• fabio miccinesi

Quando la spontaneità diventa musica: intervista a Cecco e Cipo

Il duo toscano, che ha presentato a marzo il suo quarto album dal titolo "Straordinario", ci ha raccontato il percorso che li ha visti nascere, crescere ed evolversi all'interno del panorama musicale italiano.

Cecco e Cipo per Rockography

Anche se oramai la vostra fama vi precede, mi piacerebbe chiedervi come tutto è cominciato.


Cipo: "Beh, io e Cecco ci conosciamo da sempre, dalla prima elementare, siamo molto amici. Lui era molto più ciccione di ora, io ero molto più antipatico. Siamo diventati amici tramite scuola e calcio e poi, all’età di 16 anni, abbiamo iniziato a strimpellare un po’ la chitarra, cercando di emulare inostri amati cantautori che ascoltavamo e ascoltiamo ancora oggi. Solo per citarne alcuni, sognavamo con De Andrè, Rino Gaetano, De Gregori.

Devo dire che all’inizio ci veniva tutto male, molto male. Quindi ci siamo detti: proviamo a fare pezzi nostri, che così, anche se vengono male, almeno son nostri.

Da li abbiamo iniziato a suonare un po’ in giro, nei circolini, nelle feste e soprattutto alle sagre - siamo grandi amanti delle sagre!

La nostra prima zona è stata quella di Empoli. Facendo vari contest, che stranamente vincevamo, abbiamo conosciuto il nostro produttore, Matteo Guasti, che ci ha permesso di realizzare i nostri primi dischi.

Ma il primo disco in realtà non andò benissimo, così come il secondo che fu comprato giusto dai nostri amici. Fino a quando è arrivato X-Factor, che ci ha fatto uscire allo scoperto a livello nazionale e da lì è iniziato un altro tipo di successo."


Su questa prima parte della vostra carriera, mi sorge spontanea la domanda sul Mantha Booking, di cui vi siete resi geniali protagonisti.


Cecco: "Durante la fase dei primi due dischi, in cui riuscivamo ad esibirci solo in zona empolese, abbiamo avuto il desiderio di esibirci in nuovi spazi e allontanarci dal nostro cerchio. Purtroppo però tutte le volte che contattavamo le strutture per chiedere di esibirci ci rispondevano sempre che ricevevano artisti solo tramite booking, cosa che era totalmente estranea a noi due in quel momento.

Così abbiam detto: facciamola noi, ed è nata così Mantha Booking. Chiamavamo i locali spacciandoci per un manager, tal Riccardo, nome fittizio. Tutte le volte dicevamo, all’arrivo nel locale, che questo signore non era potuto venire e ci presentavamo da soli, riuscendo nel nostro intento. Tanto che ci arrivavano un sacco di richieste di altre band che chiedevano di entrare a far parte di questo Mantha Booking.

Quando poi la cosa ha iniziato a ingrandirsi più del dovuto, abbiamo capito che era il momento di chiudere questa parentesi."


Una sola domanda sul vostro crocevia chiamato X-Factor, vi è piaciuto l’ambiente e l’esperienza fatta?


Cecco: "L’esperienza è stata molto bella, abbiamo fatto al meglio quello che volevamo e non abbiamo rimpianti. Siamo stati il gruppo strano dell’anno e siamo riusciti ad avere un successo davvero grande.

Abbiamo conosciuto tante persone, tanti artisti, e resta un bel ricordo.

Da lì poi ci siamo lanciati subito verso il nostro tour."


E dopo questo periodo, avete capito che le cose inizavano a farsi serie?


Cipo: "Diciamo di si. E’ stato tutto improvviso, ma in realtà suonavamo da diversi anni e eravamo abituati ad esibirci. Passare da 30 - 50 persone in concerti gratuiti, a 900 spettatori paganti è stato un bello scalino, ma non ci siamo meravigliati. Ci speravamo. Per noi era esibirci come sempre, solamente con tutto più grande e ancora più bello. "

Fabio Miccinesi intervista Cecco e Cipo

Il vostro duo è adesso accompagnato sul palco da quali altri componenti?


Cecco: "Siamo attualmente sei sul palco: abbiamo Dimitri Romanelli alla batteria; un nuovissimo tastierista che suona con noi da un anno e che si chiama Jacopo Perra; poi c’è il nostro chittarista fiorentino, Federico Gaspari; il bassista è invece di Vinci, Roberto Bochicchio.

La band per noi è fondamentale, sono tutti ragazzi particolari e il pubblico li adora e li acclama anche più di noi."


Cosa ne pensate della situazione musicale del momento, che vede padroni della scena generi a volte al limite e che dividono molto l’opinione del pubblico, come indie e trap: tutti articolati con molta elettronica, ma forse, con poca arte?


Cipo: "Sicuramente si può dire che oggi fare musica è diventato quasi uno scherzo: tutti i giorni, grazie ad un computer, nasce un cantante, un artista. Mi viene un po’ il paragone con i fotografi: a volte capita che tutti si possano sentire fotografi, basta una bella macchina fotografica in mano.

