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"Rino Gaetano? Ci manca tanto" - Ivan Almadori, voce e chitarra della Rino Gaetano Band, si racconta

Abbiamo scambiato quattro chiacchere con Ivan Almadori, voce e chitarra della Rino Gaetano Band. Dalla passione per la musica nata in tenera età all'ingresso nella Rino Gaetano Band, ci ha raccontato il suo percorso artistico: buona lettura.


Allora Ivan, come e quando ti sei avvicinato al mondo della musica?

"Mi piace pensare che è la musica che ha “cercato” me. Ho sempre canticchiato, fin da piccolo. Mia mamma era (ed è) una fan di Adriano Celentano, e in casa ho avuto molti dei suoi dischi a disposizione, con i quali, di fatto, sono cresciuto. Inoltre, aveva un negozio di parrucchiera, dove c’era sempre la radio accesa, e proprio lì, intorno ai 16 anni, ho avuto il “contatto” vero e proprio, se così si può definire: non so per quale strana magia, ma un giorno ho ascoltato per caso un brano di Lucio Battisti, Acqua azzurra, acqua chiara, ed ho provato un desiderio irrefrenabile di cantare. Cantare mi faceva star bene, era come parlare con me stesso, con le mie emozioni: da lì, non ho più smesso."

Ivan Almadori durante un concerto con la Rino Gaetano Band all'Auditorium Flog di Firenze


Insieme ad altri artisti (Alessandro Gaetano, Marco Rovinelli, Alberto Lombardi, Michele Amadori e Fabio Fraschini) sei parte di quella grande famiglia chiamata Rino Gaetano Band, nella quale canti e suoni la chitarra. Come sei entrato a far parte della tribute band ufficiale di Rino Gaetano? "Nel 2008 facevo parte di un progetto di musica originale, nel quale alcuni componenti erano già musicisti della Rino Gaetano Band. È stato così che ho avuto il primo approccio professionale con Rino Gaetano e la sua musica e da lì è iniziata la mia collaborazione con la famiglia Gaetano, che, nel 2015, mi ha portato a far parte della formazione attuale della Band."

La formazione della Rino Gaetano Band al completo. Da sinistra a destra: Fabio Fraschini (basso), Ivan Almadori (voce e chitarra acustica), Marco Rovinelli (batteria), Alessandro Gaetano (nipote del cantautore - voce, chitarra acustica e percussioni), Alberto Lombardi (chitarra elettrica), Michele Amadori (tastiere e cori)

Che cosa provi nel contribuire in maniera così diretta alla memoria del grande cantautore calabrese?

"Contribuire al ricordo di Rino è una grande responsabilità. Un artista che fisicamente non è più tra noi ha bisogno che il suo messaggio sia trasmesso il più possibile in maniera vera, diretta, senza filtri o personalizzazioni; in sintesi, va interpretato e raccontato alle generazioni che non hanno avuto la fortuna di ascoltarlo direttamente."

Che cosa si prova, invece, a stare sul palco e a sentire l'affetto delle persone che amano Rino Gaetano?

"Cerco di stare molto attento al pubblico, che non è mai uguale a sé stesso: di concerto in concerto, bisogna capire, per quanto possibile, l’umore della gente. Chi ama Rino lo vive come un amico: a volte si appoggia alle sue canzoni per avere forza, altre per aver allegria, altre ancora per sentire comprensione. Rino raccontava gli “ultimi”, gli “esclusi”, e tutti noi siamo stati, siamo, o saremo così."

Quanto manca, oggi, un personaggio così?

"Moltissimo. Era fuori dagli schemi, difficilmente etichettabile, e, nel mondo di oggi, dove tutto deve avere per forza una collocazione, mi piace credere che avrebbe espresso la sua genialità a 360°. Prova ad immaginarlo con i social a disposizione…"

Ivan Almadori durante l'ultima edizione del Rino Gaetano Day, tenutasi al Rock in Roma

Che cosa ti ha fatto innamorare di Rino Gaetano? Quali sono le canzoni che sono in grado di emozionarti di più quando le canti sopra il palco?

"Venendo da un background diverso, Rino lo conoscevo, ma ovviamente non come adesso. E’ un artista che ti costringe a guardarti dentro. Prima di capire la sua musica, i suoi testi, è necessario conoscere chi fosse, come scriveva, cosa voleva raccontare e perché. In questo sono stato aiutato tantissimo da sua sorella Anna, da suo nipote Alessandro e da Enrico Gregori, suo amico e confidente per anni, il quale mi ha dato una grossa mano a scoprire un Rino quotidiano, l’amicone, il compagno di bevute e chiacchierate.

Sul palco è una vibrazione continua, Rino ti entra dentro e non ne esce più. Amo tutti i suoi brani, ognuno mi dà qualcosa di diverso. Se proprio devo darti dei titoli, scelgo Mio fratello è figlio unico (che dedico ogni volta all'amico Enrico, che , ahimè, non c’è più), e Nuntereggaepiù, brano che tira fuori tutta la mia energia sul palco, in modo quasi liberatorio."

Pensi che, al giorno d'oggi, ci sia un'adeguata valorizzazione della memoria di Rino, al di là di ciò che fa la Rino Gaetano Band?

"Purtroppo no, ma non credo dipenda da nessuno in particolare. Viviamo un'epoca in cui gli artisti sono quasi “usa e getta”, il mondo musicale è frenetico e non fornisce il tempo necessario ad apprezzare fino in fondo i singoli artisti. Rino ha lasciato un’impronta comunque indelebile: basta pensare che ogni volta che, grazie alla sua famiglia, viene pubblicato qualcosa per ricordarlo (libri, raccolte, antologie, inediti), subito si trova in cima alle classifiche."

Ivan Almadori e Fabio Fraschini durante l'ultima edizione del Rino Gaetano Day al Rock in Roma

Quali sono, per concludere, i vostri progetti futuri?

"Innanzitutto tornare sul palco, sperando passi questo brutto e quasi irreale periodo del COVID-19, poi, continuare a portare in giro per l’Italia quella che io mi permetto di definire “la parola di Rino”. Vorrebbe dire già tanto: la musica, tutta la musica, aiuta a stare bene, è il nostro “sesto senso”, l’anima che si esprime e, soprattutto ora, ce n’è un dannato bisogno."



Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono di Giulia Ghinassi e Alejandro Joaquin Soto.

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