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Nel mondo e nella musica di Nick Drake: la recensione del concerto-tributo "Way to Blue"

È andata in scena due sere fa, domenica 11 ottobre, l'ultima tappa del "Blues Around", il progetto firmato Pistoia Blues che ha portato da metà luglio vari artisti come Edoardo Bennato, Marlene Kuntz, Negrita, Alex Britti e Bud Spencer Blues Explosion, per citarne qualcuno. Un totale di più di 30 eventi svolti intorno al Duomo di Pistoia, molti dei quali a ingresso gratuito.


Rodrido D'Erasmo e Roberto Angelini al teatro Manzoni di Pistoia - photo credits: Pistoia Blues

Domenica sera è andato in scena "Way To Blue", il concerto-tributo a Nick Drake magistralmente interpretato e raccontato dal polistrumentista e arrangiatore Rodrigo D'Erasmo (Afterhours, tra gli altri) e dal cantautore e compositore Roberto Angelini (Niccolò Fabi, tra gli altri). La data, prevista inizialmente all'aperto, è un recupero di fine settembre che va in scena sul palco del Teatro Manzoni di Pistoia: affascinante, elegante, una vera chicca che, nonostante l'inevitabile riduzione dei posti a sedere causa Covid, si rivela un luogo assolutamente perfetto per l'acustica e ideale per il coinvolgimento emotivo della musica in questione, così raffinata e introspettiva.

Sì, perché Nick Drake aveva una voce così flebile e fragile, e allo stesso tempo la sua chitarra era così virtuosa e vorticosa.

"Way To Blue" è un viaggio alla scoperta (o riscoperta) di questo artista immenso, un grande poeta troppo incompreso e troppo poco considerato all'epoca.

È stato davvero emozionante poter tornare ad ascoltare musica dal vivo e, a maggior ragione, aver potuto ascoltarla durante un appuntamento così coinvolgente.

La coppia D'Erasmo-Angelini era stata la prima a tornare a suonare dal vivo in Italia dopo il lockdown di marzo, speriamo che adesso non sia stata anche l'ultima prima di nuove restrizioni!


IL CONCERTO


Lo spettacolo, che si è basato su un'interpretazione in chiave acustica attraverso violino (D'Erasmo) e chitarra e voce (Angelini), ha avuto uno sviluppo cronologico: è stata comunque data maggior attenzione ai brani del primo album di Drake, l'immenso Five Leaves Left. Il secondo disco - Bryter Layter - è stato considerato un po' meno, in quanto i suoi arrangiamenti non si sposavano perfettamente con l'esclusivo utilizzo di violino e chitarra, ma è stata ugualmente (e giustamente) riproposta comunque Northern Sky, la splendida nona traccia del disco e, in chiusura, è stato dato spazio ad alcuni brani della leggendaria terza opera Pink Moon.


Roberto Angelini - photo credits: Pistoia Blues

Pronti, via: si spengono le luci e si sente il meraviglioso arpeggio di 'Cello Song seguito da Three Hours. Da subito ci è chiaro che è presente un'impeccabile alchimia tra i due sul palco. Le dita di Angelini, davvero un ottimo chitarrista, viaggiano veloci e precise arpeggiando sulle corde, e la sua voce leggera riesce addirittura a evocare un po' quella flessione e quella sensibilità della stessa voce di Drake. D'Erasmo, sempre eccezionale col violino in braccio, conferma la sua capacità di illuminare, colorare e dare maggior vita a questi brani dalle melodie così delicate.

Se chiudi gli occhi mentre senti suonare River Man e Fruit Tree, l'albero da frutto (che per l'autore rappresenta la fama) - nel testo in molti hanno successivamente visto un presagio nel destino di Drake: '...they'll all know that you were here when you're gone...' -, è possibile immaginare Nick che compone le canzoni chiuso a fumare dentro la sua stanza.

Prima di proporre Saturday Sun, un brano dai toni più allegri (cosa non così ordinaria per Drake), i due amici sul palco ci offrono un'ambita e riuscita rivisitazione in chiave blues di Way to Blue (dalla quale prende il nome, oltretutto, lo spettacolo) sfociando in una sorta di jam session davvero sentita e gradita.

Passando dalla suddetta Northern Sky, arriviamo al terzo e ultimo disco Pink Moon: Place To Be è un grande classico "drakeiano", sempre meraviglioso, immancabile e instancabile; Parasite viene riproposto chiedendo l'attenzione del pubblico su come una canzone composta quasi 50 anni fa possa essere così moderna; Know è il secondo e ultimo caso in cui i due artisti si prendono la licenza di rivisitare il brano, stavolta con Angelini che dà sfoggio della sua maestria utilizzando la tecnica del tapping, mentre D'Erasmo esegue la melodia della voce. Il brano di chiusura non può che essere Pink Moon: la luna rossa nella cultura cinese è presagio di sventura, è il colore che assume durante l'eclissi, e Drake sembra essere conscio del pericolo alle porte: 'So it's written and I saw it say pink moon is on its way and none of you stand so tall: pink moon gonna get ye all...'. Il dolce accompagnamento di chitarra (costruito da accordi con accordature aperte) sembra voler esorcizzare quel male mentre il violino dà peso alla sensazione di smarrimento, di richiesta di aiuto che c'è.


