• Giorgio Cappai

Raffinati e moderni: I Morisco ci raccontano di loro e del loro debutto discografico.

Aggiornato il: apr 21

Il 17 febbraio i Morisco hanno pubblicato il loro debutto discografico, "L'ultimo colpo", un ottimo lavoro di pop italiano, che ha la capacità di dialogare trasversalmente con tutti i più grandi interpreti del genere dagli anni 60 ai giorni nostri, a partire da Mina fino ad arrivare ai Delta V e i Baustelle. Buona lettura.



I Morisco come definirebbero loro stessi? Io ho coniato per voi il nome di un genere: New italian pop revival. Cosa ne pensate? Siete liberi di bocciarmi completamente.

Tranquillo, non ti bocciamo di certo! Sui social ci siamo addirittura definiti come band di surf pop, ma più per scherzo che per convinzione. Noi abbiamo sempre fatto queste canzoni, anche quando l’itpop nemmeno si sapeva che fosse. Siamo indubbiamente pop, ma abbiamo fatto un disco con un suono diverso da quello cotemporaneo e che non è facilmente databile. Sai, come quando ascolti qualcosa che non conosci e non capisci bene in quali anni sia stato prodotto. Quanto al revival, boh, forse anche Brunori fa una specie di revival dei cantautori. Figo, ma quando lo ascoltiamo ci sembra che faccia il verso a De Gregori, Venditti o Dalla. Almeno questa è la nostra opinione.



I Morisco.

La band esiste da molti anni. Cosa ha portato a ritardare il vostro debutto discografico di così tanto tempo?


Siamo troppo pigri, ci piace prendercela comoda. Finché un po’ di musicisti amici nostri non ci hanno praticamente costretto a lavorare sui nostri demo - suonati in cucina, la notte - per trasformarli in un vero e proprio album. Una faticaccia, ma divertente. E l’aver aspettato così tanto presenta anche dei vantaggi: ora siamo più maturi. E, soprattutto, siamo totalmente liberi e indipendenti. Abbiamo i mezzi per autoprodurci. Facciamo quello che ci piace. Chi è così pazzo al giorno d’oggi da pubblicare un album con 15 brani? Solo noi! Ma volevamo proprio un album bello da sentire dall’inizio alla fine, come i grandi album di una volta.


Nei vostri brani si sentono alcune influenze che travalicano i confini, come Stilla di te, che ha nel mood un non so che di Oasis. Gli Oasis ci piacevano, ma in Stilla di te forse c’è più McCartney che Noel Gallagher. E Francesca ha una vocalità che ricorda ovviamente molto di più Mina che Liam. Nelle nostre influenze ci sono sicuramente i Beatles e Burt Bacharach. Ma adoriamo anche la musica leggera italiana degli anni ‘60 e ‘70, Ennio Morricone, e i gruppi elettro-pop a cavallo tra anni novanta e duemila, come Delta V, Bluvertigo, Scisma, Ustmamò, Baustelle… Quali sono secondo voi i tratti caratteristici della musica italiana? Oggi non sapremmo, anche in Italia ci sembra quasi tutto piuttosto omologato agli standard del pop internazionale. Il vero tratto caratteristico è scrivere e cantare ancora in italiano. E, alla fine, far venire fuori l’attitudine italiana alla melodia, alla cantabilità. In fondo anche la trap ci sembra che stia prendendo quella direzione. Che poi ci sia qualcuno che sappia cantare davvero, è un altro discorso.


La copertina di "L'ultimo colpo", disegnata dal fumettista Stefano Biglia.


