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"La mia prima esibizione? È stata in parrocchia" - Fabio Fraschini si racconta a Rockography

Aggiornato il: 22 mag 2019



Allora Fabio, ci racconti come mai hai deciso di suonare il basso come strumento musicale e a che età hai maturato questa decisone ?


"Mi divertivo fin da piccolo con un organo Bontempi di quelli con i ritmi. Suonavo gli accordi oppure una melodia ma sentivo che mancava qualcosa affinchè l”arrangiamento” della canzone fosse completo; è così che scoprii il basso e il suo ruolo e decisi di imparare a suonarlo."


Com’è avvenuto il tuo primo approccio con il mondo musicale ?


"Il primo approccio con un'esibizione vera e propria l'ho avuto in parrocchia! Si trattava di un saggio della scuola e le responsabili che se ne occupavano volevano un gruppo che suonasse dal vivo. Così fui “ingaggiato” io e altri miei colleghi/amici con i quali sono in contatto e con alcuni dei quali mi ritrovo ancora oggi in studio o a suonare dal vivo...avremo avuto 15/16 anni..."


Da band che facevano musica estrema (Enthralment, Corpsegod, D-Form), sei passato a incidere dischi con artisti dal suono più “dolce” come Marjorie Biondo ed Enrico Sognato, entrambi presenti a Sanremo nell’anno 2000. Come avviene questo passaggio della tua carriera?


"Non è stato un vero e proprio passaggio. E' come se avessi sempre avuto due “anime” che mi hanno portato ad amare allo stesso modo il metal estremo e il pop. Ascoltavo indifferentemente gli Slayer e Marco Masini, i Paradise Lost e Laura Pausini e ci trovavo anche delle affinità! Attualmente, suonando con i Novembre, le due anime si sono in qualche modo fuse, infatti, il loro è un metal a tratti melodico, denso di atmosfere malinconiche, anni ottanta...insomma...molto “pop”!"


Qual è stato, da bassista, il punto di svolta della tua carriera e il punto più alto che ti senti di aver toccato finora ?


"E' una domanda molto difficile perchè ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentito felice e realizzato per la musica che stavo facendo o per piccole soddisfazioni che arrivavano da un concerto in un club o in un pub. Se parliamo poi di esperienze prestigiose penso che quella con il trio de “Il Volo” sia stata la più alta: due mesi di tour tra Stati Uniti, Canada ed Europa suonando nei teatri più famosi del mondo hanno significato una sorta di realizzazione di un sogno."


Fabio Fraschini durante un esibizione con la Rino Gaetano Tribute Band - Tavarnelle di Cortona

Hai collaborato con artisti di portata nazionale ed internazionale (fra gli altri, Daniele Groff, Zero Assoluto, Il Volo, Marina Rei), prendendo parte alla realizzazione di oltre 50 dischi: quali sono le collaborazioni che più ti hanno entusiasmato ?


"Sono state quelle in cui mi hanno lasciato esprimere liberamente. Ricordo con molto piacere il primo disco di Arctic Plateau, un progetto di post-rock per un'etichetta tedesca la Prophecy. C'era un bella atmosfera creativa, sperimentavamo delle soluzioni poco ortodosse, osavamo con delay, riverberi e distorsori, doveva essere una demo e invece è diventato un disco “cult”!"


Parallelamente all’attività di bassista, ti dedichi anche all’attività di produzione musicale, collaborando con molti artisti, fra i quali ricordiamo i Bud Spencer Blues Explosion, Stefano Panunzi e Silvia Salemi: come nasce, invece, questa tua attività ?


"L'attività di producer nasce dalla passione per la computer music. Ho iniziato a “smanettare” con un Atari ST 1040 e il floppy disk del Cubase a 15/16 anni. Realizzavo lunghe catene MIDI con sintetizzatori, campionatori e drum machine. Poi è venuto l'interesse per la registrazione e il missaggio. Quando registravo la mia parte di basso cercavo di rimanere in studio per seguire tutte le fasi del lavoro del fonico. Ho imparato molto semplicemente guardando, poi è arrivato il mio studio, le prime produzioni e l'approfondimento della materia con i corsi e l'esperienza."