Rodrigo D'Erasmo - photo credits: Pistoia Blues

Un concerto intimo, curato e magistralmente interpretato da due protagonisti del panorama della musica italiana contemporanea che danno dimostrazione di essere anche due ottimi intrattenitori: con simpatia e rispetto riescono a catturare l'attenzione dello spettatore e a metterlo a proprio agio.

Un tributo sincero, onesto ed emozionate, di uno sfortunato artista che ha riversato tutta la sua speranza di felicità nella musica senza poi riuscire a essere capito. Un genio che con la pubblicazione di soli 3 album è diventato successivamente un punto di riferimento universale per gli artisti degli anni a venire.

Venne riscoperto in particolare a partire dagli anni '80: Robert Smith dichiarò che il nome "The Cure" deriva proprio da una canzone di Nick, Time Has Told Me.

Michael Stipe, Damon Albarn, Thom Yorke e Kurt Cobain tra gli stranieri e Manuel Agnelli, Niccolò Fabi e Andrea Appino tra gli italiani, sono solo alcuni dei nomi che sono rimasti affascinati e influenzati dalle canzoni di questo artista così moderno e all'avanguardia, la cui musica rimane unica ed eterna.


ANEDDOTI e APPROFONDIMENTI


- D'Erasmo e Angelini si conoscono una quindicina di anni fa durante una braciata: passano la giornata parlando di Nick, sorprendendosi di come entrambi siano appassionati dell'artista. Decidono così di incidere, nel 2005, Pong Moon – Sognando Nick Drake (il nome deriva dalla passione di Angelini per il pongo e la copertina dell'album ripropone l'immagine dell'originale Pink Moon, ma costruita, appunto, col pongo).

- Nel corso della serata Angelini ha ricordato il proprio patrigno (un dottore e musicista di nome Vittorio Camardese) riconosciuto come uno degli inventori del tapping, fu proprio lui che gli insegnò questa particolare tecnica, e al quale rende omaggio nella canzone Know.

- Nick Drake era ossessionato dall'esercizio della sua tecnica chitarristica e rimaneva sveglio tutta la notte sperimentando nuove accordature. Raggiunse il suo caratteristico stile grazie all'utilizzo di accordature alternative per creare accordi particolari e altrimenti difficili da ottenere con l'accordatura standard.

Angelini, di brano in brano, accorda la chitarra su quelle accordature speciali, cosa che faceva lo stesso Nick durante i suoi concerti (ma senza aver a disposizione gli strumenti tecnici di oggi!).

- Vengono menzionati John Wood, storico fonico dei tre album registrati; Robert Kirby, storico amico di Nick dai tempi del college nonché il geniale arrangiatore della maggior parte dei brani; Joe Boyd (scopritore anche dei Pink Floyd), produttore e vero e proprio mentore per Nick, colui che, nonostante l'iniziale insuccesso dei dischi di Drake, stipulò un accordo con la Island Records affinché i 3 album in questione non uscissero mai dal catalogo dell'etichetta discografica: si deve a lui l'attuale continua ristampa dei dischi e la loro presenza nei negozi di musica; è quindi sempre grazie a lui se negli anni il ricordo di Drake non è mai morto e l'ascolto della sua musica è aumentato di anno in anno tra le generazioni successive.

Le sue canzoni sono ritenute oggi veri e propri oggetti di culto.

- "Five Leaves Left" era la frase che era stampata sui pacchetti di cartine Rizla che ti avvisava quando "rimanevano le ultime cinque cartine".

- Nick Drake soffriva di depressione (acutizzata anche dall'insuccesso dei suoi dischi) e ciò era molto evidente nei suoi testi. All'età di 26 anni morì nella casa dei suoi genitori (in cui si era trasferito ritirandosi del tutto dalle scene) per via di un'overdose da 30 pasticche di un antidepressivo che gli era stato prescritto. La morte fu classificata come suicidio.

- I suoi genitori fecero incidere sulla lapide del figlio "and now we rise, we are everywhere", testo dell'ultima traccia dell'ultimo disco (Pink Moon), "From the Morning".

- Non esistono registrazioni su Nick, nessun reperto video. Solo foto.


P.S. Oltre all'ascolto dei tre magnifici album, consiglio anche la visione del documentario Nick Drake – Songs in a Conversation uscito circa un anno fa, e registrato, non a caso, dalla coppia D'Erasmo-Angelini, che ci conduce, anche attraverso approfondimenti di altri amici e colleghi, nella musica, nelle parole e nei luoghi del cantautore inglese.


Articolo a cura di Simone Berrettini

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