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"Grazie Walter Savelli per avermi avviato al pianoforte": Eric Buffat si racconta a Rockography


Compositore, pianista, arrangiatore italiano: questo e molto altro è Eric Buffat. Lo abbiamo incontrato nello studio OSB - Officina Sonora del Bigallo, che ringraziamo per l'ospitalità: di seguito, l'intervista.


Partiamo dalla origini Eric: come avviene il tuo primo approccio al mondo della musica?


"Il mio incontro con il mondo della musica parte da molto, molto lontano, dal tempo della scuola media. Durante quel periodo, la scuola che frequentavo aveva organizzato un corso per pianoforte, che io decisi di fare perché mi piaceva molto la musica: avevo due nonne pianiste, e questo esercitò senz'altro una notevole influenza su di me. Al primo giorno di lezione, si presentò subito un problema: eravamo in troppi, davvero troppi per poter seguire un corso di pianoforte, e i nostri insegnanti decisero quindi di fare un corso di chitarra, abbandonando quindi il pianoforte. Ad un certo punto, diventammo in troppi anche per il neonato corso di chitarra: lo strumento attorno al quale si sviluppava il corso cambiò ancora, dato che venne deciso di organizzare un corso di flauto dolce. A questo giro, però, mi rifiutai: al flauto dolce proprio non ero interessato, tant'è che decisi di smettere poco dopo aver cominciato. Il maestro di flauto aveva però capito che io avevo del potenziale, quantomeno rispetto ai miei coetanei di allora, tanto da arrivare a regalarmi il suo flauto di legno, che a differenza del flauto di plastica che tutti avevamo, aveva un suono "meraviglioso". Da lì ho cominciato ad appassionarmi alla musica, perché suonarlo mi dava molta soddisfazione. Per allargare ancora di più i miei orizzonti, cominciai ad andare dai miei vicini di casa che avevano uno dei primi organi Bontempi, oramai classificabile come un reperto storico musicale: proprio su quell'organo abbiamo cominciato a suonare le prime canzoni, con il gruppo che avevo messo su all'epoca. Suonavamo con qualsiasi cosa potesse fare al caso nostro: dalle pentole ai coperchi, passando per i fustini del detersivo, tutto ciò che esprimesse un suono a noi congeniale veniva sfruttato al massimo. Successivamente, decisi di comprare il primo organo da tenere in casa e questi modelli non differivano molto da quelli da chiesa. Poi, un giorno, lo stesso negozio che mi aveva venduto l'organo, organizzò un corso con Walter Savelli, pianista di Claudio Baglioni, che dal quel momento divenne il mio maestro. Era un corso di musica pop rock molto avanzato per l'epoca (stiamo parlando del 1977/1978, ndr) in quanto il corso si svolgeva con tutti gli studenti in cuffia, e l'insegnante ci poteva ascoltare a turno con tecnologie molto avanzate per l'epoca. A fine corso, Savelli mi disse che secondo lui avevo talento e mi consigliò di cominciare a studiare con lui pianoforte. Furono 7 anni e mezzo meravigliosi, direi indimenticabili: alle mie lezioni individuali, alternavo una volta a settimana lezioni di gruppo insieme ad altre persone che sono poi diventate miei cari amici, e che lo sono tutt'oggi, fra questi Paolo Vallesi, (con il quale, dal 23 maggio al Teatro Puccini di Firenze, ripartirà in tour, ndr)."


A soli 18 anni hai cominciato l'attività di musicista in vari locali della Toscana: quanto è stato importante, per la tua formazione, aver fatto la gavetta?


"È stato a dir poco fondamentale. La mia gavetta è iniziata all'età di 18 anni, quando ho cominciato a suonare in alcuni locali a giro per la Toscana, dove facevo piano bar. Tanti anni di serate dal vivo, di matrimoni, di feste private sia in Italia che all'estero. Avevo un repertorio di quasi mille pezzi sia suonati che cantati: una cosa che, a ripensarci oggi, quasi mi impressiona. Mi e’ servito molto perché, grazie a tutta l'esperienza fatta con le serate, ho potuto poi fare, tra le altre cose, anche il corista in molti dischi, avendo per natura un'ottima intonazione, una grande resistenza dovuta alla gavetta e un timbro di voce relativamente anonimo, che si amalgamava bene con le voci dei coristi professionisti.”

Eric Buffat e Sacha Tellini durante l'intervista nello studio OBS - Officina Sonora del Bigallo

Qual è stato il punto di svolta della tua carriera ?


"Il punto di svolta della mia carriera è arrivato quando Paolo Vallesi, che lavorava in uno studio di registrazione di Modena, il Sant'Anna Recording Studio, dove sono stati registrati alcuni dei più importanti dischi degli anni '90 con artisti nazionali ed internazionali e che purtroppo oggi non è più attivo come lo era un tempo, fu chiamato a partecipare, nel 1990 ad un'edizione di Sanremo nella categoria "giovani". Mi chiese di sostituirlo momentaneamente, convinto che sarebbe tornato di lì a poco a riprendersi il suo posto di arrangiatore. Successe invece che Paolo vinse l'edizione di Sanremo "giovani" con il brano "Le Persone Inutili" e io mi ritrovai quindi a lavorare allo studio a tempo pieno perché Paolo non aveva più tempo per poterci stare dietro. Successivamente, per il suo secondo disco, Paolo mi chiamò a lavorare con lui come programmatore di computer: mi fece conoscere il suo produttore di allora, Dado Parisini, che mi volle con se per i successivi 11 anni, durante i quali ho avuto la fortuna di lavorare con artisti del calibro di Laura Pausini, Irene Grandi, Raf, e tanti altri ancora.”


