• iamthewalrus

Riesci a immaginare un mondo senza arte?

L’idea di scrivere un pezzo su quanto l’attuale pandemia stia incatenando la musica, e più in generale la crisi del mondo dell’arte a livello mondiale, è venuto a tutte e tutti i membri di Rockography, perché l’arte e la musica sono anche il frutto di una squadra.


Riuscite a immaginare un mondo senza la follia, la passione e la magia veicolate dall’arte, dalla musica?


La redattrice dietro alla scrittura di queste righe sta prendendo ispirazione da due forti messaggi culturalmente positivi scovati nell'immenso, e spesso dispersivo, mondo della rete internet: Paola Maugeri, giornalista di «Virgin Radio» che, in un breve video su Instagram, ci dice a chiare lettere quanto sia di fondamentale importanza nutrire l’anima con la musica, soprattutto in momenti di fortissima solitudine e crisi come gli attuali, e Bruce Springsteen, che, riferendosi invece al contesto delle elezioni presidenziali statunitensi, dedica una poesia di Elayne Griffin Baker all’ormai ex presidente Donald Trump.


Due discorsi tanto lontani, ma tanto vicini. Spesso è molto rischioso fare paragoni e non ne sono una grande sostenitrice, ma ritengo che quella bellissima poesia letta da Bruce Springsteen possa essere dedicata non solo alla Casa Bianca, ma al mondo intero: siamo più rudi e meno felici perché abbiamo dimenticato e perso la cultura: dove stiamo andando a finire? Dove andrà una società che non trova più il tempo per leggere, per amare, per riflettere e dilatare così il tempo di vivere per poi viverlo meglio? Non di solo pane vive l’essere umano.


L’Italia è la nazione della letteratura, della musica, dell’arte, tanto che già solo nel linguaggio musicale l’italiano spesso si comporta da padrone; pensate alla musica classica: a cappella, andante, allegro, allegretto, adagio, aria… Questo fatto me lo fece notare un’amica australiana violinista che, dopo essere venuta a trovarmi, disse che voleva imparare la nostra lingua in quanto ispirata dall’Italia e dalla mia famiglia! Già solo questo piccolo e minuscolo aneddoto ci potrebbe dire tanto di quanto la musica non sia una mera ed effimera forma di intrattenimento, come talvolta, ahinoi, è invece considerata in Italia.


Foto di repertorio: Prato, 2019, concerto Bandabardò


La crisi dell’arte in Italia non è cosa nuova, non è stata portata dall’attuale pandemia globale di coronavirus e non si risolverà una volta trovato il vaccino. Siamo una nazione studiata in tutto il mondo per i suoi capolavori ma noi siamo così poco lungimiranti da non essere in grado di investirci abbastanza e di investire ancora meno in una tradizione, quella musicale, che ormai è secolare se andiamo a scomodare Giuseppe Verdi o Giacomo Puccini.


Che nazione è quella in cui si continua a tagliare fondi alla cultura? Quella in cui il musicista è ancora considerato alla stregua di un menestrello di corte che allieta pochi privilegiati? Svegliati Italia, hai bisogno della musica come dell’aria, ogni qualvolta una sala da concerto o un locale chiude i battenti, si perde la profondità di quello spazio di cultura.

La musica, come tutti i settori, è una filiera che coinvolge tantissimi lavoratori, ma ha qualcosa in più perché è anche una filiera di sentimenti ed emozioni che non smette mai di stupirci, non dovremmo dimenticarlo.


Passerà ancora del tempo prima di tornare ai nostri amati concerti, e quando accadrà non sarà come prima. Ci accorgeremo che #nontuttoèandatobene e #nontuttoandràbene perché saremo tutti un po' scottati e amareggiati nel sorprenderci di quanti piccoli e medi locali hanno chiuso, di quanto la pandemia abbia accelerato un processo che era già nell’aria – ma di cui molti di noi forse non ne avvertivano la gravità – e di come il coronavirus sia stato solo un modo per non guardare negli occhi la realtà.

Prendiamoci cura della musica perché lei si prende cura di noi, senza chiedere nulla in cambio, come gli alberi che permettono la vita.

Torniamo ad ascoltare musica, una delle tre vie che conducono l'anima al cielo.

Articolo a cura di Sara Petrucci

Foto di Giulia Ghinassi

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