• Tommaso Da Settimo

Gli Holding Patterns (3/5 dei Crash of Rhinos) raccontano “Endless”, ecco la nostra intervista

Gli Holding Patterns sono un trio di Derby, Inghilterra, e nascono dalle ceneri dei Crash Of Rhinos, una band da molti annoverata tra le più importanti del panorama underground inglese dell’ultimo decennio.

Holding Patterns

Lo scorso 29 giugno hanno suonato al Sebright Arms di Londra, dove hanno presentato

Endless, il loro album di esordio, pubblicato da Vested Interest (UK), Stiff Slack Records

(Giappone) e dalla nostrana To Lose La Track.

Ho avuto il piacere di incontrare Oli, Jim e Draper al termine dello show e di fare loro alcune

domande sulla genesi del progetto e sul tour italiano, che parte oggi

dall’Hana-Bi di Ravenna e che toccherà Torino, Pisa, Umbertide e Prato.

Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.


Ciao ragazzi, complimenti per il concerto e benvenuti su Rockography. Potete raccontarci

com’è nato il progetto Holding Patterns e come avete (ri)cominciato a scrivere musica

insieme?


"In un primo momento stavamo provando a rimettere insieme i Crash, ma purtroppo la cosa

non stava funzionando per gli altri due membri della band. All’epoca eravamo quelli con più

tempo a disposizione da dedicare alla musica, quindi dopo qualche mese di prove ne

abbiamo discusso tutti insieme e abbiamo deciso di comune accordo di proseguire solo noi

tre con un nostro progetto.

Inizialmente non è stato facile abituarsi alla formazione ridotta: abbiamo passato quasi un

anno a suonare con dei loop nel tentativo di ricreare il suono delle due chitarre e dei due

bassi, ma era davvero impossibile riuscire a lavorare in quel modo e allo stesso tempo

apprezzare quello che stavamo facendo. Il setup che utilizzavamo era semplicemente folle e

spendevamo un sacco di tempo e soldi solo per la strumentazione, davvero troppo

complicata da gestire. Alla fine di quel periodo avevamo già completato cinque pezzi, ma

abbiamo preferito rivisitarli in una forma più essenziale per suonarli come un trio e

finalmente iniziare a divertirci davvero."


C’è comunque da dire che Endless presenta un sound decisamente potente e definito, con un

muro di chitarre forse anche più spesso rispetto a quello che avevate costruito con i Crash Of

Rhinos. Come si è svolta questa nuova esperienza per quel che riguarda la composizione e

produzione del disco? Ci sono stati dei cambiamenti significativi rispetto a dieci anni fa?


Ormai suoniamo insieme da quasi vent’anni, quindi abbiamo un modo molto spontaneo di

suonare quando ci ritroviamo assieme. Ci capiamo a vicenda, facciamo quel che facciamo

con grande naturalezza. In genere tutto parte da un riff di chitarra, poi gli altri aggiungono

parti e rimodellano il pezzo in modo talvolta inaspettato. Certi brani magari nascono da una

parte di chitarra abbastanza leggera, che poi però viene trasformata fino a diventare un

pezzo ben più carico. L’approccio al songwriting è stato quindi quello di sempre, mentre per quel che riguarda la produzione le cose sono andate in modo diverso rispetto al passato. Distal era stato registrato con una sessione praticamente del tutto live e volevamo che suonasse come un

concerto in studio, mentre Knots era decisamente più stratificato, con un sacco di tracce,

ma purtroppo i Crash si stavano già sfaldando, c’era tanta pressione e abbiamo avuto solo

undici giorni per completarlo. Invece, questa volta le registrazioni di Endless si sono svolte in

tre settimane e ci siamo assicurati che tutto fosse come volevamo. Non avevamo mai impegnato tanto tempo per completare un disco. Fin da subito l’intenzione è stata quella di

autofinanziare le registrazioni e scegliere un buono studio, con un produttore che sapesse il

fatto suo. Siamo quindi andati a Leeds per registrare con Andy Hawkins (già produttore di

Maximo Park, Agnostic Front e Flogging Molly, per citarne alcuni ndr), che ha subito capito

quel che siamo come band e cosa volevamo, senza voler cambiare i pezzi, ma suggerendoci,

ad esempio, delle variazioni di qualche riff, spesso poi finite effettivamente nel disco. Certe

volte, magari dopo un take di chitarra, chiedeva di prendere in prestito lo strumento e si

metteva a suonare per qualche secondo, per poi dirci «perché non provate a suonarla

così?» ed ogni volta riusciva a trovare esattamente quel che serviva al pezzo. Era davvero

coinvolto nel progetto e in generale desiderava almeno quanto noi produrre un disco che

suonasse alla grande."






