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"Eins Zwei Drei, uno due tre, cosa c’è di più semplice" – Medemo presenta il suo ultimo singolo

Aggiornato il: apr 19

Oggi esce Eins Zwei Drei, il nuovo singolo di Emanuele Tarchi, in arte Medemo. Ci ha raccontato alcune curiosità riguardo al suo ultimo lavoro e alla sua carriera artistica.

Buona lettura


Eins Zwei Drei è l'ultimo singolo di Medemo. Com'è nato questo lavoro?

"Volevo fare qualcosa di semplice che scostasse da quello che avevo prodotto fino a quel

momento. Eins Zwei Drei, uno due tre, cosa c’è di più semplice? Ci ho lavorato partendo da una

nuova idea di musica, da un qualcosa di evoluto che potesse anche dare un bel taglio e recidere

quello che prima mi identificava. Ho registrato il pattern ritmico senza pensarci troppo, quello che

avevo suonato mi soddisfaceva e ho deciso di tenerlo. Da lì sono partito cercando di lavorare

sull’inserimento di strumenti che prima mi erano lontani (quali organo e drum machine) e

sviluppando i poliritmi che tanto amo, cioè la sovrapposizione di due diversi ritmi. Le idee sono

venute ascoltando e riascoltando."


Che cosa rappresenta per te?

"Ero partito con un intento, poi la direzione che ho preso è stata un’altra. I primi versi («Non c’è più

niente da vincere se una guerra è persa») raccontavano di una rabbia nei confronti di alcuni errori

che avevo fatto. Solo scrivendo il testo ho capito che il mio intento era un altro. Quindi ho

sviluppato qualcosa che potesse esprimere il concetto di abbandono dopo aver creduto di

dominare qualcosa. A cosa mi sono ispirato è ben chiaro dalla copertina, che vuole essere tutto

tranne che appoggio a quel che è stato – senza dubbio una delle più grandi disfatte del genere

umano."

Ci racconti la storia di Medemo?

"Medemo nasce nel 2017 dalla semplice voglia di esprimersi. Inizialmente ero affiancato da un

batterista e per un anno abbiamo tenuto la formazione a duo. A fine 2018 fece il suo ingresso un

bassista e ci muovevamo da trio effettivo, una band per intenderci. Hanno avuto molta pazienza

nell’assecondare quelle che erano le mie idee e le mie inclinazioni musicali, ma in sala prove

ognuno ci metteva il suo pezzo. Per motivi lavorativi il bassista se ne andò a fine 2019, e quello fu il punto di rottura come band; un altro ragazzo ci venne a dare una mano per alcuni live. A marzo

2020 ci siamo parlati e abbiamo deciso di continuare ognuno sulla propria strada, alla fine anche gli interessi erano diversi. Da quel momento ho deciso di non lasciar cadere il progetto e di

portarlo avanti in autonomia – è sempre stato il mio progetto – lavorando a nuovi pezzi che

prendessero le misure dai precedenti. Cercavo un’evoluzione."


Il logo: Medemo di loto
Il logo: Medemo di loto

Il logo: Medemo di loto


Quali sono gli album pubblicati finora?

"Per correttezza divido questo primo periodo parlando al plurale e sottintendendo la band. Il primo

uscì nel 2018, si intitola Io Sono Il Mondo e fu registrato in uno studio vicino al Galluzzo. Al tempo non c’era bassista, così quel disco suona grezzo e nudo come la voglia che avevamo di entrare e compiere un passo all’interno del grande mondo musicale. Si aggiunse poi il bassista, e con l’EP ci levammo un bel po’ di soddisfazioni, arrivammo ad aprire il concerto di capodanno 2019 e fu un’esperienza davvero memorabile – ricordo che faceva talmente freddo che le mani mi si scaldarono solo all’ultimo pezzo, un trauma se devi suonare.