Trovo che ci sia talmente tanto materiale che, oltre a molte copie di altri contenuti più o meno riusciti, possano esserci anche molte cose interessanti. Il difficile è districarsi in questa ondata costante di artisti che salgono e scendono dalla scena con una velocità disarmante.

Sulla trap, purtroppo io non sono riuscito a interpretarla come si deve e di base dico che non mi piacciono molto i messaggi e il linguaggio che passa nei loro testi: hanno molta influenza sui giovani ed anche i giovanissimi che l'ascoltano e il rischio è che lo spirito di emulazione abbia la meglio."


E invece quali sono state le vostre fonti di ispirazione, la vostra musica con la “M” maiuscola?


Cecco: "I nostri primi spunti derivano dai nostri cantautori preferiti come già detto. Non ci stancavamo mai di De Gregori, Edoardo Bennato e Fabrizio de Andrè.

Nella nostra idea di musica non possiamo sganciarci dal pensiero di questi idoli, ma è giusto anche confrontarsi con il presente e trovare spunti di vario genere. Noi viaggiamo parallelamente alla musica indie, ma non ci cataloghiamo all’interno di questo gruppo, cercando di essere semplicemente noi stessi.

Lo dico perché, in questo mondo musicale frenetico, fingere dura poco mentre essere spontanei e originali è ciò che viene apprezzato, come vediamo anche nel nostro pubblico. Trovano in noi qualcosa di vero."

Un momento dell'intervista a Cecco e Cipo

Parliamo ora del vostro quarto album, dal titolo Straordinario, un lavoro un po’ più caldo rispetto ai lavori precedenti. Tratta principalmente dell’amore, cosa vi ha portato a scegliere di sviluppare questo sentimento in musica?


Cecco: "È stato proprio concepito con l’idea di fare un qualcosa di diverso. Abbiamo cambiato il nostro team di lavoro.

Non abbiamo registrato qua a Firenze ma ci siamo spostati a Milano, in uno studio nuovo, con nuove persone. È stato un lavoro che ci ha fatto crescere molto: abbiamo visto metodi diversi e un ambiente totalmente differente dal nostro. C’era bisogno di fare qualcosa di diverso, di darci una scossa.

È un disco con arrangiamenti un po’ più rock. Anche un po’ più inglese se vogliamo, visto che ci siamo ispirati anche al panorama britannico durante la stesura.

È un disco da ballare, tutto da suonare live: ci sono quei quattro strumenti della nostra band che dal vivo danno il meglio.

I testi sì, sono un po’ più amorosi ed è stata una nostra semplice ispirazione."


Un’altra curiosità riguarda il vostro tour, che proseguirà fino a fine agosto: come vivete la vostra giornata di concerto?


Cipo: "Dovresti venire con noi, la nostra giornata è molto particolare. Dal momento del ritrovo, il viaggio in furgone, il concerto, tutto è veramente bello e carico di emozione.

Di solito arriviamo, facciamo il soundcheck, andiamo a mangiare e a bere un po’, ci divertiamo col pubblico e la serata di solito finisce in festa. La partenza al mattino seguente è sempre traumatica. Le ore di sonno scarseggiano e le energie rimaste sono poche. Il furgone ci riporta poi a casa o alla prossima fermata nel caso, come a volte succede, di risuonare il giorno successivo.

A livello di preparazione, entrambi abbiamo bisogno di stare soli, quindi stiamo alla larga l’uno da l’altro e ci vediamo al ritrovo con la band per la partenza."


Cosa vi aspettate da questo tour?


Cecco: "Avevamo necessità di tornare a suonare sul palco con questo ultimo disco. Siamo stati fermi tanto, adesso inizia un lavoro estivo che ci porterà su tantissimi palchi, per poi proseguire con il tour invernale e dare continuità alla nostra musica. L’emozione è forte e l’aspettativa è quella di divertirsi, far divertire e far apprezzare la mostra musica.


Chiudo con un piccolo gioco: potete citare un vostro collega, un artista a vostra scelta a cui volete portare un messaggio, positivo o negativo, e io proverò ad intervistarlo iniziando dal vostro spunto.


Cipo: "Così su due piedi ti dico Daniele Silvestri. Una collaborazione con lui sarebbe il top. E’ davvero un grande artista, lo ammiro perché è rimasto coerente con il suo lavoro durante tutta la sua carriera. È il percorso vero e duraturo che piacerebbe fare anche a noi.

Ricordo un aneddoto, in cui ci vide esibirsi in uno dei nostri primi concerti a Firenze: eravamo a suonare all’aperto, senza un minimo di amplificazione, e ci trovammo Silvestri che mangiava un piatto di pasta lì, davanti a noi, lanciandoci occhiate di dubbio apprezzamento. Probabilmente non abbiamo fatto proprio un gran colpo su di lui in quella nostra apparizione. Però ci piacerebbe sorprenderlo facendo qualcosa insieme."

Cecco e Cipo intervistati da Rockography

Articolo di Fabio Miccinesi Foto a cura di Giulia Ghinassi

© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

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