• Giorgio Cappai

Anche le macchine hanno sentimenti: i Beat on Rotten Woods e il loro esordio discografico.


Come suonerebbe un cd derivante dalla collaborazione tra Trent Reznor ed Eric Clapton?

L'album d'esordio dei Beat on Rotten Woods, edito per Mold Records, potrebbe essere una risposta. La band, che esordì nel 2015 con l'ep Stay Rotten!, nel suo primo lp, omonimo, propone 13 brani che ridimensionano l'importanza delle basi beatbox (preponderanti nel primo lavoro), "relegandole" a semplice impianto ritmico. Su questo si inseriscono i campionamenti, che creano un substrato melodico che da al lavoro quel tocco etereo, quasi triphop, gli strumenti tradizionali (principalmente chitarra e basso) e la voce, a cavallo tra Jonathan Davis e John Legend (ho volutamente esagerato coi paragoni).


I Beat on Rotten Woods



L'unico difetto del cd potrebbe essere la lunghezza.13 brani che in un certo senso sono autoconclusivi, con caratteristiche così marziali che difficilmente si riesce ad ascoltarli di fila. È più facile vedere quest'album come una colonna sonora, magari di un bel film steampunk, rispetto che ad un album vero e proprio.



Detto ciò: grande band, grande sound e probabilmente tanto talento ancora da esprimere.

Da casa Rockography aspettiamo nuove notizie.


TRACKLIST:

1. Intro

2. Sinner

3. Come

4. Electronic Violator

5. Alcohol

6. Epiphany

7. Miss Flamingo

8. Monkey House

9. Melting Pot

10. I Built My Home

11. The Cliff

12. Ghost

13. Sleeping


Articolo a cura di Giorgio Cappai

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