Circa un anno dopo lavorammo ad alcune demo che non furono mai pubblicate, non ricordo cosa

ci spinse a non condividerle. A ottobre del 2019, in occasione del workshop tenuto alla Biblioteca di Calenzano sulla scrittura di un brano, dalla sua nascita al palco, registrammo in saletta un EP

acustico dal titolo Tracce. Utilizzammo due registratori portatili Zoom e lavorai personalmente le

tracce, pardon la ripetizione, curando missaggio e master. Venne fuori un prodotto Lo-Fi che rende bene ciò che in quel momento sentivamo il bisogno di esprimere.

Da inizio 2020 lavoro in completa autonomia a qualche traccia, mi chiudo con computer e tastiera a provare e registrare. Per il momento pubblico solo singoli – Quello Che Resta, Madame Parigi e Eins Zwei Drei –, ma non escludo la costruzione di un disco completo, forse il primo LP al quale abbia mai messo mano."

Fra le varie attività risultano alcuni spettacoli a teatro. Che tipo di esperienza è stata?

"Fu qualcosa di inatteso ma spettacolare. È stata un’esperienza nuova, diversa da tutto quello fatto

in precedenza. Le settimane di prove, gli impianti di luci e audio che funzionavano a meraviglia, il

clima all’interno di un teatro. C’era da capire bene come far interagire musica e recitazione, così

mi sono seduto con il regista e ne abbiamo parlato a lungo cercando di trovare un giusto equilibrio che valorizzasse entrambe le arti. Fu lui a chiamarmi e tutt’ora penso che gli devo molto, mi ha fatto uscire dai soliti canoni e mi ha costretto a riorganizzare tutto quanto. È stato come ripartire da zero, solo che la spinta era enorme e i risultati si sono visti; quelle serate sono andate

veramente alla grande, tanto che pensavamo di portare lo spettacolo a giro nei teatri toscani, ma

la situazione sanitaria ha bloccato questa nostra idea. Giusto per dirti il bel riscontro del pubblico,

le copie di Tracce finirono con ancora richiesta da parte delle persone."

Che opportunità offre Firenze ai giovani artisti che vogliono farsi spazio nel mondo musicale?

Pensi che la città offra loro strumenti adeguati?

"Senza la giusta motivazione interiore si va da poche parti, questo è il fulcro di tutto quanto. Se uno si vuole dar da fare e con costanza si impegna riesce a levarsi delle belle soddisfazioni. Firenze non è male, certo potrebbe migliorare e offrire qualche spazio fisico in più dando la possibilità di suonare a tutte le band, non chiudendosi a riccio. Credo che bisognerebbe parlare con i gestori dei locali per capire bene quale sia la loro situazione e magari far chiarezza sulle scelte che adottano."


Chi è oggi, musicalmente parlando, Medemo?


"Medemo è un pensiero diventato fatto. Intendiamoci, non nel senso di drogato, ma nel senso che

è qualcosa di tangibile e ascoltabile che prima era solo nella mia testa, e questo mi dà grande gioia e soddisfazione. Oggi, in senso lato, è una ricerca di nuovi modi per esprimersi, sto prestando attenzione a fattori che prima mi destavano meno interesse per riuscire a evolvere ancora quel che suono e sono. Grazie a un amico ho incontrato Herbie Hancock e me ne sono innamorato, mi sta influenzando molto."


Emanuele Tarchi, in arte Medemo
Emanuele Tarchi, in arte Medemo

Emanuele Tarchi, in arte Medemo


Quali sono, per concludere, i progetti futuri?

"Mi piacerebbe tornare a suonare su un palco, vediamo come sarà possibile muoversi. Per adesso

continuo a lavorare su quell’LP che ti ho accennato prima, sono più o meno a metà disco. Mi vivo il momento prendendo quel che viene ed evitando di usare dei paraocchi. Accolgo, elaboro e rendo, tutto qua."


Intervista a cura di Sacha Tellini

Per le fotografie si ringrazia Medemo

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