Per quanto riguarda la pubblicazione invece come vi siete mossi? Oltre che su Vested

Interested (UK) e Stiff Slack (Giappone), avete pubblicato anche sull’italiana To Lose La

Track, che già aveva curato Knots dei Crash Of Rhinos. Potete raccontarci com’è nata la collaborazione con questa etichetta?


"Sin da quando abbiamo fatto uscire Knots, Luca (Benni, patron dell’etichetta ndr) è stato per

noi un grande amico, ed appena ha saputo che stavamo facendo qualcosa ne è stato

entusiasta. Gli abbiamo fatto sentire un provino via telefono e subito ci ha detto «ok,

perfetto, fatemi sapere quando avete finito col disco che lo pubblichiamo». Poi abbiamo

suonato qualche show a Brighton, lui ha preso un volo per venire a sentirci e abbiamo

consolidato la cosa. Luca, oltre ad essere una persona fantastica, è molto rilassato e non ci

ha mai messo pressione, non ci ha mai imposto nulla ed è sempre stato comprensivo su

tutto. Per noi questo è stato fondamentale: lavoriamo duramente sulla nostra musica e

gestiamo i problemi tra di noi, ma non reagiamo bene alla pressione di altre persone. E

questo è un altro aspetto che stiamo affrontando diversamente con questa band rispetto ai

Crash: all’epoca dicevamo sì a qualsiasi cosa, a qualsiasi concerto o tour, accumulando un

sacco di stress e stanchezza, mentre ora stiamo approcciando il tutto in modo più calmo,

senza, ad esempio, programmare troppi show. Vogliamo solo prenderci del tempo e vedere

come vanno le cose."



Le date del tour italiano

Avete comunque in programma cinque concerti in giro per l’Italia e già in passato avete girato per la penisola come Crash Of Rhinos. Cosa vi aspettate da questo tour e dal ritorno in Italia? C’è qualche posto in particolare dove vi piace suonare? Ci sono band italiane che hanno condiviso il palco con voi e con le quali vi piacerebbe collaborare di nuovo?


"Non vediamo davvero l’ora di suonare all’Hana-Bi di Ravenna, un posto bellissimo sulla

spiaggia, dove già suonammo con i Crash. Quando arrivammo ci dicemmo «Wow, ok, si

suona sulla spiaggia». Poi non vediamo l’ora di andare all’Italian Party (festival di Umbertide,

organizzato da To Lose La Track ndr), il luogo sembra davvero splendido.

Per quanto riguarda le band, sicuramente vorremmo suonare di nuovo con i Fine Before You

Came, abbiamo una lunga storia con loro. Purtroppo però anche loro fanno concerti

sporadicamente e non abbiamo avuto modo di organizzare niente per questo giro. Ci

teniamo comunque in contatto e Jacopo (Lietti, voce dei FBYC ndr) ci ha dato una mano

suggerendoci posti dove fissare le date. Speriamo di vederci ad uno dei concerti! Oppure ci

piacerebbe suonare ancora con i Gazebo Penguins, abbiamo sentito Sollo e Capra, ma anche

loro sono impegnati con le loro cose e si stanno prendendo una pausa dai palchi.

In ogni caso, ogni volta che abbiamo suonato in Italia in passato è stato semplicemente

fantastico e sicuramente anche questa volta lo sarà altrettanto!"


Chiudiamo con una domanda di rito: quali sono i vostri progetti per il futuro? State

programmando altri tour?


"Sicuramente faremo altre date in giro per l’Europa, giusto stasera abbiamo parlato con una

persona che organizza date per grosse band d’oltreoceano e che sarebbe interessato a darci

una mano. Lo scorso febbraio abbiamo fatto qualche show con i Modern Rituals e

vorremmo tornare in giro con loro. E magari girare anche con gli Easter, con cui abbiamo

condiviso il palco stasera. Se poi dovesse esserci occasione di suonare fuori dall’Europa, ci

piacerebbe andare in Giappone, che è sicuramente la meta più fattibile, mentre purtroppo,

per quanto lo vorremmo, è sempre più difficile suonare in America per via dei costi e dei

permessi. In ogni caso, come dicevamo, vogliamo evitare di fare tour estenuanti,

concentrandoci invece su serie di 3-4 concerti in cui dare il massimo."


Holding Patterns - Endless

Intervista a cura di Tommaso Da Settimo.

© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

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