• fabio miccinesi

Gli Animali di Plastica: non è un gioco, è musica.

Aggiornato il: 12 giu 2019

Il quintetto mascherato di artisti fiorentini si esibisce con tre dei suoi componenti al LIGHT di Campo di Marte. Ecco la recensione dell'evento.


Gli Animali "in maschera"

È finalmente un caldo venerdì di sole quello che accompagna la nostra serata al LIGHT, ai giardini di Campo di Marte. Alcuni sono partiti, direzione mare, ma tanti sono rimasti a Firenze. E ieri sera eravamo davvero tantissimi. Chi come noi ha deciso di trascorrere la serata in mezzo al verde e alla musica, di certo non si è annoiato.

La serata comincia tiepidamente, tra due chiacchere, una birra e tanti sorrisi. L’atmosfera è rilassata, di quelle che ti fanno sentire l’odore d’estate e la voglia di stare all’aria aperta in spensieratezza.

Sono passate da poco le 22.00, i tavoli sono strapieni, la gente si spande un po’ ovunque.

Gli alberi adiacenti agli stand contornano le risate e gli schiamazzi della folla, che non può rimanere indifferente quando il palco si accende.

Tre uomini mascherati stravolgono il setting irrompendo alla grande sulla scena: in un’entrata quasi da film, un pinguino, uno scimpanzé e un mandrillo si presentano davanti (e in mezzo) al pubblico senza niente temere.

Sono arrivati Gli Animali di Plastica.


Il frontman scende tra il pubblico

Il loro ingresso non può lasciare indifferenti, la folla si risveglia dal torpore e comincia così un concerto che fa ballare e cantare fino a mezzanotte, saltellando senza paura da un genere all’altro. C’è di tutto nella loro esibizione: si rimbalza da brani pop al punk, per arrivare fino al rock. Ciò che si respira sin dai primi minuti è la voglia di divertirsi senza troppi filtri insieme al loro pubblico. E questo rende l’esibizione un vero successo.

Uno più saggio di me è il loro brano di apertura, che vede esibirli in un blitz mascherato: curiosità ed eccitazione del pubblico il risultato di questo inizio tutt’altro che banale.

Senza uno schema cronologico ben definito, in un mix tra hit italiane senza tempo e brani inediti, le prime tracce dell’esibizione sono Altrove di Eugenio In Via Di Gioia, la meravigliosa Le sei e ventisei di Cesare Cremonini, Lei lui Firenze di Brunori Sas. Poi c’è spazio per la loro Sono cameriere, ispirata alla loro vita al di fuori della musica.

Altro elemento a colorare la scena, oltre alle maschere sfoggiate all’alba del loro concerto, è l’affascinante microfono a condensatore vintage, che ricorda esibizioni ed una spensieratezza d’altri tempi.

Proprio questo dettaglio amplifica alla grande le note di Nel blu dipinto di blu, seguita dal loro inedito Samantha (di cui sentiremo presto riparlare). La magica Il mio canto libero e Poetica, racchiude un angolo di concerto tra il romantico e il malinconico.

È da considerarsi solo la tregua prima della tempesta.


La band a volto scoperto

Gli Animali di Plastica, che mai si stancano di muoversi e scatenarsi sul palco, senza alcuna voglia di risparmiarsi, riaccendono la verve tra gli spettatori interpretando Rotolando verso Sud, Me so ‘mbriacato e i loro brani Sud e Italiano.

La serata si infuoca sulle note del grande Sugar, è Accendi un diavolo in me che scalda definitivamente anche i più restii e lontani dallo spettacolo. La gente comincia a ballare e sotto il palco si crea un’energia che rimbalza dagli strumenti degli artisti fino all’ultimo stand all’entrata dei giardini.

L’ultima parte del concerto si chiude con Senza di te, Effetti collaterali e un'altra loro canzone, Io e la luna. Tutto questo prima del bis finale, con il sipario che cala tra gli applausi del giovane pubblico presente. C'è spazio per i saluti, con gli artisti che si concedono e ringraziano tutti quelli che hanno realizzato questa bellissima cornice a completamento di un quadro fatto di musica coinvolgente e tanta tanta energia.

Questa band, che abbiamo avuto il piacere di apprezzare live per la prima volta, è stata una piacevole sorpresa e ci ha regalato una serata dove, veramente, non è mancato niente.





Ringraziamenti a:

Light - Giardino di Marte

Ergonauth



Articolo a cura di Fabio Miccinesi

Le foto sono di Andrea Nigi


© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

  • Bianco Spotify Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • envelope-icon