Durante il corso della tua attività artistica, hai finora collaborato con artisti di fama nazionale e internazionale: da Raf a Irene Grandi, Laura Pausini, Michele Zarrillo, Ivana Spagna, da Pino Daniele a Phil Collins. Qual è stata la collaborazione che più ti ha entusiasmato? E perché?


"Le collaborazioni sono state tutte importanti. Con alcuni artisti ho lavorato di più, con altri è stata proprio una toccata e fuga. Gli anni '90 sono stati un periodo di grande fermento musicale, anche se già si cominciava ad intravedere la fine di quella che possiamo considerare la "grande musica" italiana. Fare un nome scegliendo fra gli artisti con i quali ho collaborato è veramente complicato: farei un torto agli altri, visto che ogni esperienza mi ha lasciato comunque qualcosa di molto importante. Lavorare con la Pausini è stato sicuramente fondamentale per la mia crescita personale, perché ho girato il mondo per fare dei concerti che hanno richiamato veramente grandi, grandissimi numeri. Ma, al contempo, anche lavorare con Vallesi è stato, e lo è ancora, altrettanto importante: al di là del fatto che siamo amici da moltissimo tempo ormai, anche lui è un artista che mi ha dato molto, da cui ho imparato tanto. Per non dimenticare, fra gli altri, anche Raf, artista che già adoravo ai tempi in cui facevo musica nei piano bar: è stato davvero emozionante ritrovarmi a suonare accanto ad un artista del quale ho sempre avuto così tanta stima e considerazione."

Eric Buffat

Hai anche partecipato ad alcune trasmissioni televisive, dove hai ricoperto svariati ruoli. Pensi che i talent show di oggi, perlomeno in ambito musicale, siano una vera e concreta opportunità per gli artisti?


“Ho partecipato come coach a fianco di Rudy Zerbi ad "Amici" di Maria de Filippi e successivamente ad un programma pilota con Carlo Conti che e' diventato oggi "Tale e Quale Show". Forte di queste esperienze, sicuramente molto significative, posso dirti che per me lo sono, in quanto permettono a tanti ragazzi di potersi far conoscere, e questo sicuramente non è poco. Ogni anno da questi circuiti emerge qualcuno che riesce ad avere successo: sono senz'altro un'ottima vetrina, anche perché sono venuti a mancare altri spettacoli, come ad esempio il Cantagiro o il Festivalbar, che sono stati programmi musicali molto importanti per la musica perché rappresentavano una vetrina per i cantanti emergenti e non. L'unico oggi rimasto e' chiaramente il Festival di Sanremo, al quale ho peraltro partecipato in veste di Direttore d'orchestra con Michele Zarrillo, con la canzone "5 Giorni”: è stata un'esperienza davvero unica. È anche vero che il formato talent tende, in una certa misura, a richiedere ai propri partecipanti alcune doti che sono più congeniali al mondo della televisione che a quello della musica: da questo punto di vista, siamo lontani anni luce dalla ricerca degli artisti che le case discografiche italiane facevano negli anni '60 o '70, e anche dal tempo di maturazione che queste concedevano per crescere agli artisti nei quali credevano. Chiaramente i tempi televisivi seguono un'altra logica: se funzioni bene anche per questo format sei ok, altrimenti sei fuori. Rimangono comunque un'ottima opportunità, in un mondo in cui diventa sempre più difficile riuscire a farsi strada."


Com'è cambiato il modo di fare la gavetta in ambito musicale, rispetto a quando ha dovuto farla la tua generazione? Pensi che sia meglio oggi o allora?


"Non credo sia una questione di meglio o peggio, perché non puoi fermare quella che è la naturale evoluzione delle cose, anche se è chiaro che ai nostri tempi, la gavetta c'era ed era tosta. Al di là di quella che ho fatto io, prendi ad esempio Irene Grandi: anche lei prima di diventare famosa ha fatto moltissime serate nei locali, che le hanno poi permesso di salire su un palco di fronte a tanta gente e a saper come fare per intrattenerla. Oggi la situazione è chiaramente molto diversa. Per prima cosa, di locali dove suonare ce ne sono sempre meno, e questo di certo non aiuta! Oltre a ciò, se un tempo fare un disco era, nel suo complesso, un procedimento complicato, oggi con un computer puoi creare, sviluppare e finire un progetto anche da casa. È chiaro però che ciò che ti può dare uno studio professionale come questo in cui siamo adesso è tanto, troppo di più rispetto a quello che uno riesce a fare in autonomia senza l'ausilio di certi strumenti."

