© 2018 by Rockography. Tutti i diritti riservati.

  • berrettinis

Back to the Youth: rivivere l'adolescenza grazie ai The Get Up Kids

In Something To Write Home About ritroviamo tutto l'ardore giovanile, la foga, i dubbi ed i tormenti amorosi che ci dannavano durante i nostri migliori anni adolescenziali: un disco che ci riporta indietro nel tempo e che, contemporaneamente, ci fa sentire vivi più che mai.

La cover picture di "Something To Write Home About"

A metà degli anni '90 i The Get Up Kids sono una delle numerose band coinvolte all'interno del movimento musicale Emo-Core (abbreviazione di Emotional Hardcore): in origine un sottogenere del punk-rock che successivamente diventa più orientato ad un indie-rock maggiormente melodico e meno caotico del suo predecessore e caratterizzato da testi intensi e rabbiosi.

Ma è proprio nel 1999, con la pubblicazione di Something To Write Home About (secondo album della band di Kansas City), che i The Get Up Kids si distinguono ed emergono dall'intero movimento, salendo alla ribalta con un disco che porterà la band ad un (inaspettato) successo mondiale: un lavoro destinato a rappresentare in futuro un classico tra i generi pop-punk e indie-rock e soprattutto che influenzerà, e non poco, molte altre band attive ancora oggi (ad esempio Blink-182 e Fall Out Boy per citarne qualcuna). Nella scena musicale presente intorno al '99 c'era un pò di confusione dovuta alla presenza di molte Boy Band, la crescita del Nu-Metal ed il rock alternativo che andava diminuendo: la band del Missouri ha saputo girare la testa ed è arrivata con un suono e dei testi distintivi che sono andati controcorrente.

Si dice che il nome della band provenga dalla canzone dei The Cure Suburban Get Up Kids, mentre invece è sicuro che i 45 minuti di questa sofferente, passionale ed ispirata musica rappresentano quanto basta per respirare gli anni '90 e farsi scuotere dalle sensazioni di giovani tormentati e innamorati.

Ideale apertura con Holiday: un eccezionale ritmo frenetico, un ritornello che rimane in testa e tanto cuore per la voce dolente di Matt Pryor che si chiede cosa ne è stato di tutti quelli che conosceva e dove siano finite tutte le nostre rispettabili convinzioni. Valentine è uno dei primi momenti salienti dell'album e la dimostrazione di come la band sia in grado di scrivere anche dolci poesie; il ritornello a tre voci ed un pianoforte in contrapposizione al tamburo rullante rendono tutto più elegante. Out of Reach è sorpresa tanto gradita quanto impressionante: uno struggente pezzo semi-acustico che, con il solo aiuto di un pianoforte e, in parte, di una batteria, riesce ad essere molto potente e coinvolgente. Melodie ricche di spunti emotivi, un testo splendido ed un ritornello che già da solo potrebbe essere un'altra canzone a parte per My Apology, in cui il cantante si scusa per i testi delle precedenti canzoni scritte. I'm a Loner Dottie, a Rebel, che parla del "one night stand", è un'ulteriore conferma di come i Kids sappiano scrivere grandi testi evocativi: è un pezzo triste ed è tangibile la sensazione di come sia andata davvero la notte. Si assapora un po' di allegria e di spensieratezza nella musica del brillante brano Close to Home che scorre a grande ritmo; i riff di chitarra, le melodie al piano e l'energica batteria ci portano alla mente un'atmosfera estiva e ci offrono un ritornello che si alza per essere cantato a squarciagola. L'ultimo brano del disco è una delle ballate più famose del mondo pop-punk: I'll Catch You è cantato col cuore in mano e, sulla base di un pianoforte semplice, ma intenso, parte in modo dolce e leggero per arrivare ad essere più forte e sofferto attraverso chitarre elettriche ed una voce che grida "you're still all that matters to me"; è un pezzo carico di emotività che suona in modo estremamente sincero e diretto. Piccola curiosità: Mark Hoppus, cantante e bassista dei Blink-182, ha chiesto alla sua ragazza di sposarlo con in sottofondo proprio questa canzone.

The Get Up Kids al completo - photo credit: Zero

Tralasciando l'importanza che questo disco ha avuto per me e quindi l'affetto che ancora nutro nei suoi confronti (avevo 16 anni quando è uscito), Something To Write Home About è una grande opera pop-punk, un classico dell'era Emo i cui testi rappresentano il vero fiore all'occhiello grazie a bellissime parole che si fondono magnificamente in ogni traccia con una musica ad alto tasso emozionale. Qua dentro c'è una grande energia punk-melodica condita da richiami di rock anni '80 e con un pizzico di quella malinconia New Wave inglese (The Cure e The Smiths), il tutto amalgamato con grande intelligenza: brani arrangiati in modo mai banale che sanno intrecciare momenti dinamici e distorti insieme ad altri più dolci e delicati.

Un piccolo viaggio all'interno di quella giovinezza più ingenua e genuina, carica di paure, angosce, sogni, amori e vita.

Un album che vorremmo aver amato a 16 anni. Un album da dedicare a chi si ama davvero. Un album da raccontare ai tuoi amici. Tracklist Completa

1. Holiday

2. Action & Action

3. Valentine

4. Red Letter Day

5. Out of Reach

6. Ten Minutes

7. The Company Dime

8. My Apology

9. I'm a Loner Dottie, a Rebel

10. Long Goodnight

11. Close to Home

12. I'll Catch You Articolo a cura di Simone Berrettini.

  • Bianco Spotify Icona
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • envelope-icon