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Galoni: come riuscire ad essere un cantautore folk nel 2020 tra polline, scale a chiocciola e Noè

Saper unire elegantemente la malinconia con l'ironia e la denuncia con la delicatezza, riuscire a trattare temi attuali attraverso un sound che attinge alla matrice folk tipica della tradizionale canzone d'autore italiana: questo è Galoni.


Emanuele Galoni, classe '81, è il cantautore dalla voce gentile e discreta, provienente da Latina (Roma), che circa un anno fa pubblica il suo terzo album Incontinenti alla Deriva (2019) attraverso il quale continua il racconto di storie cominciato con Greenwich (2011) e Troppo Bassi per i Podi (2014), stavolta con una contaminazione di sonorità nord-europee in più. Le undici tracce presenti all'interno del disco ci parlano della società odierna, descrivendoci un presente che ci porta inevitabilmente a coltivare sogni, affrontare difficoltà e cercare vie d'uscita. Incontinenti alla Deriva, a detta di molti il disco della maturità artistica del cantautore, è un album che tira le somme, riflette in modo sensibile ed intelligente sulle anomalie del nostro periodo storico e ci regala immagini malinconiche sull'omologazione del tempo: “Difficilmente riusciremmo a distinguere un 2004 da un 2013 - spiega - Oltre alla moda, al costume, all’arte, al cibo o al suo modo di vivere, l’uomo è riuscito a massificare anche il tempo". Ascoltando l'ultima fatica di Galoni, ciò che si può apprezzare immediatamente è una scrittura dettagliata, sincera, fluida e talvolta pure spiritosa; i testi sofisticati si sposano alla perfezione con basi musicali semplici e melodie dolci e malinconiche. E' una musica che riesce ad evocare paesaggi e fotografie, grazie anche ad una voce profonda e rassicurante che arriva facilmente al cuore.


La cover picture di "Incontinenti alla Deriva"

Bansky è il primo singolo del disco, un testo poetico ed introspettivo per sottolineare la stretta connessione che esiste tra fragilità e leggerezza dell'animo umano. Con I Sistemi Binari si iniziano a trattare i temi sociali, in particolare viene puntato il dito contro tutte quelle follie della società odierna che prendono sempre più peso: razzisti, xenofobi, complottisti, anti-vaccinisti, fotografi di cibo e le "facce fulminate da un display". L'eterea In linea d'aria amplia il range delle sonorità grazie ad un suono ovattato ed una chitarra distorta. L'America è una truffa denuncia l'illusione del sogno americano, riflette su come gli USA influenzino la cultura di massa ed all'interno del testo troviamo, oltre a citazioni più o meno famose, il gioco di parole che fa da titolo all'album "incontinenti alla deriva" dove la deriva è quella sociale e l'incontinente è colui che non si sa contenere, vuole tutto e subito e non dà spazio e tempo alla calma e al ragionamento. Straripante nostalgia in Per Andare Dove, una ballata acustica dedicata a tutti coloro che cercano il proprio futuro da qualche altra parte. Status Quo si apre con batteria ed una voce ad effetto megafono per svegliare coloro che non hanno la forza di reagire e aspettano soltanto. Stachanov è uno dei momenti più alti del disco: un pianoforte che arriva dritto allo stomaco, una musica struggente ed un intenso ritornello che è un elogio alla forza di vivere. L'ironico e leggero Trattato Monetario fa venire voglia di cantare in compagnia alcune tradizioni di qualche anno fa ed Il Sistema Tolemaico affronta il complesso tema della crisi, ma lo fa con un ritmo incalzante e, come sempre, con intelligenza ed arguzia. C'è l'addio di una coppia che si è persa e si scopre uno distante dall'altra nella morbida e dolce Mi resterà il tuo nome. Il disco si chiude nel modo più romantico ed allo stesso tempo amaro che ci possa essere: in Una razza di giganti c'è la delusione di non sapersi riconoscere in mezzo a tutta l'altra gente e la consapevolezza che "la verità è che stiamo avanti, partite pure siete in tanti, la verità è che siamo avanzi di Noè, siamo una razza di giganti io e te".


Emanuele Galoni, in arte "Galoni"

Incontinenti alla Deriva è un disco carico di emotività e di sincerità e ricco di spunti interessanti; davvero piacevole da ascoltare e predisposto ad essere riascoltato ancora. La poetica semplice, ma non convenzionale, di Galoni è destinata ad un pubblico universale: si tratta di un artista che ha deciso di utilizzare la tradizione italiana (la musica) per trattare argomentazioni attuali (i testi); non è così facile trasmettere ciò che si vuole dire confrontandosi con un genere musicale spesso destinato a scontatezza, ma questo bravo artista supera alla grande la prova, riesce a timbrare il tutto con personalità ed originalità e mantiene alta l'attenzione dell'ascoltatore espandendosi educatamente nel nostro sottopelle. 40 minuti in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, in cui è facile perdersi tra le note di qualche strofa, in cui è anche possibile versare una lacrima durante un ritornello. Galoni ha un modo semplice ed efficace per descriverci il quotidiano e ci piace il fatto che riesca a distinguersi dai (sempre più) numerosi suoi colleghi attuali che invece preferiscono affidarsi spesso e volentieri solo ad un indie-pop a base di synth.


Articolo a cura di Simone Berrettini

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