultimo lavoro, oltre a qualche curiosità inerente la sua carriera.



Oggi è uscito il video del tuo ultimo singolo, Quello che non luccica, estratto dal tuo album di prossima uscita Futuro Nostalgico. Nel brano è contenuta un'amara e profonda riflessione riguardo la nostra ossessione per le apparenze. Com'è scaturita questa tua presa di posizione?


"È scaturita quando mi sono messo a riflettere sulla vita umana dell’ultimo decennio. Avendo vissuto l’epoca pre-smartphone, ho potuto constatare il passaggio con l’epoca attuale, rispetto al quale mi sono reso conto dell’enorme impatto che ha avuto questo strumento sul comportamento umano. Lo smartphone è diventato un’appendice del corpo, tirando fuori purtroppo anche tanti lati negativi dalle persone. Se pensiamo all’analfabetismo funzionale o a tutto l’aspetto narcisistico legato all’uso dei social - non un narcisismo buono, un narcisismo spietato che non guarda in faccia a niente e nessuno - oppure se pensiamo ai giovanissimi, al cyber-bullismo - un fenomeno in assurda crescita - emergono tanti risvolti negativi. Quando dico “siamo sempre più connessi, più visibili del sole, siamo tanto più vicini quanto distanti” racconto di come in realtà i social abbiano purtroppo la tendenza ad isolare l’essere umano, che si rapporta al prossimo tramite una tastiera ed uno schermo, delegando così la sua “appendice” a parlare per lui. Il risultato spesso è che poi non siamo più capaci di vivere una vita reale. Nel brano dico anche “che sarebbero gli umani senza i loro smartphone?” Ve lo siete mai chiesto? Saremmo capaci di superarne la dipendenza?"


C'è qualcosa, al giorno d'oggi, che tende ancora a non voler apparire?


"Certamente. Ci sono alcuni fenomeni sociali che, nel 2020, continuano tristemente ad esistere ma per i quali le istituzioni fanno orecchie da mercante invece di prendere una posizione. Ad esempio, basta pensare all’omofobia e alla transfobia: trovo ridicolo che un paese come l’Italia continui a non voler approvare una legge contro questo fenomeno. Siamo riusciti a rendere possibili le unioni fra le coppie di fatto ma non siamo capaci di difenderle: io trovo che questa sia una mancanza di civiltà."

Luca Fivizzani, in arte Zedr


ll videoclip è stato interamente girato ad Asti, sotto la direzione del giovane regista Manuel Maccario. In che modo il video alimenta il valore del brano?


"Beh, la sceneggiatura scritta da Manuel dà un grande valore al brano ed al suo significato. Il mimo protagonista del videoclip è un urlatore silenzioso, chiuso nel suo autismo e nella sua incapacità di relazionarsi agli altri. Incontra vari personaggi, tutti possibili vittime di scherno e, nonostante non riesca a relazionarsi con loro, ha qualcosa in comune, come la voglia di riscatto nei confronti della società ed il desiderio di esprimersi per quello che si è. Sono molto contento del risultato, Manuel è un grande professionista."


Il primo singolo pubblicato dal tuo album è stato Polvere (definito da Le Sorgenti Dischi "Una perla nel panorama Indie Pop Rock italiano"). Ci racconti come sono nati i due singoli pubblicati e quale significato hanno per te?


"Questi due singoli, come il resto dell’album, sono nati dall’idea di realizzare un disco molto diverso dal mio precedente lavoro, Superstiti - uscito con il mio vero nome - un disco di pop raffinato, che parlava quasi esclusivamente di relazioni interpersonali. Ho scritto prima tutti i brani chitarra e voce, poi Giulio (Peretti, il chitarrista) ha messo la sua meravigliosa creatività sulle canzoni scrivendo il restante della parte musicale. Sono due brani a cui tengo molto, in particolar modo al primo, Polvere, una canzone che parla di un utopico e distopico pianeta terra in cui le potenze mondiali crollano e l’unica speranza è quella di “trasformare il dolore in virtù”, come dico nel testo."


Quando uscirà Futuro Nostalgico? Puoi darci qualche anticipazione circa la trama del tuo lavoro?


"Futuro nostalgico uscirà molto probabilmente a Settembre, preceduto da un altro singolo, sempre per la Overdub Recordings. Non uscirà solo in digitale ma anche in forma fisica, per gli irriducibili del cd. L’album ha come filo conduttore la nostra epoca fatta di social e troppo spesso apparenze. Da questo viene l’ossimoro del titolo, cosa ci rimarrà? Forse la nostalgia del passato? Chi può dirlo."


Torniamo indietro nel tempo: quando nasce il tuo approccio al mondo musicale?


"Nasce ai tempi dell'adolescenza, quando avevo 13 anni e mio padre, vedendo quanto mi piaceva ascoltare musica, mi comprò una chitarra. Da lì a qualche anno dopo avevo già formato le prime band liceali. Poi ho passato tanti anni a scrivere, per maturare e capire bene cosa volevo ottenere. Nel 2011 ho conosciuto il produttore Matteo Giannetti, con il quale ho collaborato fino all’uscita del mio primo lavoro del 2014, che come ho già detto è uscito con il mio nome di battesimo. Il disco ha ricevuto consensi positivi dalla critica, ma già a fine promozione non lo sentivo più mio. Così mi sono buttato nella scrittura di un album nuovo, con l’idea di creare un sound diverso, che fosse molto legato alla musica degli anni 50 e che, al contempo, gettasse uno sguardo verso il futuro. Da lì, è nata la mistura di country western, surf e pop psichedelico che abbiamo battezzato come “Psycho cowboy”!"


Come mai la scelta di "Zedr" come nome d'arte?


"Sono un appassionato di cinema, specie horror e giallo, ma non di tutte le epoche. Prediligo il cinema di genere italiano degli anni 70 e 80, quindi i film di maestri come Dario Argento, Mario Bava e Pupi Avati. Proprio da quest’ultimo ho tratto ispirazione per il mio nome, per l’esattezza dal film “Zeder”, dal quale ho ricavato la forma contratta “Zedr” perché, onomatopeicamente, si legge nello stesso modo.

Zedr, nome in arte di Luca Fivizzani, è stato ispirato nella scelta del nome dal film "Zeder" di Pupi Avati


Cosa ti aspetti dalla pubblicazione del tuo album?


"Nonostante il periodo di stasi, mi aspetto tanti bei concerti con la mia band. Non vediamo l’ora di poter portare il disco in giro!"


Come vedi il futuro della musica italiana, in un periodo di così grande incertezza per lo svolgimento dei concerti?


"Non voglio pensare in negativo sinceramente, mi aspetto un grande ritardo, tutto qui, ma voglio pensare che si possa riprendere a suonare come prima."


Quali sono, per concludere, i tuoi progetti futuri in ambito musicale?


"Il prossimo progetto è la realizzazione del videoclip del terzo singolo e poi l’uscita del disco. Nel frattempo, mi piace l'idea di poter rimanere in contatto con le persone attraverso i miei canali social Facebook e Instagram. Vi aspetto dal vivo per farvi ascoltare Futuro nostalgico!"



Articolo di Sacha Tellini.

Per le fotografie, si ringrazia Zedr.


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