Quali sono state, in questo ambito, le collaborazioni che più ti hanno interessato ?


"Sono molte, forse le più interessanti quelle con Stefano Panunzi da solista e con il suo progetto Fjieri. Ho realizzato tre dischi con lui (attualmente stiamo lavorando al quarto) e abbiamo avuto l'occasione di interfacciarci e collaborare con grandi musicisti della scena inglese come Gavin Harrison, Mick Karn, Peter Chilvers, Tim Bowness, Jakko Jaksyk ecc..."


Etichettarti come “bassista” o come “produttore musicale” sarebbe, nel tuo caso, alquanto riduttivo. Ci parli degli altri progetti che hai sviluppato finora in ambito musicale?


"Ho sempre sentito il desiderio di provare a fare qualcosa di mio al di là delle band per le quali ho suonato o per le quali ho svolto un ruolo più “attivo”. Le prime cose erano esperimenti sgangherati di dance “progressive” e di house alcuni dei quali hanno comunque trovato una collocazione come sonorizzazioni o su formato 12”. Da lì ho continuato con la composizione di musica mia, ho realizzato diversi spot e colonne sonore per documentari e cartoni animati. Un progetto al quale tengo particolarmente è però frutto di un connubio tra elettronica e sonorità “vintage” e ha visto la luce proprio lo scorso anno con un disco edito da Cinevox. Il progetto si chiama Starship9 ed è un po' la sintesi delle mie ossessioni da ascoltatore: io ed Ernesto (Cornetta, l'altro Starship) ci abbiamo messo dentro tutto quello che avremmo voluto avere in un album: i grandi temi italiani anni '70, le melodie strappalacrime, l'elettronica anni 80, il rock lisergico, il funk poliziottesco ecc..."


Ce ne sono altri che prenderanno il via in questo anno appena cominciato ?


"Si c'è qualcosa che riguarda un mio progetto chiamato “Six Days On Mars” con una musicista americana Jennifer Matthews con la quale ho avuto modo di fare un mini tour in Italia e registrare dei bassi per un suo disco. Lei in realtà è una cantante folk/rock con la quale ho trovato un curioso comune interesse per sonorità “elettro”. Abbiamo questo EP nel cassetto da qualche anno che, grazie all'interessamento dell'etichetta Terre Sommerse, vedrà la luce nel 2019 anche su vinile."


Sei noto, fra le altre cose, per essere il bassista della Rino Gaetano Band, la cover band ufficiale di Rino Gaetano fondata da sua sorella, Anna Gaetano, che riscuote molto successo. Come sei entrato a farne parte ? Cosa significa, per te, contribuire a portare avanti gli ideali e i valori di Rino Gaetano ?


"Mi hanno chiamato qualche anno fa mentre stavo traslocando e stavo per rinunciarvi. Trattandosi però, oltre che di grandi musicisti, anche di grandi amici mi sono organizzato una postazione di fortuna tra scatoloni e mobili smontati e ho cominciato a tirare giù i pezzi. Devo ammettere che conoscevo poco Rino Gaetano ma suonando con la Rino Gaetano Band ho avuto l'opportunità di scoprirlo, apprezzarne la grandezza e approfondire la sua storia artistica e umana."


Fabio Fraschini durante un esibizione con la Rino Gaetano Tribute Band - Tavarnelle di Cortona

Una foto della Rino Gaetano Tribute Band - Tavarnelle di Cortona

Ci racconti, per concludere, un aneddoto divertente e curioso legato alla tua carriera artistica ?

"Ce ne sono molti...forse uno carino riguarda il tour con Il Volo. Mentre passeggiavo per NY davanti a un Apple Store arriva una troupe di giornalisti per intervistare i potenziali acquirenti dell'allora nuovo iPhone4. I miei colleghi musicisti mi “mettono in mezzo” faccio l'intervista e la sera mentre cenavamo sul tour bus mi ritrovo sul tg delle 20 della CNN! Grandi risate, soprattutto da parte dei tecnici americani meravigliati per l'improvvisa padronanza dell'inglese."



Articolo di Sacha Tellini.

La fotografie sono di Alejandro Joaquin Soto.




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