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“Potenti, viscerali ed eleganti, ecco chi siamo”: l’intervista dei Casablanca per Rockography

Aggiornato il: 27 ago 2018

Portavoce della band durante l’intervista è il cantante, frontman e fondatore Max Zanotti che, raccogliendo gli umori della band, risponde senza peli sulla lingua risponde alle domande del nostro Sacha Tellini.


Allora Max, dopo aver fondato i Deasonika, e dopo la tua parentesi da solista, hai dato vita, insieme al batterista Stefano Facchi, tuo collega nel precedente gruppo, a questa nuova band, nel 2014: come nasce l’idea di fondare un nuovo gruppo ? E come mai la scelta di chiamarvi Casablanca ?


“Abbiamo deciso di smettere con i Deasonika nel 2009. Arrivati ad un certo punto, io e Stefano Facchi (attuale batterista della band Casablanca), ci siamo guardati negli occhi, e abbiamo deciso di non continuare l’esperienza intrapresa qualche anno prima (2001, ndr): non era più il caso di andare avanti. Benché fossimo fra di noi in buoni rapporti, era arrivato il momento di porre fine all'esperienza. Io e Stefano decidemmo comunque di lasciarci una porta aperta per suonare insieme in una nuova band, e quel giorno è arrivato nel 2014, quando decisi di chiamare Stefano per formare un nuovo gruppo, magari con delle caratteristiche un po' più stoner, rock e blues rispetto a prima: Stefano ha raccolto, fin da subito, con grande entusiasmo l’idea, e, di fatto, abbiamo cominciato da subito con i provini per trovare le persone giuste per questo nuovo progetto. Inizialmente la band, oltre a me e Stefano, era composta da Giovanni Pinizzotto (basso) e Filippo Dallinferno (chitarre): quest’ultimi due hanno deciso di prendere poi altre strade, e adesso, sono con noi Rosario Lo Monaco (chitarre) e Antonio Mesisca (basso).


Per quanto riguarda invece la scelta del nome, abbiamo scelto un nome che fosse allo stesso tempo retrò e caldo, con uno slancio internazionale: prendendo spunto dal titolo dell’omonimo film, abbiamo così scelto un termine che abbracciasse, oltreoceano, quegli stili musicali che più abbiamo ascoltato e che più ci hanno formato nel corso degli anni (Casablanca è un film hollywoodiano, ndr). Pensa che il primo disco era pronto ancora prima di aver deciso il nome della band.”


Da sinistra verso destra: Antonio Mesisca (basso), Rosario Lo Monaco (chitarre), Max Zanotti (voce e chitarre), Stefano Facchi (batteria)

Vi siete formati nel Novembre 2014 e a Giugno del 2015 avete inciso il vostro primo singolo, Gelido, che ha anticipato il disco omonimo uscito poi a Settembre dello stesso anno. Come avete fatto a concepire questo cd in così poco tempo dalla vostra formazione ?


“La maggior parte dei pezzi era già stata composta prima della formazione dell’attuale band. È chiaro che ognuno di noi ha portato poi il suo contributo nella realizzazione dell’album, che è stato prodotto con i suoni più congeniali alla band. Nel secondo disco invece, Pace, Violenza o Costume, è accaduto il processo inverso: avevamo una band già collaudata, ed è stato quindi più un lavoro in saletta che in studio: diciamo pure che la pre-produzione del nostro secondo cd è stata più old style.”


Il vostro secondo disco, Pace, Violenza o Costume, che state presentando in varie città italiane con il vostro tour, ha ulteriormente convinto la critica musicale dopo il vostro primo lavoro, che ha avuto un buon successo. Qual è il messaggio che volete dare attraverso il vostro ultimo lavoro ?


“Non vogliamo mandare nessun tipo di messaggio: non vogliamo essere troppo impegnati politicamente, non ci sentiamo all'altezza. Abbiamo voluto casomai stigmatizzare un aspetto dell’essere umano, le sue varie sfaccettature e personalità, che vengono fuori quando una persona è sotto pressione. Questo è il motivo del perché abbiamo deciso di utilizzare un toro all'interno della nostra copertina di Pace, Violenza o Costume: il toro è un animale pacifico, ma per costume diventa violento, e così anche le persone. Quando poniamo una persona sotto pressione, è allora che viene fuori la vera personalità dell’individuo; ponendo una persona in contesti tra loro differenti, avremo come risultato altrettante sfaccettature della persona stessa, a seconda delle situazioni in cui quest’ultima si trova. Tutto questo, avviene, a maggior ragione, in una società come quella di oggi, che tende ad estremizzare ed esasperare certi aspetti della nostra personalità.”


Rosario Lo Monaco, chitarrista della band

Qual è il singolo del vostro ultimo album che più vi è piaciuto incidere ?


“Per me, Stefano e Rosario, è probabilmente un Punto di Sutura, anche se Lei è un altro pezzo che ci piace da matti suonare. Per Antonio (Mesisca, ndr), che è entrato da circa due settimane nella band, su consiglio del nostro ex bassista, pur non avendo preso parte alla registrazione in studio dell’album, il pezzo che più gli piace suonare dal vivo è Niente Rose. Antonio è stata veramente una bella sorpresa, non era facile trovare un altro batterista che facesse così al caso nostro.”


