• Angelo Rendine

I Meganoidi ci raccontano "Mescla" il loro ultimo album (intervista a Luca Guercio)

22 anni di carriera, nati a Genova, a due anni da “Delirio Experience”, cosa hanno fatto i Meganoidi?

“Abbiamo portato Delirio Experience in tour, in lungo ed in largo, per l'Italia. Ci siamo resi conto dell'ottima accoglienza per questo nuovo album ed ho deciso di mettermi a scrivere, per il 2019, un nuovo disco, con Davide. Io avevo già le musiche pronte. Ci siamo messi a lavorare nella settimana di ferragosto, abbiamo registrato a natale 2019 e siamo usciti adesso.”

Suono più maturo dell'ultimo album: cosa avete ascoltato che vi ha “contaminato”?

“In lista sicuramente ci sono i testi, l'intero disco è ulteriormente maturato e per quanto riguarda la musica ci stiamo sempre più dirigendo, con una filosofia quasi “chanel”, ad eliminare il superfluo. Ci sono delle contaminazioni funk, ma si tratta di un background piuttosto antico dei Meganodi. Io a quattordici anni facevo rhythm and blues e funk, negli anno 90 a Genova, suonavo con i gruppi che più portavano in giro il funk. In realtà si tratta di un ritorno alle origini che i fan dei Meganoidi non conoscevano.”

Attraverso i vostri cinque album è riconoscibile questo mutamento, dalle contaminazioni punk iniziali a quelle di adesso...

“Guarda noi abbiamo sempre interpretato la produzione in maniera molto punk, nel senso che 'ce ne freghiamo' e facciamo quello che ci piace. Il bello di questo lavoro è di preoccuparsi di fare qualcosa che ti rappresenta per poi collocarlo sul mercato e non fare il 'compitino' solo per avere la certezza che funzionerà. Per noi sarebbe stato fallimentare lavorare in questo modo.”

Cover dell'album Mescla


C'è una sorta di ricerca interiore nei testi e nelle sonorità di questo album: bisogno di cambiamento o influenza delle situazioni sociali?

“In Mescla vengono trattati diversi temi, tutti racchiusi in una parola sola: consapevolezza! Ci sono brani, come "1982", che narrano di come in età infantile cadendoti un ghiacciolo a terra, senti la necessità di dare la colpa all'unico vero responsabile che sei tu. Fa parte del processo di maturazione quando ti rendi conto che sei tu responsabile del tuo errore, è il primo momento della vita in cui non dai la colpa agli altri e quindi ti prendi le tue responsabilità, anche se in 'piccolo'. Questo tema viene trattato anche in maniera più ampia in un altro brano, in 'persone nuove': si parla della necessità di essere più vicino a ciò che ci fa star bene e ciò che fa star bene gli altri. L'uso delle parole giuste, anche i toni. Quando si parla di alcune tematiche dovremmo tornare un pochino alla sobrietà, restando aperti a ciò che non conosciamo. La nostra evoluzione culturale avviene scontrandoci con chi la pensa diversamente da noi o anche con chi semplicemente ha un'altra storia da raccontare...questo potrebbe farci diventare 'persone nuove'. Il titolo dell'album "Mescla", parola portoghese che significa 'miscuglio' indica proprio l'esigenza, da parte nostra, ma anche da parte delle persone, è chiara una visione di apertura e curiosità nel conoscere ciò che è più distante da noi. Ci stanno dicendo inoltre che il nostro disco è profetico in merito ad alcuni testi, in particolare per la frase 'le distanze sono un'ottima scusa per restare uniti!'”.

La contrapposizione del titolo di un altro brano "Toast e Champagne", fra ciò che è estremamente raffinato e una cosa sostanziosa, come il toast...

“Tutto ciò che sembra estremamente distante non è detto che poi lo sia. Noi Genovesi mettiamo la focaccia salata e piena d'olio nel cappuccino, per dirti! Abbiamo questa usanza...siamo attratti dalle contraddizioni, da cui può nascere una nuova visione. Quindi Toast e Champagne, che poi nasce da un gioco di parole, è il pasto veloce di fretta da godere comunque con delle bollicine.”

