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“Noi, un gruppo indipendente ma non indie”: gli Zizzania si raccontano a Rockography

Una bella chiaccherata con la band originaria di Sciacca (Agrigento), che ha da poco concluso il giro della penisola per la promozione del loro secondo album, Eclissi.


Allora ragazzi, come nasce, nel 2012, l’idea di formare la band ?


“L’idea di fondare la band è stata mia (Gigi Gallo, chitarrista della band, ndr), con l’idea di incidere brani rock inediti in italiano, visto che non se ne sentivano più da un po' di tempo. Il rock, nella sua definizione classica, è praticamente sparito, complice un sistema di produzione musicale che sta facendo di tutto per ucciderlo: abbiamo quindi deciso di fare tutto da noi e di immergerci in questa nuova avventura. “


La formazione attuale è la stessa delle origini ?


“No, ci sono stati una serie di assestamenti che hanno portato alla formazione attuale della band, che dura dal 2014. Oltre a me (ancora Gigi Gallo, ndr), gli altri componenti della band sono Saverio Liberto (chitarre), Alessandro Smecca (basso), Gery Palazzotto (batteria) e Umberto Coco (voce), l’ultimo entrato nel gruppo, proprio nel 2014.”


Il vostro primo album, Alchimia, arriva nel 2016, ed è un album completamente autoprodotto: come mai la scelta di fare tutto da soli ?


“Perlopiù è stata sicuramente una motivazione economica. Oltre a questo motivo, secondo noi il primo disco è giusto farlo completamente da soli, cercando magari una produzione più grande se ci sono delle potenzialità effettive, difficilmente definibili prima della composizione del primo cd: il primo album è quasi sempre un esperimento, fai quello che ti viene dal cuore, senza mestiere, senza, più o meno, alcuna esperienza. Il nostro, per fortuna, è stato un esperimento riuscito, fatto che ci ha dato una straordinaria forza per andare avanti: col tempo, ci siamo fati un piccolo pubblico che ascolta le nostre canzoni, abbiamo vinto dei festival e abbiamo inciso un altro cd, e la forza di fare tutto questo, l’abbiamo tratta in gran parte dal nostro primo disco.”


Che cosa è stato, e cosa è ad oggi, per voi, Alchimia ?


Alchimia è stato fondamentalmente il nostro primo figlio, la nostra prima volta: è stato, senza dubbio, un punto di partenza, qualcosa che, come detto, ci ha dato una spinta enorme nel fare tutto quello che finora siamo riusciti a realizzare, secondo album compreso.”


Una foto della band durante l'intervista. In alto, da sinistra verso destra: Gery Palazzotto (batteria), Umberto Coco (voce), Gigi Gallo (chitarre); in basso, a sinistra, Saverio Liberto (chitarre), a destra Alessandro Smecca (basso)

A questo proposito, lo scorso Giugno è uscito, appunto, il vostro secondo cd, Eclissi, questa volta prodotto da Fabrizio Simoncioni (produttore musicale e, fra le altre cose, collaboratore musicale dei Negrita e di Piero Pelù). Che cosa differenzia, oltre alla produzione, il vostro secondo album dal primo ?


“Sicuramente la consapevolezza. Noi abbiamo lavorato a questo disco con le idee molto più chiare rispetto al precedente: avevamo molta fiducia nei nostri dieci brani dell’album, per questo abbiamo deciso, nella fase di pre-produzione, di fare ascoltare la demo a Simoncioni, che con molto entusiasmo ha deciso di collaborare con noi e quindi di produrre il nostro cd, rendendo il tutto davvero magico e speciale. Considera che noi veniamo dalla Sicilia che, a livello musicale, offre purtroppo pochissime opportunità: andare a lavorare con una persona che, oltre ad aver vinto 57 dischi di platino e svariati dischi d’oro, ha prodotto alcuni cd con i quali noi siamo cresciuti, è stata per noi davvero un’emozione unica. Ci piacerebbe, un domani, diventare quello che è oggi Fabrizio per noi: un punto di riferimento a livello musicale per qualcun altro.”


