• Giorgio Cappai

Colorare gli istanti. A tu per tu con Cadori.

A novembre siamo andati a Bologna a farci una chiaccherata con Cadori, fresco di nuovo album. buona lettura.


Giacomo Giunchedi, cantautore e chitarrista, personaggio che gravita nel panorama indie underground italiano da circa 10 anni, attivo dal 2017 con un progetto solista, Cadori. La musica di Cadori si potrebbe descrivere come un ambiente sonoro, costruito con la chitarra e l'elettronica, nel quale l'ascoltatore perde l'orientamento. A quel punto arriva la voce, sussurrata, a guidare l'ascoltatore, per fargli gustare l'esperienza.


Io comincerei l'intervista chiedendoti cosa vuol dire il nome Cadori.


Il significato è collegato al fatto che stavo cercando un cognome che non fosse il mio. Sinceramente non mi ricordo perché ho scelto quello. Ok, risposta poco interessante (ride).






"Emisfero Australe" esce a due anni di distanza da “Non puoi prendertela con la notte”. Cosa è cambiato in questi due anni nel tuo modo di concepire questo progetto?


E' cambiato molto perché è finita l'esperienza con un gruppo in cui suonavo fino a due anni fa che si chiamava Torakiki, in cui suonavo essenzialmente sinth e drum machine, componente che ho importato all'interno di questo progetto, prima molto più cantautorale, più basato su chitarre-voce. La componente cantautorale è rimasta immutata, l'elettronica è andata a incidere principalmente sulle ritmiche.


Quali sono i tuoi artisti di riferimento? Ascoltandoti ho sentito riferimenti a Steven Wilson e agli Ulver, ad esempio.


Grazie per il complimento di Wilson anche se non non ho mai approfondito tanto, non conosco molto bene il gruppo, il secondo non lo conosco. Direi che ascolto tantissima musica elettronica, soprattutto della scena inglese. Non so, potrei dirti Holy Other, come anche Actress e Rival Consoles, poi ascolto tanta musica cantautorale però molto particolare, nel senso che mi piacciono le cose abbastanza crude, chitarra e voce e possibilmente non troppo pop.





Allora il progetto Cadori lo vedi soltanto come un progetto musicale, oppure come un progetto artistico a tutto tondo? Ad esempio, nel vecchio cd ho apprezzato molto la cover (realizzata dall'artista Cripsta). Per il nuovo album hai scelto un altro artista. Vedremo una nuova serie di illustrazioni o è un evento isolato?


Bene, perché io cerco sempre di coinvolgere più arti possibili nei miei progetti. La cover del nuovo album è stata realizzata da Elena Guidolin, che ha uno stile per il quale nutro un forte interesse. Inoltre adesso mi sta accompagnando una videomaker che si chiama Elide Blind, che ha contribuito alla realizzazione dei visual che utilizzo durante i concerti. Sono sicuramente interessato a coltivare questa visione pluriartistica con la mia musica.


Cadori lo vedi come una cosa in cui si definirà uno stile più o meno preciso, oppure sarà, musicalmente parlando, un progetto in cui darai libero sfogo alla sperimentazione?


Ti direi la seconda, nel senso che per me è molto gratificante e molto divertente il fatto di potermi muovere liberamente senza dover per forza tenermi a degli schemi. Ovviamente questo non vuol dire che farò un disco samba (risate). Sicuramente nella prossima musica che scriverò, la voce sussurrata e l'uso dei bassi rimarranno una costante.





Articolo di Giorgio Cappai.

Le fotografie sono di Fabio Martini.





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