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"Dieci anni all'insegna delle nostre radici": leggi l'intervista ai Bud Spencer Blues Explosion

Abbiamo intervistato Cesare Petulicchio, batterista, percussionista e cofondatore, insieme a Adriano Viterbini, del duo più in voga del momento in Italia: l'intervista ai Bud Spencer Blues Explosion, in occasione del loro decimo anniversario, la trovate di seguito.


Buona lettura.


Allora Cesare, dieci anni fa usciva il vostro primo album: come sono cambiati i Bud Spencer Blues Explosion nel corso degli anni?


"Abbiamo sempre la stessa voglia di osare, la stessa curiosità nel voler scrivere nuova musica e nell'incontrarci su un palco per improvvisare almeno un po': tutte queste cose sono state la base del nostro progetto, quindi posso tranquillamente dirti che le motivazioni che ci hanno spinto a cominciare questa avventura sono ancora ben salde dentro di noi. Nel corso di questi dieci anni abbiamo fatto tantissima esperienza, sia come duo sia a livello personale, ed è chiaro comunque che delle contaminazioni, dettate dalla nostra carriera, ci siano inevitabilmente state. Abbiamo passato dei momenti in cui le cose sembravano andare perfettamente e altri in cui niente sembrava andare per il verso giusto: a me piace dire che siamo "resistenti". Anche se tendenzialmente può essere associato a situazioni negative, nella quali uno resiste a qualcosa o a qualcuno, nel nostro caso questa parola non ha necessariamente una connotazione negativa, identifica piuttosto un dato di fatto: siamo resistenti nel senso che continuiamo a suonare quando ne abbiamo voglia, a fare uscire i nostri album quando vogliamo, ad andare in tour quando abbiamo voglia di salire su un palco, nonostante il mondo della musica vada imponendo logiche completamente diverse dalle nostre. Il regime di totale indipendenza nel quale viviamo ci permette di avere una tranquillità assoluta, senza la quale i Bud Spencer Blues Explosion non esisterebbero: questo equilibrio e questa armonia ci hanno fatto arrivare al nostro decimo anniversario, anche se a dirla tutta sono più di dieci anni che abbiamo cominciato a suonare. Almeno da due anni e mezzo prima eravamo chiusi in un garage a provare a tirare fuori qualcosa di buono."


Rimanendo in tema, per festeggiare il vostro decimo anniversario, avete in programma due date: stasera al Carroponte di Milano (insieme ai Tre Allegri Ragazzi Morti, ndr), e Sabato sera a Bologna, in occasione del festival "Tutto Molto Bello". In entrambe le occasioni, salirete sul palco in due, come avete fatto in origine: come mai la scelta di abbandonare la band?


"Beh, innanzitutto perché la formazione a quattro è qualcosa che abbiamo sperimentato in divenire, che non fa parte delle nostre origini: è stata una parentesi che non necessariamente deve considerarsi chiusa, ma dato il carattere celebrativo degli eventi, abbiamo deciso di esibirci proprio come abbiamo cominciato, cioè in due. Le canzoni che comporranno la scaletta saranno estratte da tutti i nostri cd, per cercare così di ripercorrere questi dieci anni di avventure."


Nel corso della vostra carriera avete pubblicato 5 album: qual è stato quello che più ha segnato la vostra carriera?


"Sinceramente non saprei risponderti a questa domanda, anche perché sono lavori che differiscono tra di loro. Il nostro primo album, Happy, che abbiamo pubblicato nel 2007, è il classico primo disco, dove c'è un po' di tutto dentro: non avevamo ancora capito bene quale sarebbe stata la nostra strada, e quel lavoro riflette completamente questa nostra "indecisione". Piano piano si è delineata la nostra identità e devo dire che un grosso contributo a chiarirci le idee ce lo ha dato il fatto di fare molti concerti, dato che poi in studio, tendevamo a creare un sound che fosse quanto più coerente possibile con ciò che proponevamo live. Il primo cd ci ha indubbiamente segnato perché con Happy è cominciato tutto, quindi ha sicuramente un significato assoluto. È anche vero però che ogni cd rappresenta una fase della nostra carriera e delle nostre vite, sia come due che singolarmente presi, tant'è che ogni volta che ne riascolto uno, ricordo precisamente come ero, e come insieme eravamo, nel momento in cui l'abbiamo scritto: questo fa sì che ogni cd abbia il suo valore specifico che difficilmente può renderlo paragonabile agli altri. Con Adriano ho inizialmente condiviso una casa, poi per un periodo ci siamo visti solo quando dovevamo salire su un palco, poi siamo tornati a frequentarci tantissimo: c'è tutto questo e molto altro ancora nei nostri lavori che abbiamo pubblicato finora."

La copertina del primo album dei Bud Spencer Blues Explosion, dal titolo omonimo, uscito nel 2009

Quanto ha influito Roma, la città in cui i Bud si sono formati, nella vostra proposta musicale?