Eric Buffat al pianoforte di OBS - Officina Sonora del Bigallo

Fai molti corsi di formazione per ragazzi dove insegni fra le altre cose, anche le tecniche di scrittura di una canzone. Quali sono i consigli che vorresti dare a tutti quelli che aspirano a fare questo mestiere?


"Io adoro insegnare, e cerco di dare a questi ragazzi dei consigli utili basati sulla mia esperienza personale. Questo mi diverte molto, e vedo che loro si divertono con me, quindi la soddisfazione è veramente tanta. Cerco di trasmettere l'entusiasmo che ancora ho dopo tanti anni di carriera.

Il primo consiglio che do sempre, è quello di avere tanta, tantissima passione e altrettanta pazienza, perché non tutte le cose vengono alla prima, anche se devo dire che i ragazzi di oggi arrivano con alcune canzoni davvero molto belle rispetto a quello che mi sarei aspettato da giovani inesperti. Più che un insegnamento, alcune volte sembra che si tratti di una vera e propria collaborazione. Per continuare, la gamma dei miei consigli comprende anche le cose che possono sembrare banali, perfino stupide! Ad esempio, ricordarsi un buono spunto, una buona idea mentre una persona suona uno strumento, è una cosa difficile da fare: può darsi che venga ben presto dimenticato, è una cosa che succede. Per ovviare a questo, dico sempre ai miei alunni di organizzarsi in modo tale da potersi registrare, così da non perdere niente. Specialmente quando uno è all'inizio, quando il processo di memorizzazione è ancora più complicato, è buona regola registrarsi sempre, per non perdere niente di quanto fatto."


Qual è la tua opera artistica della quale sei più fiero?


"Sono molto legato a tutte le canzoni che ho scritto per la Pausini, per Raf, per Irene Grandi, per Vallesi e tutti gli altri, perché ognuna di queste rappresenta un momento diverso della mia vita, e sono molto contento e orgoglioso che a distanza di anni ancora vengano proposte, sia ai concerti che in radio. "


Compositore, pianista, arrangiatore, corista, programmatore e songwriter: in quale di queste categorie professionali si riconosce di più Eric Buffat?


"Per gran parte della mia carriera ho svolto il ruolo di programmatore di computer per la musica, e questo è sicuramente un ruolo al quale sono affezionato. Anche la parte del corista, che ho ricoperto tante volte da turnista, mi piace molto. Ma forse, se devo proprio scegliere, quella di compositore è la parte che più mi piace del mio lavoro: è la parte creativa, è quella che ti dà più soddisfazione, quando riesci a scrivere qualcosa di bello. Tanto per citarti un esempio non molto lontano nel tempo, quando ho lavorato con Fiorello all'Edicola Fiore in qualità di Direttore Musicale e pianista, ho avuto modo di scrivere, fra tante altre, la canzone di Natale, che è stata apprezzata da tutto lo staff del programma e dal pubblico: questa è stata sicuramente una grande soddisfazione."


Quali sono i tuoi progetti futuri ?


"Per fortuna ne ho tanti. Sto realizzare un progetto in Brasile a cui tengo molto, ma non vi dirò di più, e questa estate girerò l’Italia con Paolo (Vallesi, ndr).

Sicuramente continuerò con i corsi, cercando di ampliarne il numero il più possibile. Adesso sto tenendo anche dei corsi di Music Business, di Professional Development, di Storia della Musica e di analisi delle canzoni dei Beatles, di Lucio Battisti e, in futuro di De Gregori e Lucio Dalla. Altri corsi che tengo sono quelli di Produzione Musicale, corsi di Scrittura per musiche da film, corsi di Orchestrazione Virtuale, corsi di scrittura di partiture per orchestra al computer. Mi piacerebbe organizzare un corso dedicato esclusivamente alla scrittura dei testi delle canzoni, che non è proprio il mio campo, ma è comunque un settore nel quale mi sento di poter spendere dei buoni e utili consigli.

Avere collaborato in vari ambiti mi permette di poter trasmettere ai miei studenti esperienze importanti, come ad esempio quella con la London Symphony Orchestra ad Abbey Road con Geoff Westley come Maestro. Vedere come si muove il direttore d'orchestra, gli orchestrali, l'emozione che c'è nell'aria quando partono tutti con il primo accordo per provare gli strumenti, è qualcosa che, sicuramente, vale la pena raccontare e condividere.

Mi sento davvero molto fortunato ad aver avuto la possibilità di poter fare così tante cose."


Ci racconti, per concludere, un aneddoto divertente legato alla tua carriera ?


"Beh, l'episodio che voglio raccontarti è successo negli anni '90. Abitavo allora in una casa in campagna insieme ai miei genitori, che stavamo in quel periodo ristrutturando. Stavo cercando di comporre una canzone ripetendo più volte la stessa frase cercando l'ispirazione senza riuscire ad andare avanti; uno dei muratori si avvicinò a mia madre e le chiese che malattia avessi: penso che mi abbiano preso tutti per matto, e forse aveva anche ragione… noi compositori siamo tutti un po’ matti! "


Intervista a cura di Sacha Tellini

Foto di Alejandro Joaquin Soto

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