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"Avevamo bisogno di urlare alcune storie": L'ultimodeimieicani raccontano il loro ultimo album

Aggiornato il: feb 29

Lorenzo Olcese, leader e cantante de L'ultimodeimieicani, ci ha raccontato come è nato il loro ultimo album, "Ti voglio urlare".


“Ti voglio urlare” è il vostro ultimo – e primo – album, pubblicato lo scorso 8 novembre. Com'è nato questo lavoro?


"Questo album è stato il proseguo naturale di quello che avevamo fatto negli anni precedenti. Nel 2017 è uscito l’EP "In moto senza casco", e “Ti voglio urlare” non è altro che il racconto di questi due anni tra un’uscita e l’altra, nei quali abbiamo continuato a scrivere e nei quali abbiamo fatto anche un salto di qualità dal punto di vista musicale. Il motivo di questo netto miglioramento è dettato dal fatto che abbiamo collaborato con un produttore, Mattia Cominotto, che si è scervellato con noi su ogni singolo pezzo per non lasciare nulla al caso, tirandone così fuori il massimo."


Qual è il messaggio – o i messaggi – connesso a questo vostro ultimo lavoro?


"“Ti voglio urlare” non può essere considerato un concept album perché non c’è un messaggio che collega tutte le canzoni. Semplicemente volevamo raccontare delle storie, anzi, “urlarle”, perché sentivamo il bisogno di sfogarci su qualcuno: dalla società all'amore, al lavoro, al domani che non riusciamo mai a immaginarci in maniera libera e positiva."


Sono quattro i singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album. Ce li racconti?


"Siamo partiti con “Pensione a 20 anni” perché avevamo avuto l’idea di aprire una petizione su Change.org rivolta all'allora Ministro del Lavoro Luigi Di Maio: chiedevamo, in maniera provocatoria, di avere la pensione a 20 anni per far approdare i giovani nel mondo del lavoro tutti allo stesso livello, cosa che chiaramente non accade. Il secondo pezzo, “Sirene”, è dedicato alla mia città, Treviso, dalla quale me ne sono andato circa sette anni fa. Parla del rapporto conflittuale che spesso si ha con la propria città natale: io lo vivo con Treviso e gli altri con Genova, città dove sono nati e cresciuti. Il terzo pezzo è “Gelato”, l’unico pezzo che esce un po’ dalla musicalità del disco, perché sono molto utilizzati i synth e il suono è più fresco, quasi estivo. Racconta del rapporto conflittuale che ho avuto con un amico che ha iniziato a uscire con la mia – unica – ex ragazza. Infine, è uscita “Ciao”, che invece racconta di una storia che ho avuto con una ragazza con la quale non volevo più uscire, ma alla quale facevo fatica a dirglielo. Così le ho scritto questa canzone, gliel’ho fatta sentire e la storia è finita con lei che mi ha tirato uno schiaffo. Almeno così sono riuscito nell'intento di finire la frequentazione"


“Ti voglio urlare” è il singolo che ha dato il nome all’album, ma che cosa vogliono urlare, nello specifico, L’ultimodeimieicani?"


"Noi in quest’album abbiamo messo tutti i nostri sfoghi: siamo tutti ragazzi giovani – una media di 26 anni – e parliamo di tutte quelle cose che non ci vanno giù: dai lavori precari da cui siamo ingabbiati, alle nostre storie d’amore, alla paranoia di non riuscire mai ad avere una relazione sana e stabile… E, infine, uno sfogo contro tutto quello che vediamo intorno a noi: molti giovani sono tristi. O perché non riescono ad avere un lavoro stimolante, oppure perché in alcuni casi, alla nostra età, avere un lavoro fisso non è detto che sia sempre bello. Insomma, in questo album c’è un po’ del marasma dei 26 anni."

La cover dell'ultimo album de L'ultimodeimieicani, "Ti voglio urlare"

La cover dell'album Ti Voglio Urlare


C’è qualcosa, col senno di poi, che cambiereste in questo album?


"Direi di no. All'inizio eravamo un po’ titubanti, ma è stato un lavoro molto lungo e molto curato, anche con il nostro produttore, quindi andando avanti ci siamo sentiti sempre più sicuri e convinti, acquistando sempre più maggior consapevolezza in corso d'opera."


C’è una canzone che per voi ha un significato particolare, in questo album?


"Sicuramente, quella che per noi ha un significato particolare è “Cosa vuoi cambiare”: riassume veramente la testa di noi cinque, quindi tutto il tempo perso a farci problemi sul domani e su cosa potevamo cambiare di noi stessi che non siamo mai riusciti a cambiare. In realtà, non c’è nulla da cambiare, ecco perché nel titolo non c’è il punto di domanda. Ci tenevamo a mettere in una canzone le riflessioni su di noi e la consapevolezza che, in realtà, noi non cambieremo mai."


Che cosa avete provato quando il vostro primo disco è stato pubblicato?


"La prima cosa è stata chiamarci tutti. Inizialmente avevamo deciso di fare le cose da soli, con una nostra etichetta e in modo totalmente indipendente, scollegandoci dai meccanismi musicali tradizionali. Erano due anni che stavamo lavorando a questo progetto con “Pioggia Rossa Dischi”, che è un collettivo di artisti di Genova che abbiamo fondato noi, e per questo motivo l’emozione è stata ancora più forte."

L'ultimodeimieicani, da sinistra a destra: Benji (chitarra e basso) - Rachid (batteria e percussioni) - Lorenzo/Lollo (voce e chitarra acustica) - Pietro (synth, chitarra e cori) - Pulce (basso e chitarra)


Quali sono i vostri progetti futuri?


"Stiamo scrivendo nuove canzoni, ma non abbiamo scadenze, pertanto non so dirti quando uscirà ufficialmente qualcosa. Sicuramente, dalla metà di febbraio saremo in giro per il Centro e il Nord Italia – fino a Roma - a far ascoltare le nostre canzoni."


Articolo di Sacha Tellini.

Per le fotografie, si ringrazia Sfera Cubica - Ufficio Stampa.

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