Qual è il massaggio connesso al vostro ultimo album ?


“É un disco che parla di mostri, e abbiamo usato il termine “eclissi” proprio per questo: nell’antichità, quest’ultima veniva vista come un fatto assolutamente misterioso, che incuteva timore. Il nostro ultimo lavoro parla proprio di questo: dei mostri e delle paure che ha ciascuno di noi, in riferimento sia a quelle interne, sia a quelle provenienti dall’esterno, come abbiamo raccontato, ad esempio, sia nel brano Forma e Sostanza che abbiamo scritto dopo il tragico attentato al Bataclan di Parigi, sia nel brano Sei gocce di veleno, che parla delle paure che, in alcune circostanze, possono essere indotte dall’amore. È, di fatto, un invito a combattere le proprie paure, a non tirarsi indietro di fronte a niente. C’è, inoltre, un invito ad esprimersi, a non trattenersi le proprie angosce dentro: la condivisone è senz’altro un fattore che può aiutare molto le persone.”


Nel corso della vostra carriera musicale avete partecipato a numerose manifestazioni: fra le altre, nel 2013 avete preso parte e vinto il Pub Music Festival, nel 2015 siete stati selezionati per il palco di Deejay on stage e nel 2017 avete partecipato, arrivando in finale, a Sanremo Rock. Qual è stata la manifestazione che vi ha gratificato di più ? Perché ?


“A livello di blasone, per noi (Gigi, Saverio, ndr) la cosa più importante che sicuramente abbiamo fatto è stata quella di partecipare a Deejay on Stage, visto che è una manifestazione organizzata da Radio Deejay. Se, però, dobbiamo scegliere l’evento che ci ha lasciato più entusiasmo ed energia addosso è sicuramente il Pub Music Festival, che è stato il primo live della nostra band composto interamente da tutti inediti: per la prima volta abbiamo fatto ascoltare al pubblico qualcosa di veramente nostro, ed abbiamo pure vinto! É stato veramente fantastico: vincere subito un premio, il primo premio, al primo concerto è qualcosa di inspiegabile, a maggior ragione se consideriamo il fatto che l’evento è stato organizzato a Caltagirone, lontano dalla nostra terra di provenienza. 

Per me invece, (Umberto, ndr), che non ero ancora diventato un componente della band quando i miei compagni hanno preso parte al Pub Music Festival, è stato il Sanremo Rock l’evento più significativo al quale ho partecipato finora: ho sentito dentro qualcosa di importante, un’energia mai provata prima che mi ha portato ad affrontare i successivi concerti con più consapevolezza, grinta e determinazione. Anche Alessandro la pensa esattamente come me: non è facile trovare le parole giuste per riuscire ad esprimere cosa si prova a trasmettere qualcosa di sé quando si è sopra un palco.

Per me invece (Gery, ndr), il live più bello è stato quello che abbiamo fatto a Riccione, il Deejay on Stage, perché per la prima volta ci siamo trovati di fronte ad una platea immensa: suonare di fronte a così tante persone è stata per me un’emozione unica, mai provata prima.” 


Gigi Gallo (chitarre), intervistato da Sacha Tellini; sullo sfondo, Saverio Liberto (chitarre)

A proposito di questo tipo di manifestazioni, credete che ci siano degli spazi adeguati di valorizzazione dedicati alle band emergenti in Italia ?


“Per noi no, affatto. Crediamo che in Italia ci sia una quantità molto numerosa di artisti “sommersi” rispetto al mainstream che produce musica di qualità la quale, purtroppo, non trova adeguati spazi di valorizzazione rispetto alle proprie produzioni. Per farti un esempio, nel nostro paese di provenienza, Sciacca, c’è indubbiamente un grande fermento musicale: alcune band fanno musica veramente di qualità e non di dubbio gusto, senza però riuscire a trovare chi potrebbe dare loro la possibilità di acquisire una maggiore visibilità.”


