• Giorgio Cappai

Raccontare il mondo da una stanza. Quattro chiacchiere coi Lilac Will.

Tre amici che si ritrovano ad un paio di fermate metro di distanza, qualche cena finita a suonare su un divano e tante storie da raccontare: nasce tutto da qui. I Lilac Will pubblicano il disco d’esordio “Tales from the Sofa”, disponibile online dal 3 gennaio 2020, prodotto da Marco Fabi e Luca Carocci, anticipato dal singolo “Tell me you love me”, che vede la partecipazione di Roberto Angelini e Claudio Gatta.

Sedetevi comodi e buona lettura.


Io partirei dal nome. È un omaggio a Lilac Wine di Jeff Buckley?


"Il nome per noi ha rappresentato un punto di arrivo più che una prima pietra, così come abbiamo realizzato della possibile associazione al grande Jeff Buckley solo dopo averlo scelto.

Dovete sapere che praticamente tutti i nostri pezzi sono nati da prove total unplugged di fronte ad una parete lilla e su un piccolo divano sul quale, in barba alle leggi della fisica, ci ostinavamo a sederci in tre contemporaneamente (strumenti compresi)."



Da sinistra: Giulio Gaudiello(basso/cori), Francesca Polli(voce/chitarra) e Vincenzo Morinelli(basso/cori).


Come nasce un vostro pezzo? È una scrittura corale o c'è qualcuno che si occupa della scrittura dei pezzi?


"Un vero e proprio processo standard non c’è, e soprattutto può accadere che il risultato finale sia tutta un’altra roba rispetto alla bozza nata inizialmente. Un riff, una melodia o una frase che si incastra a perfezione in un giro di accordi e poi in 5 minuti (come in un mese) può venirne fuori un pezzo Lilac."


Il titolo "Tales from the Sofa" mi fa pensare a una sorta di concept album. C'è una storia comune a tutte le canzoni?


"Il filo conduttore sta proprio nel fatto che tutti i pezzi raccontano delle storie, che spesso ci è capitato di vivere o di averle sentite da altri. Oppure che avremmo voluto vivere o cambiare in quale dettaglio. Raccontare e confrontarsi con le storie personali e di altri è un modo davvero efficace per conoscere e conoscersi di più."




Se vi chiedessi i tre gruppi di riferimento dei Lilac Will cosa mi rispondereste? A me ricordate tantissimo il lavoro di Bert Jansch ad esempio.


"Difficile dare una risposta a questa domanda, i Lilac Will si fondano sull’unione di background musicali molto diversi tra loro. Per fare tre possibili nomi di band e artisti che il nostro disco potrebbe rievocarvi, diciamo James Blake, Florence and the Machine e Feist."

Siete più una band da live o da studio?


"Nasciamo con i live, ma se non fossimo diventati anche “da studio” il disco non sarebbe mai uscito. E non è stato certo un processo banale, perché cercare di racchiudere in una registrazione le mille energie e sensazioni che ti restituisce il pezzo suonato live è una delle cose più difficili. Ma siamo davvero soddisfatti del risultato finale."


La splendida cover dell'album di chi è opera?


"Ilaria Palleschi: con lei abbiamo scambiato poche parole riguardo al concept dell’album prima di “conferirle” l’incarico. E fu una cosa voluta, perché volevamo che esprimesse con i suoi disegni quello che la nostra musica le trasmetteva senza influenzarla. Quando abbiamo visto l’artwork siamo rimasti davvero sorpresi da come avesse colto l’essenza del disco."



La cover dell'album "Tales from the sofa", realizzata dall'illustratrice Ilaria Palleschi


L'ultima domanda per salutarvi e ringraziarvi del tempo concessomi. Quando vi potremo vedere in Toscana?


"Abbiamo fatto una data da quelle parti, precisamente a Vinci, qualche mese fa e ci torneremmo volentieri ovviamente. Quindi, rigiriamo la domanda: visto che stiamo pianificando le prossime date live, dove ci invitate a suonare?"


In attesa che qualcuno, leggendo quest'articolo, inviti i Lilac Will nella terra di Brunelleschi e Boccaccio, vi invitiamo a cercare un posticino confortevole, ascoltare "Tales from the Sofa" su Spotify e seguire la band sul loro canale Youtube.

Tracklist “Tales from the sofa” – Lilac Will

1. Black Show

2. Goggles

3. Woods

4. Amy

5. The street

6. Tales

7. Seasons

8. Tell me you love me

9. May

10. Show me how


Articolo a cura di Giorgio Cappai.

Foto concesse da Astarte Agency

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