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"Il Bravo Caffè ? Uno spazio in cui si mescolano con disinvoltura vari generi musicali"

Da oggi, Rockography apre le porte ad un nuovo punto di vista in ambito musicale, ossia a quello di proprietari e gestori di locali che ospitano eventi di stampo musicale all'interno della loro attività. Abbiamo il piacere di inaugurare questo nuovo format con l'intervista al proprietario di un locale, il Bravo Caffè di Bologna, che si pone all'avanguardia, a livello nazionale, nell'ambito dell'organizzazione di eventi musicali: grazie a Massimiliano Cattoli (conosciuto ai più come Max), per l'intervista.


Buona lettura.


1 Da cosa nasce la volontà di organizzare eventi all’interno del locale ?

Il locale, quando fu acquistato, aveva già una tradizione di piccoli concerti. Noi decidemmo di mantenerla. Poi a fine 2015 il primo evento: uno showcase per la presentazione dell’album “Revolution of the Heart” di Howard Jones. Fu un successo e noi ci divertimmo come pazzi. Lì capimmo che avremmo potuto progressivamente alzare Il tiro. E così è stato. Fino al tentativo – secondo noi riuscito – di accreditarci come uno dei migliori live club d’Italia. Unico, senza dubbio, nel mescolare con disinvoltura vari generi musicali, tanto che il claim del locale potrebbe essere “Bravo Caffè: da Gigliola Cinquetti a Robert Glasper” (entrambi hanno suonato al Bravo).

2 Qual è stato l’artista, o la band, che più ti ha entusiasmato per l’esibizione ? E qual è quella che, invece, ti ha colpito di meno ?

Ospitare Enzo Jannacci è stato emozionante (eravamo quasi agli inizi e un nome del genere si imponeva sugli altri dell'ancora spoglio calendario). Enzo sarebbe dovuto entrare sul finale dopo che il figlio Paolo aveva terminato di presentare il suo album. E' rimasto sul palco un'ora per terminare con "Bartali", fatta a quattro mani con Paolo. E tra un pezzo e l'altro i suoi nonsense. Il tutto per la piccola platea del nostro club! Irripetibile!

Pochi, invece, i concerti che non mi sentirei di rifare. Di molti, voi capirete, devo tacere. Posso dire che alcuni musicisti che sono stati grandissimi e occupano un posto di rilievo nella storia della musica dovrebbero, a un certo punto, fermarsi. Meglio farsi ricordare nel pieno delle proprie capacità artistiche. 


Massimiliano Cattoli (in arte Max), proprietario del Bravo Caffè di Bologna.

3 Quanto è difficile organizzare, al giorno d’oggi, questo tipo di eventi ?

Il Bravo vuole elevarsi a club di rango internazionale e lo fa in una delle poche città italiane in cui questo è ancora possibile: Bologna. Certo è che la musica non ha più quel valore - anche sociale - che una volta ricopriva, e trovare un pubblico che realmente l'apprezzi nella sua interezza è compito arduo. Fare un cartellone ti obbliga - e questa è la prima difficoltà - a cercare nomi di qualità che funzionino, prendendosi il rischio ogni volta che si tenta di favorire più l'aspetto artistico e innovativo di quello commerciale. Ogni anno bisogna mescolare agli artisti il cui esito è certo, le novità per non creare un palinsesto identico al precedente. Altro cruccio: i costi. A quelli che deve affrontare un normale ristorante noi addizioniamo le spese - decisamente robuste - che servono per fare funzionare un locale complesso come il nostro: Siae, Enpals, hotel per gli artisti, fonico, ecc...


Un'immagine del palco del Bravo Caffè

4 Ci racconti un aneddoto, legato ad un tuo ospite che ti ha particolarmente colpito?

Inizio 2006. Il primo concerto di Fabrizio Bosso su consiglio del comune amico Diego Frabetti. Non sapevo neanche chi fosse ma volevo fare il mio primo calendario. Bosso, Bulgarelli e Ariano arrivano per la prima volta al Bravo. Non li conosco. Non mi conoscono. Manca tutto. Forse anche il fonico. Mi chiedono del tappeto della batteria. Nessuno mi aveva detto che sarebbe stato necessario. Infiliamo sotto la grancassa e gli altri pezzi un tappetino da bagno preso chissà dove. Aste? Nessuna. Avvertiamo il vicino negozio di strumenti musicali e, con lo scooter, vado a prenderne alcune che mi infilo sotto il braccio guidando di sghimbescio per tornare al Bravo. Quando arrivo freno di botto facendo volare le aste ai piedi dei musicisti che, in mia attesa, stavano fumando una sigaretta davanti al locale. Non sapevano se sorridere o preoccuparsi. Sono sicuro che si sono chiesti dove fossero capitati. Io una maschera di imbarazzo. Il primo di una serie infinita di concerti di Fabrizio Bosso, diventato col tempo un amico, ha avuto la genesi peggiore a cui si potesse pensare. Il tempo, poi, ci ha insegnato a lavorare.



5 Quali sono i progetti del locale per il futuro nell’ambito dell’organizzazione degli eventi ?

Il locale vuole fare ancora meglio quello che propone già da tre/quattro anni (i primi sono stati di riscaldamento): permettersi di mescolare ogni tipo di musica compatibile con i piccoli spazi a disposizione, tentando di attrarre nomi sempre più grandi da dare a una piccola platea che non chiede di meglio che assistere a un concerto del proprio artista preferito come se si trovasse nel salotto di casa. Si, perché al Bravo gli artisti ti suonano letteralmente addosso e, non essendoci uno spazio dietro il palco, devono incunearsi tra il pubblico per raggiungerlo. Chiedendo, ogni tanto, "permesso". 


Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono di Alejandro Joaquin Soto.




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