Quale sarebbe la musica che voi considerate di dubbio gusto ?


“Tutto ciò che concerne la musica trap, ad esempio, è qualcosa che svaluta la qualità della canzone contemporanea italiana, e non riusciamo a capire ancora come possa riscuotere così tanto successo. Fondamentalmente, per rispondere alla tua domanda iniziale, noi crediamo che, fra le varie motivazioni che possono essere additate per spiegare un modo di produrre musica che non valorizza a dovere alcune realtà oltremodo interessanti, c’è il fatto che non esistono più i direttori delle radio come c’erano una volta: a Virgin Radio, ad esempio, per scelta non passano più musica italiana, e anche Radiofreccia, il cui nome spiega già tutto, non passa più musica nostrana, e non soltanto di band emergenti purtroppo. Di conseguenza, se l'imprinting dato dalle radio è questo, anche tutti i festival di cui le radio sono organizzatori o partner riflettono questa tendenza a non valorizzare adeguatamente la musica italiana. La nostra musica vuole essere, per questo, anche un grido di speranza: il rock italiano c’è, esiste, ed è molto interessante. Pesiamo a realtà come gli Zen Circus e I Ministri: portano ai loro concerti tante persone e non passano in radio. È incredibile.”


Siete definiti dalla critica come una band appartenente al genere “rock alternativo”: c’è uno stile musicale preciso nel quale sentite di riconoscervi di più ? Quali sono le band italiane alle quali vi sentite più vicini musicalmente parlando ?


“Di fatto, non abbiamo ancora capito bene cosa sia l’indie piuttosto che l’alternative: per noi esiste il rock, che è la grande famiglia sotto la quale, magari, possono essere raccolti altri generi musicali. Facciamo solo rock italiano, che è ciò che più ci piace; possiamo, se vuoi, dire che siamo indipendenti, ma non siamo un gruppo che appartiene al genere indie

Per quanto riguarda le band alle quali ci sentiamo più vicini, oltre a quelle con le quali siamo cresciuti come i Litfiba, i Negrita e gli Afterhours, ci sentiamo oggi molto vicini ai Ministri e ai Fast animals and slow kids, che sono le due band italiane che al momento stimiamo di più.”


La t-shirt ufficiale della band Zizzania

C’è un pezzo che più vi è piaciuto incidere ?


“É molto difficile, se non impossibile, riuscire a rispondere a questa domanda: sarebbe come chiedere ad un genitore che ha più figli, di scegliere a quale vuole più bene. Diciamo che Forma e Sostanza, Perdere le tracce e Mondo quadrato sono i pezzi che più ci piace portare sul palco nei nostri live, mentre, come affetto rispetto alle nostre canzoni, Fortuna e Malafede sono due pezzi estremamente delicati e toccanti, ai quali siamo tutti quanti molto legati. Perdere le tracce non doveva neanche essere inserita nell’ultimo nostro disco, visto che ne avevamo chiuso la produzione, ma una volta che è stata scritta (da Gigi, ndr), abbiamo deciso di includerla nel cd: si è creato qualcosa di magico attorno a questo pezzo, tanto da diventare anche il primo singolo estratto dall’album.”


Quali sono, per concludere, i progetti futuri della band ?


“Il primo step che faremo sarà la pubblicazione del terzo singolo estratto dall’album Eclissi, cioè Oblio, con annessa distribuzione di un videoclip: il tutto, dovrebbe avvenire al massimo entro un mese. Per il resto, dopo un tour che ci ha portato a giro per l’Italia per promuovere il nostro ultimo album, riprenderemo a lavorare sul nuovo disco, su cui, a dire la verità, ci stiamo dedicando già da qualche tempo. Faremo, infine, sicuramente altri live durante l’inverno, che ci porteranno ancora a far visita ad alcune città al di fuori della Sicilia.”



Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono di Alejandro Joaquin Soto.




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