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  • Angelo Rendine

Psichedelia acustica: il cantautore Paolo Saporiti ci parla di se e del suo nuovo "Acini Live Trio"

Conosci Rockography?


"No, devo essere sincero, non ancora. Perdona la mancanza ma provvederò appena finito qui."


Per quelle 2 o 3 persone invece che non ti conoscono in che contesto geografico ma soprattutto in che contesto musicale nasce Paolo Saporiti?


"Io sono di Milano e, dopo una pausa ad Arona, sul lago Maggiore, durata giusto il tempo del liceo e a seguire, gli anni investiti a Torino, all’università di Psicologia ma senza laurearmi alla fine, sono tornato a Milano, per fare teatro e iniziare una carriera musicale, in via definitiva. A Milano sono stato e rimango un outsider, senza mai entrare o aderire davvero a un qualche giro, cosa che pago quotidianamente ma di cui vado fiero."


Prima del tuo primo lavoro “ufficiale” del 2006 (Don Quibol) qual era la tua attività musicale?


"Suonavo molto a casa, sono un autodidatta per quanto attiene l’uso della voce e della chitarra e studiavo parecchio e questo, di sicuro, ha reso il processo molto più lento ma proficuo. Dubbi esistenziali quotidiani sul da farsi. Nel frattempo, avevo iniziato a suonare cover per locali, provando ad avvicinarmi con sempre maggior attenzione al palcoscenico. Rispettando volontariamente una certa dose minima di sacralità nelle scalette, nei tempi e nei suoni. Cosa su cui, credo, ognuno dovrebbe lavorare sodo e a suo modo."


Qual è la canzone che preferisci del tuo primo album? E perché?


"Domanda difficile, ne avrei una serie: “Black Crows” e “Raw Man” sicuro, anche se "Troublelike"... o il giro di chitarra di “Oh, my lips”... ma sono tutte cose molto urgenti e spontanee, questa è la carta vincente del disco registrato in un’unica sessione nel vecchio salotto di casa."


Cosa è cambiato da quel primo album?


"Tutto, anche se io continuo a cantare e a scrivere a modo mio. Tutto ha una sua evoluzione. Tutto si trasforma. È un processo lento, è vero, perché le opportunità sono poche e i ritorni scarsissimi ma è inequivocabile che cambi la voce - nel timbro - e il modo di lavorare con le immagini interiori e le persone, collaboratori compresi. Tutto si definisce sempre di più col passare degli anni."


Scegli un aggettivo da dare agli altri 6 album che hai scritto da solista.


"Una frase. Una lenta ma proficua ascesa verso la definizione della mia identità artistica e umana."


Poi nel 2015 inizia una collaborazione importante: com’è nata ?


"È nata in amicizia e con grande stima. Fame. Voglia di collaborare. Erano anni che dicevo a Xabier “perché non mettiamo su un trio?” e alla fine è arrivata la sua proposta, assieme a quella di Giorgio. Ne sono stato molto felice e ho accettato con grande entusiasmo, nonostante le difficoltà che ho percepito, fin dall’inizio, a cui saremmo e siamo andati incontro."


photo by Davide Saporiti (nella foto: Paolo Saporiti, Alberto Turra, Lucio Sagone)



Quanto hanno influenzato il tuo lavoro di cantautore i musicisti che ti hanno accompagnato in questa collaborazione?


"Con Xabier collaboravo da anni e ci conoscevamo profondamente, nei tendini e nei riflessi. Mi ha influenzato anche con le sue produzioni artistiche, nei miei dischi solisti. Con Giorgio ho scoperto un nuovo rapporto entusiasmante ma complesso e un nuovo modo di suonare insieme, diverso da prima. Inserirsi in un trio del genere non è scontato, loro erano molto più avanti, nella presa di coscienza - soprattutto della propria personalità - e giocavano un ruolo già impostato e più che consolidato e non hanno dovuto cambiare. Io ho dovuto crearmi tutta un’altra modalità di stare sul palco, cantare e e scrivere. Un processo lento e che avrebbe richiesto più protezione, da parte di tutti. Parlo anche dell’esterno e della casa discografica, di chi - pochi - ci ha aiutati. Questa è la differenza. C’è sempre bisogno di un’enorme cura e rispetto perché i fiori sboccino."


Parlaci un po' di come sono nati “Todo modo” del 2015 e “Prega per me” del 2017.


"Todo Modo è figlio di una serie di improvvisazioni chitarra e batteria che i miei due compagni avevano registrato nei tempi morti della loro attività di studio antecedente (After). Io ho assemblato le parti e scritto su quello scheletro e composto i miei brani e le mie melodie. È un disco che suona molto “alla mia maniera” vestita di nuovi abiti e accessori e qualcuno ha voluto vedere proprio in questo il suo limite. “Prega per me” è stato un tentativo di estremizzare quello che avevamo generato, come gruppo. L’ideale sarebbe stato un terzo disco, a chiusura di un tale discorso filosofico e artistico, prima di iniziarne un altro o di provare a modificarlo ma tant’è, così non è andata. Per me uno spreco reale."


E poi eccoti di nuovo “voce e chitarra” e nel 2018 “Acini” che è un po' il tratto distintivo e ti ha dato uno slancio a livello di pubblico maggiore: chi l’ha ispirato?


"Non c’è un chi ma un cosa forse, un come, una qualità e una relazione e la sua potenza, le persone che l’hanno rappresentata. Acini è frutto degli anni di una storia d’amore e della sua rivoluzione, della mia esistenza e della mia persona. Silvia, la mia ex-compagna e la relazione con lei sono il fulcro di tutto, lo stimolo di base, assieme a suo figlio Alessandro e Otto, il cucciolo di bob tail che avevamo scelto. La visione generale è positiva, perché quella era la mia condizione ma la gran parte di tutto quanto scoperto in questi ultimi splendidi anni è dentro di me, non è stata cancellata, anzi, anche se è finita. Non smetterò più di ringraziare."


