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Alla ricerca di Skydog

Aggiornato il: 28 ago 2019

Era il 20 Ottobre 1971 quando, a causa di un incidente motociclistico, se ne andava, nemmeno venticinquenne, uno dei più grandi chitarristi mai esistiti nella storia del rock. Chi era Duane Allman?


Rimane probabilmente uno degli artisti più sottovalutati della scena musicale, anche se in molti sostengono sia stato il miglior chitarrista dopo Jimi Hendrix. È l'inventore del Southern Rock ed in soli 4 anni (dal 1967) ha suonato nei brani di alcune delle star più importanti della musica, ha fondato la Allman Brothers Band ovvero uno dei gruppi più influenti mai esistiti sulla scena rock e ha ridefinito l'utilizzo della chitarra solista, ispirando generazioni che continuano a riscoprire il suo genio 48 anni dopo la sua morte. Ed è proprio “genio” la parola che meglio lo descrive.


La cover picture di "An Anthology"

Eppure, per quanto sia bizzarro affermarlo, Duane Allman è anche un artista sottovalutato. Sarà che il suo genio si manifestava appieno soprattutto nell'estro istantaneo dell'esecuzione e nelle improvvisazioni, e forse un po' meno nella scrittura. Sarà che il suono della sua chitarra non lo riconosci dopo mezzo secondo come succede invece con Jimi Hendrix. Sarà che il suo passaggio su questa terra è stato una vera e propria meteora. Ciò che è certo è che la sua memoria e il suo talento sono ancora oggi onorati e ricordati da colleghi, critica e amanti del rock, nonostante il chitarrista statunitense sia stato così poco sotto i riflettori.

Artista eclettico tanto esperto da poter suonare con le stesse dita un'enorme varietà di generi musicali, dal blues al soul, passando per il funky e il rock'n'roll, fino al garage e al suo southern rock. La grandezza di Duane Allman era evidente nelle sue registrazioni con gli Allman Brohters, ma esisteva anche un altro lato di questo superbo chitarrista: per molti anni è stato un session-man di tutto rispetto, un turnista capace di fiancheggiare con grande disinvoltura artisti del calibro di Aretha Franklin, Wilson Pickett, Otis Rush, Clarence Carter ed Eric Clapton, giusto per citarne qualcuno.

An Anthology, uscito nel 1972, è l'album ideale per riscoprire “Skydog” (soprannome assegnatogli per la sua capacità di generare un blues acuto e stellare) e poter così apprezzare il chitarrista in tutte le sue sfaccettature: dagli esordi con gli Hour Glass, passando per le meravigliose collaborazioni come session-man, fino ad un assaggio dei virtuosismi che regalava con la Allman Brothers Band. Disseminate all'interno dell'album aspettatevi di trovare jam prolungate e copiose quantità di slide guitar.

Il disco si apre con un Duane ventenne che mostra la sua abilità con il blues: B.B.King Medley, registrato con i suoi primi compagni, gli Hour Glass. E tra i pezzi migliori c'è sicuramente il secondo dell'album: Hey Jude, classico dei Beatles qui nella versione di Wilson Pickett, nel quale Duane esegue un assolo tanto bello da colpire l'attenzione di Eric Clapton, che tutt'oggi lo ritiene uno dei suoi assoli preferiti di sempre. Non solo, Clapton volle poi collaborare con il chitarrista statunitense e in questa antologia possiamo riascoltare l'iconica Layla, registrata durante il periodo dei Derek and the Dominos, e Mean Old World, un duetto acustico tra i due artisti. Un'altra traccia acustica è Rollin' Stone con Johnny Jenkins, un vero gioiello del blues urbano. Sempre interpretata da Jenkins troviamo una spensierata cover di Bob Dylan: Down Along The Cove. I fan del rock classico riconosceranno immediatamente il brano The Weight nella versione cantata dalla sempre splendida e coinvolgente Aretha Franklin. La memorabile Loan Me A Dime con Boz Scaggs insieme a Goin' Down Slow, interpretata e cantata unicamente da Duane, sono dei meravigliosi inni blues-rock. Così come Statesboro Blues, uno dei grandi classici degli Allman Brothers, che col suo attacco fulminante è un blues-rock reso in maniera ancora più geniale grazie alla bellissima slide-guitar suonata da Duane. Il disco si chiude con il gioiellino acustico Little Martha degli Allman Brothers.


The Allman Brothers Band

A volte compilation e raccolte non hanno la stessa forza degli album originali, tuttavia An Anthology è decisamente un'eccezione: meraviglioso tributo a Duane Allman, rappresenta un ritratto completo di un genio che sa padroneggiare molti e vari stili musicali, regalandoci un'eccellente introduzione sull'artista e un'ottima retrospettiva sui suoi maggiori classici. Probabilmente, la maggior parte di coloro che hanno acquistato e ascoltato An Anthology avranno e custodiranno gelosamente anche gli album degli Allman Brothers, ma se non appartenete a questa categoria allora questa raccolta vi convincerà ad approfondire la figura di Skydog. Duane Allman è stato un chitarrista davvero speciale: questa antologia raccoglie materiale raro e più conosciuto, diffuso in oltre una dozzina di album, molti dei quali fuori stampa. Coloro capaci di apprezzare il suo genio faranno tesoro di questo disco.

Consigli per l'ascolto: un divano, un bicchiere di vino, luci un po' più basse e possibilmente il vinile dell'album sul giradischi. Play. Buon ascolto.



TRACKLIST COMPLETA 1. B.B. King Medley – Hour Glass (a) Sweet Little Angel (b) It’s My Own Fault (c) How Blue Can You Get? 2. Hey Jude – Wilson Pickett 3. The Road Of Love – Clarence Carter 4. Goin’ Down Slow – Duane Allman 5. The Weight – Aretha Franklin 6. Games People Play – King Curtis 7. Shake For Me – John Hammond 8. Loan Me A Dime – Boz Skaggs 9. Rollin’ Stone – Johnny Jenkins 10. Livin’ On The Open Road – Delaney & Bonnie & Friends 11. Down Along The Cove - Johnny Jenkins 12. Please Be With Me – Cowboy 13. Mean Old World – Eric Clapton and Duane Allman 14. Layla – Derek & The Dominos 15. Statesboro Blues – The Allman Brothers Band 16. Don’t Keep Me Wondering – The Allman Brothers Band 17. Stand Back – The Allman Brothers Band 18. Dreams – The Allman Brothers Band 19. Little Martha – The Allman Brothers



Articolo a cura di Simone Berrettini.

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