Questo disco è dedicato a qualcuno o a qualcosa?

“C'erano alcuni brani dedicati...ad esempio Gocce o Rimaniamo sempre qui, erano dedicati a mia figlia. Nel tempo, alcuni di noi sono diventati genitori! Questo disco invece è più dedicato allo stare assieme, forse ora ce ne stiamo rendendo conto, di quanto la condivisione e l'aggregazione sono cose per cui davvero vale la pena esistere per gli essere umani. Questa situazione che stiamo vivendo non dobbiamo pensare sia normale, lo stiamo facendo per far fronte ad una situazione, per combatterla, perché non abbiamo altri strumenti. E' dovuto, in questa fase, diventar normale una cosa che in realtà è contro natura, come i bambini a casa che non possono uscire. Il diritto all'infanzia è uno dei punti cardine per crescere un figlio, se tu tuo figlio lo lasci in casa un mese, te lo portano via gli assistenti sociali. E' difficile cercare di non essere colpiti da questa situazione, ma dobbiamo provare ad esserne semplicemente 'attraversati'.”

Questo è un periodo un particolare, qualcuno si sentirà anche un po' giù. Anche voi come gruppo avete attraversato momenti di “down”? Come hanno reagito i Meganoidi?

“I momenti brutti ci sono sempre, in tutte le realtà lavorative, amichevoli e familiari. Noi li abbiamo sempre affrontati, perché ci sono stati, facendo per inesperienza, delle 'belinate' ma imparando. Li abbiamo affrontati con una gradevole incoscienza, ci siamo sempre dati come obiettivo quello che ci piace: la musica. Per questo diventa difficile perdere le staffe, ma diventa invece più semplice continuare a lottare per ciò che ti piace, se ti piace veramente. Quando abbiamo poco da dire, abbiamo continuato piuttosto a far concerti, senza necessariamente buttar fuori dei dischi che in realtà non avevano nulla da dire. Torniamo al discorso di prima, noi viviamo l'autoproduzione con molta libertà e con molto piacere.”


I Meganoidi al completo

Siete degli animali da palcoscenico...quindi per voi quanto è importante fare live? E quanto è doloroso non farne in questo periodo?

“Se oggi nel 2020 è uscito un album come Mescla è grazie ai Meganoidi ma anche grazie al fatto che noi abbiamo parlato ed ascoltato chi ci ascolta. Per questo li chiamo famiglia e non fan. Quindi la cosa che mi piace dei live, oltre alla condivisione della musica, è il rapporto col pubblico. Non esiste il palco e giù dal palco, è una cosa che viviamo assieme quando siamo lì e quindi quella è la cosa che mi manca di più ed è doloroso non riuscire a farlo e non avere questa vicinanza con le persone che ci hanno supportato.”

Come state portando avanti Mescla visto il periodo? Forme alternative di promozione o attediamo un tour non appena possibile?

“Noi lo stiamo promuovendo a livello mediatico, sui social, in radio, con interviste di ogni genere. Faremo sicuramente delle sessioni live on line, ci verranno sicuramente in mente delle idee, ma quando tutto ripartirà...noi partiremo sicuramente con il tour di Mescla. Abbiamo congelato il momento, ma speriamo che l'attività live parta il prima possibile non solo per il nostro lavoro, ma sopratutto perché dietro noi ripartono tantissime altre persone che che oggi sono state completamente dimenticate e lasciate senza alcun ammortizzatore sociale.“

Ti va di salutari i nostri e i vostri amici?


“Ma certo! Un saluto tutti i lettori di Rockography e tutti i fan dei Meganoidi, tutti gli amici ma sopratutto loro che stanno ascoltando musica e scalpitando per ritornare a condividere la musica con gli altri sotto un palco.”

intervista a cura di Angelo Rendine.

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