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"Desertico, evocativo, intimo": Max Zanotti ci racconta "A un passo"

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Max Zanotti che sta portando in tour il suo ultimo lavoro da solista, "A un passo".


Buona lettura.


Allora Max, il 22 novembre uscirà il tuo nuovo album, "A un passo". Ci racconti com'è nato questo disco?


"E’nato come nascono tutte le mie canzoni, cioè dall'esigenza di metterete in musica qualcosa che ho voglia di raccontare. Anche se di album in album ho cambiato vestito, ho sempre voluto che il messaggio fosse al centro dei miei brani. Per quanto riguarda la scelta stilistica sono partito dal suono della chitarra acustica, che volevo come protagonista di questo mio nuovo lavoro."



Che cosa rappresenta per te?


"Rappresenta un momento molto importante della mia vita, dove era molto forte la voglia di tornare un po’ alle mie origini musicali, quelle che più ho amato e che sono ancora oggi tra i miei ascolti principali."


Il primo singolo estratto è "Love Me Blind", la cui trama si sviluppa attorno al dolore che scaturisce dal rimpianto, sicuramente ben rappresentato all'interno del videoclip ufficiale. Quanto è forte la spinta della malinconia e del dolore nel comporre i testi delle tue canzoni?


"Trovo molta più ispirazione nei momenti difficili. Quando sono felice, faccio altro (sorride, ndr)."


C'è un brano risolutore dell'album? In caso affermativo, qual è?


"Forse è la canzone “La mia sporca abitudine“, probabilmente perché è stato il brano che ha dato inizio alla scrittura dell’intero disco. Era una canzone che avevo scritto da tempo ma che non aveva una collocazione ben precisa, che ho saputo trovarle proprio nel contesto di questo nuovo album. Forse, più che brano risolutore, la definirei come la genesi di “A un passo“.

C'è una canzone di questo album alla quale sei più affezionato? Perché?


"Sì: è "Love me blind" , canzone che è stata il primo singolo, il primo brano mixato e che ha indicato la strada a tutte le altre."


Come lo definiresti da un punto di vista delle sonorità?


"Desertico, evocativo ed irrimediabilmente intimo."


Il tuo precedente disco da solista è stato "L'illusione", prodotto nel 2011 da Carosello Records. Quanto è cambiato Max Zanotti dal primo al secondo disco da solista?


"Sicuramente il mio percorso mi ha portato a scremare le cose superflue, facendo venir fuori, in maniera importante, la scrittura e la voce. Sono sicuramente più consapevole di quello che faccio e di quello che mi circonda, sia a livello musicale che artistico. Ma non ritengo affatto sbagliato quello che fatto fino ad ora, sono solo più maturo."


Prima voce e penna dei Deasonika (4 album fra il 2001 e il 2008), poi frontman della rock band Casablanca (2 album all'attivo pubblicati); inoltre, due dischi da solista e numerose collaborazioni come voce del collettivo Rezophonic. Chi è, artisticamente parlando, Max Zanotti? Quale di queste anime preferisce?


"Sono tante anime quelle che vivo e il fatto di non porre più paletti alle scelte che faccio mi rende un artista libero. Ne sono felice, so che potrei risultare dispersivo nei generi ma chi mi conosce da tempo apprezza questa cosa e ritrova sempre un filo conduttore."


Rosario Frank Lo Monaco al banjo, Paolo Pischedda al piano, Dj Myke agli scratch e sperimentazioni sonore; Georgeanne Kalweit (Delta V), Kayla Par e Francesco Setta per i duetti. Come mai la scelta di coinvolgere così tanti ospiti nel tuo ultimo lavoro?


"Conosco tanti musicisti bravissimi e per alcune parti avevo voglia di dare spazio ad alcuni di questi: ognuno di loro ha dato un valore artistico aggiunto, non un valore di visibilità. Anche perché ad essere sincero, sono molti di più gli artisti bravi che non hanno tanto spazio rispetto ai più noti e sicuramente meno talentuosi."


Sabato sei andato in scena con l'anteprima del tour a L'officina della Musica a Como, mentre da Martedì 27, dopo l'uscita dell'album, da Palazzo Camozzoni di Verona prenderà ufficialmente il via il tuo tour, che, già ricco di date, è in costante aggiornamento. Che cosa dobbiamo aspettarci?


"Con Silvio Pirovano, chitarrista con cui ho scritto ed arrangiato la maggior parte dei brani, abbiamo deciso di riproporre fedelmente le canzoni di “A un passo“: in due non è stato facile, ma è stato indubbiamente molto stimolante e divertente. Riproporrò questo format anche nelle altre date del tour: aspettatevi un tuffo in un deserto darkblues, che è poi il cuore del disco stesso."


Il tuo cd contiene un tributo esplicito a Yelawolf, omaggiato grazie alla cover di "Devil in my Veins". A cosa si deve questa decisione?


"Volevo fare una cover di un artista giovane che avesse le caratteristiche "old school" presenti nell'album. Da quando ho sentito quel pezzo ne sono rimasto affascinato: fin da subito, non ho avuto dubbi che era ciò che faceva al caso mio."


Quali sono, per concludere, i tuoi progetti futuri dopo la fine del tour?


"Ancora, ad essere sincero, proprio non lo so. Spero solo di suonare il mio ultimo cd live il più possibile. In fin dei conti, lo considero il lavoro più importante che abbia fatto fino ad ora: se consideri quanta importanza hanno per me i precedenti dischi, puoi immaginare quanta voglia abbia di suonarlo dal vivo il più a lungo possibile."


Articolo di Sacha Tellini.

Si ringrazia Davvero Comunicazione per la fotografia di Max Zanotti.

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