• Angelo Rendine

I HATE MY VILLAGE il super gruppo italiano capitanato dall'estro di Adriano Viterbini

Immaginate se come in un fenomeno di fermentazione musicale spontanea, la chitarra di Viterbini (BUD SPENCER BLUES EXPLOSION) e la batteria di Rondanini (CALIBRO 35, AFTERHOURS) iniziassero a lievitare dopo la loro unione e a diffondersi con movenze tribali all’interno di una sala d’incisione.

Se poi “all’impasto” si aggiunge quel pizzico di sale dato da Marco Fasolo (JENNIFER GENTLE) allora questo universo sonoro maturato a seguito dell’incontro di due artisti africani Bombino e Rokia Traoré, darà origine a quel super gruppo tutto italiano che risponde al nome di HATE MY VILLAGE.


Ad una complessità sonora decisamente innovativa e moderna che miscela passaggi blues a influenze afro, e armonie funk e prog a ritmi convulsi si aggiunge poi la vocalità interpretativa e inconfondibile di Alberto Ferrari (VERDENA).


L’album omonimo che ne nasce è la commistione perfetta e mai scomposta di tutta l’autonomia compositiva che proviene dai due musicisti principali della band.

Se il visionario Marco Fasolo oltre a produrre l’album suona il basso nelle esibizioni live, Viterbini e Rondanini hanno fatto un attento lavoro partendo dalla loro vena creativa nata da improvvisazioni di forte personalità compositiva.




Il brano manifesto è sicuramente FAME, traccia psichedelica e decisamente ammiccante che dà lo spessore identificativo del loro primo lavoro.

L’ispirazione del progetto molto Lo Fi, grezza, e sporca si inserisce in un movimento indie italiano mai cosi “ispirato” dai primi anni 90 ad oggi.

Niente atmosfere post-grunge per questo album come ci si poteva aspettare dalle due chitarre incise ma solo blues molto più “tribale” che elettrico.

Il super gruppo afro-beat ci sorprende e risulta enigmatico già dalla copertina, disegnata da Scarful, un artista romano che ha riprodotto una locandina di film horror anni 70.

Un ascolto non in cuffia è altamente consigliato, lasciatevi scorrere le onde sonore di questo album, magari live, e desidererete già dal primo ascolto l’uscita del suo seguito.


Articolo a cura di Angelo Rendine.





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