Come siete arrivati ad essere ospiti del Pistoia Blues e che effetto vi fa aver aperto la serata conclusiva del festival, che contava ospiti del calibro di Mark Lanegan, Supersonic Blues Machine e Billy F. Gibbons ?


“È stato David Bonato (responsabile dell’ufficio stampa della band, ndr), ad annunciarci che avremmo preso parte al Pistoia Blues; quando poi, abbiamo saputo quale sarebbe stata la serata in cui saremmo saliti sul palco, per noi è stata un’emozione incredibile. Per me (Max, ndr), è come se si fosse chiuso un cerchio: ricordo che nel ‘93 andai a Milano ad assistere ad un concerto di Mark Lanegan, avevo ventitré anni, e non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto nella vita. Uscii da quel concerto veramente estasiato da ciò che avevo visto, tanto da pensare che avrei voluto fare anch'io, un giorno, qualcosa che facesse provare ad altre persone le emozioni che provai io quella sera. Venticinque anni dopo, mi sono ritrovato a suonare sullo stesso palco dove, dopo di noi, è salito anche lui. Pazzesco.”


Siete definiti dalla critica di settore una band che suona “rock alternativo”, con richiami musicali agli anni Settanta propri del genere cantautoriale. Qual è, secondo voi, la definizione che più vi si addice per inquadrare ciò che siete e ciò che suonate ?


“In una parola è ovviamente impossibile riuscire a rispondere alla tua domanda. Se devo racchiudere le nostre personalità, il nostro background musicale, quello che noi abbiamo in testa quando suoniamo, direi che potremmo definirci potenti, viscerali ed eleganti. Viscerali perché c’è della meridionalità all'interno della band che comunque viene fuori nelle nostre canzoni; potenti perché cerchiamo di imprimere, con la nostra musica, dei suoni “forti”; eleganti infine, perché, di fatto, la nostra musica è figlia di ciò che abbiamo ascoltato per anni, e non posso dire che siamo stati educati male, almeno da questo punto di vista. Tutti noi abbiamo messo i nostri ingredienti per far sì che Casablanca avesse queste caratteristiche fin dagli esordi, ed oggi, nonostante siano cambiati due interpreti, ancora ci contraddistinguono. Antonio, che è arrivato da poco, mi ha fatto notare una sfaccettatura legata al nostro nome molto interessante, ossia che anche il termine Casablanca ha una sua eleganza.”


Venendo alla tua carriera Max, e a quella di Stefano, c’è stato un episodio specifico che vi ha portato a concludere l’esperienza con i Deasonika ?


Fu proprio sui pezzi del disco che stiamo portando in tour che non riuscivamo più a trovarci fra di noi. Avevamo perso qualcosa a livello di empatia nel nostro rapporto, alcuni meccanismi non funzionavano più bene: confrontandoci fra di noi, per non rovinare quello che di bello avevamo fatto fino ad allora, abbiamo deciso di scioglierci. Era arrivato il momento di porre fine a quella che rimane comunque una bellissima esperienza.”


Tu Max, pensi che produrrai ancora qualcosa da solista ?


“Sì, penso proprio di sì: l’ho sempre fatto e credo che continuerò a farlo. Non tanto per velleità, quanto per pura esigenza artistica e personale, anche se, tutto quello che ti può dare l’appartenenza ad un gruppo, è impareggiabile. Le emozioni che riesce a trasmetterti la musica sono davvero eccezionali anche se, al giorno d’oggi, è veramente difficile riuscire a trovare il proprio spazio in questo mondo.”


In che senso ?


“Chi decide di affacciarsi oggi al mondo della musica ha veramente tutta la mia stima: ci vuole veramente molto coraggio. Hai tante scorciatoie a disposizione per giungere ad uno stesso risultato, ma lo stesso risultato non è. Oggi, tutti possono pensare di fare un disco, ma non può essere così: non tutti possono fare tutto, e nella musica, come in tutti gli altri mestieri, questa apertura verso possibilità mai avute prima scredita il lavoro di chi ha talento, abbassando nettamente la media di ciò che fruiamo, in ambito musicale e non. La classe dirigente degli ultimi vent'anni ha fatto implodere una nazione che era florida a livello artistico; in più, l’avvento di internet, ha nettamente “dopato”, fino a distorcere completamente, il mercato musicale. Dal momento che la musica è diventata accessibile gratuitamente, ha portato ad una prospettiva mai vista prima, cioè ad avere la possibilità di far determinare il mercato musicale da adolescenti, ma un dodicenne non ha, e non può avere, per ovvie ragioni, una cultura musicale tale da poter premiare chi veramente se lo merita. È diventata tutta una questione d’ immagine: questo, secondo te, non è doping ? Ed i promoter, nemmeno a dirlo, hanno sposato questa strada, contribuendo a rinsaldare questo circolo vizioso.”


Quali sono, per concludere, i progetti futuri della band ?


“Suonare, suonare e ancora suonare, e fra un po' cominciare a pensare al nuovo album. Ci hanno detto da poco che, a Dicembre, faremo il vinile dell’ultimo album con due pezzi inediti nuovi, ancora tutti da scrivere, e siamo veramente molto entusiasti all'idea di dover rientrare a breve in studio.”




Articolo di Sacha Tellini.

Tutte le foto sono di Alejandro Joaquin Soto.



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