Nella vostra biografia c'è scritto che il nome della band è ripreso da uno dei personaggi di Tex. Le caratteristiche di quel personaggio in qualche modo hanno a che fare con lo spirito della band? El Morisco è un personaggio che serve ai soggettisti di Tex per creare delle storie fuori dai classici schemi western. E’ un egiziano trapiantato in un villaggio messicano, dove viene visto con sospetto, un po’ scienziato in pantofole, un po’ studioso dell’occulto… Eclettico e fuori dagli schemi. Sì, ci piace. Come viene creato un brano dei Morisco? Ci sono band che compongono incessantemente e si trovano con tante idee su cui lavorare ed altre che portano fuori i brani dalle session, altre ancora che cominciano dai testi… Quasi tutti i nostri brani nascono dallo sviluppo di un abbozzo di tema musicale. Quando si delinea l’atmosfera del pezzo, il testo viene di conseguenza. Per esempio, Eva Canta sviluppa un tema melodico ispirato alle musiche di James Bond, mentre il testo sono dei flash che richiamano al Diabolik cinematografico di Mario Bava, un film stilosissimo del 1968. Spesso le nostre canzoni nascono dall’immaginario che condividiamo, popolato da personaggi dei fumetti o dai telefilm della nostra adolescenza. Un immaginario spazzato via dalla contemporaneità. Don Diego, per fare un altro esempio, sembra parlare di Zorro. Ma in realtà descrive un eroe stanco, che decide di sparire perchè sa che il suo tempo è finito. Un po’ l’idea che ispira anche il titolo dell’album, L’ultimo colpo. C’è dentro un po’ di struggimento e un po’ di ribellione per come il mondo sta cambiando. Seguite il pop e la scena indie italiana contemporanea? ci sono delle band o artisti che vi hanno influenzato, oltre presumibilmente Edda, a cui avete dedicato una cover? Edda è diversissimo da noi, un artista anomalo ma capace di partorire questa canzone magnifica, Spaziale. Da brividi. L’avesse cantata Mina, sarebbe diventata un classico senza tempo della canzone italiana. Ecco, di canzoni così dalla scena indie ne vengono fuori poche. Dopo l’uscita del nostro disco siamo finiti in alcune playlist insieme ai nomi emergenti dell’indie italiano. Abbiamo notato che i nostri brani suonano in modo completamente diverso. Troviamo interessanti Colapesce, Galeffi, i Giocattoli... Ma se proprio dobbiamo sceglierne uno che ci emoziona davvero, beh, è ancora il “vecchio” Paolo Benvegnù. Sia come scrittura, sia come voce. Nella copertina ci siete voi due ritratti come Diabolik ed Eva, per cui vi chiedo, per i Morisco cosa vuol dire evadere? La nostra evasione è la musica. Scrivere canzoni ci permette di avere un’altra vita rispetto a quella che conduciamo, assumere altre identità, indossare una maschera, che è uno dei temi ricorrenti dell’album. Sulla copertina, disegnata da Stefano Biglia, uno dei disegnatori di Tex, ci trasformiamo in personaggi dei fumetti. Questo ci permette anche di sfuggire alla nostra età anagrafica. Gli eroi dei fumetti non invecchiano mai. Che cos'è per i Morisco la tradizione? musicalmente parlando. Qualcosa di non necessariamente positivo. Può essere una prigione da cui evadere. Non facciamo la musica che facciamo per seguire una tradizione. Semplicemente, la forma canzone è il linguaggio musicale con cui sappiamo esprimerci. Ed è ancora un linguaggio capace di arrivare al cuore delle persone. Dai vostri social si nota una certo uso della foto, unite ai testi, che ricordano molto da vicino i fotoromanzi, scelta che riporta a una certa Italia che fu. Questo modo di usare le immagini dobbiamo aspettarci diventi parte del progetto artistico Morisco? Quello è un gioco, un divertimento, dettato anche dall’amore per un certo tipo di grafica legata, come dici tu, all’Italia che fu.


Cosa deve aspettarsi una persona da un vostro concerto? Sentendo l'album ho avuto l'impressione che creiate un bel feeling. Ci fa piacere la tua impressione. A noi piace emozionare. Negli ultimi anni lo abbiamo fatto in due, solo con una voce e una chitarra, ora, per lanciare il disco, i Morisco torneranno a essere una vera band. Finita l'emergenza covid-19, avete in programma un tour, che magari toccherà pure la Toscana? Finita l’emergenza covid-19, in Toscana ci verremmo pure a piedi, anche solo per sgranchirci le gambe! Ma per ora, ascoltateci da casa. Download, streaming, quello che volete. Cerchiamo prima di tutto di uscirne vivi. Il resto si vedrà quando questo incubo sarà finita.


Articolo a cura di Giorgio Cappai.

Si ringraziano i Morisco per le foto.



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