Qual è il tuo pezzo preferito? (parlo dell’album studio)


"Non ne ho davvero, mi spiace."


Il 21 febbraio di quest’anno è uscito una riedizione arricchita di questo album del 2018 “Acini live” quanto sei psichedelicamente acustico?


"Definizione interessante ma non so se mi si addice davvero, non saprei. Io cerco di svelare alcune carte del mestiere, vorrei tanto che la gente, il pubblico tornasse a capire che senza di loro, senza un ascolto consapevole non si va da nessuna parte, nessuno di noi. Per questo, cerco di togliere tutta una serie di veli da sempre, in primis, quello dell’estetica e del messaggio erroneo apportato dalla costante sopravvalutazione dell’immagine. Ci sono tanti brani che evolvono dall’incontro degli strumenti. Volevo che questo aspetto creativo risultasse come preponderante alle orecchie e agli occhi dei presenti e di chi poi ne usufruirà da casa."


copertina Acini Live 2020


Quanto è importante per te suonare live ?


"È la base e il fine di ogni cosa. La ragione per cui faccio quello che faccio e sono quello che sono. Tra l’altro è uno, se non l’unico, degli strumenti che abbiamo per poter crescere e rendere sempre più unico quello che facciamo. Per fortuna sta ritornando in auge, come ultima spiaggia forse, ma sarebbe comunque stato giusto così, anche se il sistema musica italiano non fosse già stato pieno di tutte queste falle e di tutti i problemi di cui è impestato."


Raccontami da dove vengono queste atmosfere ibride tra il post progressive rock e il punk…


"Dagli ascolti e soprattutto dalla mia pancia, dal mio mondo interiore. Trovo però che lo scarto enorme, ora come ora e in relazione ad “Acini live, trio”, derivi dalla bontà dell’incontro con Alberto e Lucio e dalle loro caratteristiche specifiche come musicisti."


Cosa ti aspetti da questo ultimo disco?


"Mi aspetto più ascolto finalmente. Vorrei tanto che sempre più persone potessero ascoltarmi/ci, perché ce lo meritiamo. Tanto da permettermi/ci di vivere di musica, con dignità. Vivere dei veri concerti, dei tour, delle vere serate in locali adatti a quello che facciamo, insomma una piccola crescita nella fama, giusto lo stretto necessario per poter definire questo lavoro, un lavoro dignitoso."


Perché secondo te ad oggi il cantautorato di qualità è definito di nicchia?


"Perché lì è stato relegato. Non interessa alla massa e automaticamente è diventato di nicchia. Lo hanno suicidato, quelli della CIA... Non è una scelta volontaria questa, è sempre stato così. Se uno potesse suonerebbe in tutte le salse e case, in tutti i luoghi che lo rispettino. Semplicemente questo non succede e se nessuno ti offre visibilità, beh allora nasce la nicchia, per giustificare un’esistenza e tenere duro. Sentirsi parte di un gruppo, di una comunità, a volte, salva la vita. Non è il mio caso ma... più semplicemente, in alcuni momenti storici, le cose si incontrano e si sono incontrate, in altri no e tutto scorre via da solo comunque, come sempre. Ora si è voluto ricondurre tutto al Rap e all’Hip Hop, alla Trap, un lavorio che va avanti da vent’anni e qui ci troviamo, adesso."


Sanremo è finito da un po: ci hai pensato?


"Ne ho visti alcuni momenti e sono molto in difficoltà. Nonostante creda che ci siano state e finalmente, delle canzoni migliori, rispetto a qualche anno fa, è la cosa in sé che mi fa male e pecca di qualche cosa di profondo... ma è lo specchio esatto della nostra società e realtà, quindi... poco ci possiamo fare, si dice. Ma siamo solo noi, come paese, che dobbiamo decidere e stabilire se ci va bene andare avanti così, come con i nostri rappresentanti in parlamento, stessa cosa. Abbiamo voglia di qualcosa di più serio? Ne abbiamo gli strumenti? Chiediamo e aiutiamo a svilupparsi, non boicottiamo, non accettiamo pasti pre digeriti. Ricominciamo a lavorare sulla formazione di una vera dirigenza ma anche sullo spirito critico di un popolo, che ritorni a essere virtuoso e non campiamo solo sui guadagni facili e veloci. Investiamo a lunga scadenza. Ricostruiamo un’etica e un senso del dovere, della disciplina, del Sacro, di uno Stato credibile, non di altro. Se no, se va bene così, non lamentiamoci, è quello che ci meritiamo. La pochezza."


La spinta vitale che ti da il pubblico si percepisce in modo cristallini in questo “Acini live”: hai in programma un tour?

Dacci qualche anticipazione


"Ovviamente sì ma, come ben sai, ora siamo nel delirio più totale e non si capisce quando e come andrà a finire, quindi tutto è congelato. Sui miei social comunque è tutto disponibile.


Ti lasciamo chiedendoti di dare un consiglio ai giovani cantautori.


"Siate voi stessi e fregatevene di quello che vi dicono gli altri e le case discografiche, a parte chi vi conosce davvero, perché in pochi puntano e sono interessati al vostro percorso artistico, umano, quindi grande attenzione a tutte le scelte di campo che fate. Ogni azione ha delle conseguenze importanti, per voi e per gli altri. Smettiamola col qualunquismo e col caso."


Intervista a cura di Angelo Rendine.

Si ringrazia Davide Saporiti per le foto.

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