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Cristian Bugatti fa come gli pare

Il cantautorato indie italiano comincia all'inizio del nuovo millennio: prima di Calcutta, di Gazzelle e di Coez la musica alternativa italiana era diversa, prima c'era Bugo.



Cristian Bugatti, in arte Bugo, per festeggiare i suoi primi 20 anni di carriera pubblica il suo nono album "Cristian Bugatti" (2020), dopo periodi artistici caratterizzati da alti e bassi e durante i quali l'artista ha voluto sperimentare, sempre in modo molto onesto e personale, vari generi musicali dal folk al blues, dal rap alla musica elettronica, dal garage rock ad un rock Lo-Fi.

Il nuovo disco, che arriva a 4 anni di distanza da "Nessuna Scala da Seguire" (2016), appare subito come un lavoro più centrato, con un suono più rotondo e più pulito rispetto alle sonorità più grezze dei lavori precedenti: un disco che suona molto Pop e che si presenta come un prodotto estremamente radiofonico, ma allo stesso tempo Bugo riesce comunque a non abbandonare i richiami alle buone vecchie sonorità degli artisti che da sempre lo hanno ispirato e contraddistinto come Battisti, Celentano e il Vasco degli anni '80.

Così, dopo 20 anni, il cantautore della provincia Novarese decide prima di partecipare al settantesimo Festival di Sanremo proponendo il brano Sincero in duetto con Morgan e, grazie anche all'ormai nota storica squalifica dalla gara e alla ancor più nota conseguente polemica tra i due cantanti, diventa poi artista celebre anche tra tutti coloro che prima del festival si chiedevano "Bugo chi?" e non avevano avuto il piacere di assaggiare la sua musica: adesso ha finalmente l'occasione di poter ottenere la popolarità ed il (meritato) successo che fino ad adesso era riuscito a raggiungere solo in parte.

Il brano Sanremese sta girando sulla maggior parte delle nostre Radio ed è già un notevole successo, ma tutto il nuovo album convince fin dal primo ascolto, come non accadeva dai tempi dall'album "Contatti" (2008) che riscosse grande approvazione sia di pubblico che di critica e che proponeva singoli decisamente accattivanti, intriganti e ironici in pieno stile Bugo, come C'è Crisi, Love Boat e Nel Giro Giusto. Bugo ha potuto puntare da sempre sui propri testi talvolta nonsense e talvolta pungenti, su una musica evocativa nonostante (o forse anche grazie a) una voce non propriamente dotata di un grandissimo timbro, una voce a volte quasi "stridula"; inoltre ha potuto sempre puntare e contare su una volitiva e stravagante personalità: una facciata un po' menefreghista e sfacciata, ma sempre ironica, una facciata che però dietro la bizzarria nasconde insospettabili intensità e intimità.

Con questo nuovo disco Cristian pare aver perso un po' il mordente di un tempo, ma di certo non ha perso il suo spirito: si tratta di un lavoro dal sound pop-rock, colorato da richiami anni 80 e condito da un pò di funk ed un po' di synth qua e là; le nove canzoni scorrono via che è un piacere, senza troppo impegno è vero, ma le melodie sono azzeccate e insieme a momenti estremamente ballabili non ne mancano altri più profondi e romantici.

E' lo stesso cantante ad ammettere di aver intitolato l'album "Cristian Bugatti" perchè sa di non essere molto conosciuto e adesso è pronto per essere presentato al grande pubblico.


La cover picture di "Cristian Bugatti"

Con Quando Impazzirò si parte subito immersi nel sound anni '80 che ci ricorda un po' Vasco sia nel testo sia nel modo in cui è cantato. Si respirano gli anni '80 anche nel secondo brano in scaletta che è Sincero: il già celeberrimo brano sanremese funziona alla grande grazie ad un featuring intelligente ed un ritornello che entra in testa all'istante, un brano che metterà d'accordo sia i vecchi che i nuovi fan. Sfido chiunque a riuscire a non battere il piede a tempo sul ritmato funky di Come Mi Pare: un irresistibile groove che rievoca il Rod Stewart di "Do Ya Think I'm Sexy?"; a mio avviso uno dei pezzi più riusciti dell'album. Al Paese è forse una delle tracce più deboli dal punto di vista melodico, ma presenta invece un testo confidenziale che ci mostra il ritratto della (sua) provincia italiana. Melodie sapientemente "facili" ed accattivanti con parole ironiche e irriverenti in Che ci Vuole ed è impossibile non pensare alla profezia quando ascoltiamo Bugo che canta così: "che ci vuole a tirarsela un pò, basta dire che Sanremo fa cacare; ci vuole poco a diventare famosi, basta un vaffanculo in TV". Parentesi romantiche per i successivi due brani: Fuori dal Mondo è un brano un po' brit-pop, un po' Liam Gallagher (quello più recente), con eleganti atmosfere sognanti; Mi Manca è la canzone che non ti aspetti, un riuscitissimo duetto con Ermal Meta che, con suoni malinconici e toni nostalgici, ci parla del tempo che fu attraverso due amici che si ritrovano, ormai già grandi, a dare uno sguardo triste al passato vissuto insieme: sorprendentemente convincente (sarà questo il prossimo singolo?). Si respira un po' di Battisti nelle strofe di Un Alieno, mentre un'aria da vacanza ci pervade durante l'ascolto di questo pezzo dedicato a chi si sente un estraneo di fronte ai noiosi stereotipi estivi. Stupido eh? inizia con una schitarrata che rievoca il Vasco di "Quanti anni hai", ma procedendo con l'ascolto (soprattutto nella seconda parte strumentale) la struttura e gli arrangiamenti ricordano ancora il Battisti anni '70 per questa piacevolissima canzone pop-rock tutta ironia e romanticisimo.


Bugo - photo credti: Rolling Stone

Con "Cristian Bugatti" il cantautore ha deciso di proporre un lavoro chiaro e comprensibile a tutti, un lavoro "sincero", e si ha proprio la sensazione che in questo modo, grazie anche al trampolino di Sanremo, possa trovare finalmente il suo posto nel mondo musicale.

Poco più di mezz'ora di musica estremamente piacevole, orecchiabile e ben pensata, condita dal sarcasmo e da quel pizzico di follia tipici di Cristian; inoltre un paio di brani potrebbero addirittura diventare potenzialmente delle hit radiofoniche per i prossimi mesi più caldi.

Certamente questo è l'album in cui l'inconfondibile caratteristica di rompere gli schemi viene meno e forse i fan più storici potrebbero denunciare un disco troppo commerciale e mainstream, ma se stavolta è stato deciso di optare per una scelta più gratificante dal punto di vista della carriera non credo che debba essere biasimato più di tanto: in fondo il Bugatti non è mai stato in realtà facilmente classificabile in un preciso genere, piuttosto è sempre riuscito a cambiare le carte in tavola con discreta maestria.

Si tratta di un artista eccentrico che può vantare una discografia variegata e fantasiosa, un artista che da sempre sfugge a una scena musicale precisa.

Bugo è "indipendente" in tutti i sensi e adesso che la sua ispirazione è tornata noi vogliamo alzare il volume.


articolo a cura di Simone Berrettini

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