"Ha influito tanto, tantissimo. Non so dirti quanto lo abbia fatto per quello che riguarda il nostro stile musicale, comunque all'inizio della nostra carriera ha giocato un ruolo a dir poco fondamentale. Ancora i social network non erano una realtà di massa e una piattaforma come MySpace era agli inizi della sua ascesa: trovarsi in una realtà così centrale come Roma ci ha sicuramente dato una mano nel riuscire a ritagliarci i nostri spazi. Già adesso, probabilmente, chi si approccia a questo mestiere risente meno di questa esigenza: con i social network è come se ti trovassi costantemente al centro del mondo o quasi, ma allora era indubbiamente diverso e questo noi lo sappiamo molto bene. Oltre alla sua posizione, Roma ha sempre vissuto anche di un fermento artistico notevole rispetto ad altre città, che ha attraversato più generazioni e che perdura tutt'oggi: molti dei gruppi attuali quando non sono romani è probabile che facciano comunque base nella capitale. È una città che, senza neanche sapere per quale motivo, ha tanto da offrire per chi vuole fare musica. Forse, un aspetto che la rende stimolante è da ricercare nelle stesse difficoltà che questa città indubbiamente pone: alcune volte penso a come le grandi correnti musicali come il grunge, il punk, il rock, siano nati in contesti di disagio e di tensione sociale e a Roma purtroppo certe dinamiche ci sono sempre state. Mi viene molto spesso da fare questo collegamento, fra gli eterni problemi che offre questa città e le eterne possibilità. Siamo davvero molto legati a Roma: mi fa piacere ricordare il locale che, come band, ci ha dato i natali, ovvero il Circolo degli Artisti, un tempo riferimento in tutta Italia per certi correnti musicali. Sì, Roma è senz'altro una realtà stimolante."


Quali sono i batteristi che più ti hanno influenzato a livello artistico?


"Dipende un po' dai periodi. Alcuni sono sempre presenti, altri invece, pur non avendoli dimenticati, sono stati importanti per me in un preciso momento passato. Ginger Baker e Mitch Mitchell sono due artisti che hanno lasciato la sua influenza durante la fase iniziale della mia carriera, dentro la quale non posso non inserire anche Ringo Starr, altro punto di riferimento assoluto degli anni Ottanta. Con gli anni Novanta, sono arrivati poi altri mostri sacri, come i Soundgarden e i Nirvana. Forse, a pensarci bene, un batterista che mi ha sempre accompagnato durante il mio percorso è stato Joey Waronken, il quale ha suonato la batteria in tutti i dischi di Beck, anche se ai più è diventato famoso per aver suonato in due dischi dei R.E.M. e per aver collaborato con Tom Yorke. Ha fatto anche un tour con Roger Waters recentemente. Non saprei spiegarti come, ma quando lo sento suonare mi vibra qualcosa dentro, nel profondo."


Tornando ai due concerti che avete in programma, il festival "Tutto Molto Bello" è espressamente dedicato alle realtà musicali indipendenti: pensi che ci sia un'adeguata valorizzazione di queste realtà nel panorama musicale italiano contemporaneo?


"Sì, io credo di sì. Negli ultimi quattro, cinque anni la situazione si è ribaltata, proprio a favore di queste realtà. Lo "spartiacque" fra il prima e il dopo, in questo caso lo ha segnato a mio avviso Calcutta. Quando alcune radio, come Radio Deejay piuttosto che RTL 102.5, si aprono alla musica di etichette indipendenti e non di major, direi che è un fatto estremamente significativo, come senz'altro lo è che un artista indipendente come Calcutta abbia fatto un concerto all'Arena di Verona, un tempo scenario impensabile per un artista vicino a certi ambienti musicali alternativi. Adesso che gli artisti indipendenti stanno crescendo di popolarità, c'è la volontà da parte delle major di investire in questa direzione, tant'è che mi viene da sottolineare come alcune etichette indipendenti siano diventate persino un po' troppo major come tipo di progettualità legata all'approccio al mondo della musica. Conosco alcune major che, quasi paradossalmente, danno più libertà all'artista di quanto non facciano alcune etichette indipendenti: sembra quasi un paradosso, ma oggi è proprio così. Fondamentalmente, credo che al giorno d'oggi ci sia poca differenza fra questi due mondi, senza considerare quegli artisti che magari fanno un solo singolo e poi affidano, senza dire che sia giusto o sbagliato, le loro fortune ai social network. Noi, dalla nostra, ci sentiamo fuori da tutte queste dinamiche: produciamo gli album in autonomia e soltanto in occasione della pubblicazione ci affidiamo ad una etichetta, ma siamo ben lontani da tutto ciò di cui abbiamo finora parlato."

Cesare Petulicchio sulla sinistra e Adriano Viterbini a destra

Che cosa sono ad oggi, musicalmente parlando, i Bud Spencer Blues Explosion?


"Direi, fondamentalmente, una rock'n'roll band, che ha nelle sue corde un approccio sincero verso il lavoro che fa. Quando entriamo in sala chiudiamo gli occhi e suoniamo, con una chitarra e una batteria e nulla più. In questo senso, siamo davvero molto sinceri, dato che suoniamo per dare corso a ciò che sentiamo dentro."


Quali sono, per concludere, i vostri progetti futuri?


"Ultimamente stiamo scrivendo molto: ci vediamo, scriviamo e suoniamo, quindi prossimamente ci piacerebbe far uscire qualcosa di nuovo. Durante l'estate io e Adriano siamo stati impegnati singolarmente, adesso abbiamo tanta voglia di suonare insieme, scrivendo cose nuove o, perché no, riprendendo in mano ciò che abbiamo scritto negli anni precedenti. Magari chissà, a breve qualcosa salterà fuori."



Si ringrazia l'ufficio stampa Big Time - Ufficio Stampa per la musica per le fotografie

Articolo di Sacha Tellini e Giorgio Cappai.

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