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Alessandro Gaetano, una vita artistica a 360° - leggi l'intervista

Musicista, cantante, compositore, dee-jay, fotografo, attore: molte sono le anime che compongono la vena artistica di Alessandro Gaetano, in arte greyVision, nipote del celebre cantautore Rino Gaetano. Ci siamo fatti raccontare le sfaccettature di un artista così duttile che ha fatto dell'indipendenza una cifra distintiva.


A fine gennaio è uscito il tuo terzo EP, "Joy of the World", composto da quattro tracce. Com'è nato questo lavoro? Cosa rappresenta per te?


“Questo EP è nato da un multitraccia analogico, registrato dagli anni novanta ad oggi con strumenti che definirei quasi “primordiali”, che poi ho digitalizzato. Ho fatto emergere i suoni della mia prima batteria elettronica, il basso e… le chitarre un po’ datate di mio zio, Rino Gaetano! Questo per me non è un fatto secondario. Attribuisco un’anima allo strumento e a seconda di quello che suono, riconosco nelle mie demo una diversa enfasi, una propria storia. “


Le tue pubblicazioni vantano altri due EP, “Reflections” e “Sea and Rain”, entrambi del 2018. In che cosa si differenzia il tuo ultimo lavoro, “Joy of the World”, dalle precedenti uscite?


“C’è una continuità nei miei lavori, come se ogni mia demo fosse un diverso capitolo dello stesso libro, al centro del quale c'è la mia personale ricerca della profondità del suono. Il timbro sonoro è sempre più vicino alla coldwave e alla musica strumentale alternativa.

L’eccezione rispetto ai miei lavoro è “Joy of the World”, proprio il brano che dà il nome all’EP. Ha visto la luce anni fa, quando lo lanciai come singolo assieme ad un clip di immagini fotografate durante alcuni viaggi in giro per l’Europa. Questo EP è la mia più libera espressione a cavallo tra passato ed era digitale. “


Le tue pubblicazioni sono da sempre autoprodotte: anche le copertine e le grafiche utilizzate sono sempre frutto del tuo lavoro. Perché hai scelto di essere totalmente indipendente? Che valore dà alla tua produzione?


“Non ho mai appreso da corsi o libri cosa significasse leggere e scrivere musica: nasco completamente autodidatta. Se questo rappresenta da una parte un vantaggio per la mia indole, che è quello legato all’assenza di schemi e regole, dall’altra mi fa sorridere perché c’è ancora, sempre, da lavorare per poter migliorare. Non sono mai stato “plagiato” dalle dottrine, e questa è la cosa che più mi piace. Ho sempre unito le cose che adoro fare come musica e fotografia: negli anni ’90 facevo il dee-jay e pensavo alla serata occupandomi di tutta l'organizzazione, dalla consolle alle grafiche dei volantini. Chiaramente, essere indipendenti non assicura sempre visibilità, però sono contento che nessuno mi dia delle direttive su come io debba esprimermi. Questa è il mio più grande successo personale.”


Recentemente, nell'ambito della tua carriera artistica, oltre alla pubblicazione del tuo EP, si è parlato di una tua mostra personale di fotografie e diapositive che si sarebbe dovuta tenere a Roma nel mese di marzo, posticipata a data da destinarsi come per la gran parte di eventi artistici, musicali e culturali. A cosa si deve il titolo “Tempo Di-visioni”?


“Inseguo i dettagli come un bambino osserva un aquilone, dai riflessi nascosti in una pozzanghera alle nuvole che segnano il cielo. Qualcuno mi chiama ‘’il fotografo delle nuvole”. Unisco i dettagli in una fotografia, cerco di costruire nuove sensazioni. Arriverà il momento di tornare a presentare i miei lavori e riproporre la mostra, all’interno della quale verranno proiettate delle diapositive scattate in analogico negli anni ’90. Desidero ricreare le sensazioni del viaggio, osservando lontano, per riposare la mente con gli occhi aperti nello spazio di un tempo diverso. Questo è il senso del titolo della mostra. Sonorizzerò l’evento con brani che adoro della musica ambient e new-age, come per esempio Brian Eno, Harold Budd, Wim Mertens, Philip Glass, Dead Can Dance e molti altri. Ma di questo ne riparleremo in futuro, quando sarà sconfitto questo tremendo virus e si potrà tornare a pensare alla bellezza e ai dettagli di tante altre cose.”

Alessandro Gaetano, in arte Grey Vision, intervistato da Sacha Tellini al The Cage Theatre

di Livorno


La mostra sarebbe stata ospitata dal Riverside, locale situato nel quartiere di Montesacro di Roma. Proprio in questa zona, dal 2011 va in scena ogni anno il Rino Gaetano Day, che nel 2018 ha sfiorato le 30.000 presenze. Cosa significa per te avere un cognome così importante? Che cosa provi nel contribuire così tanto alla memoria di Rino Gaetano?


“Ho l’onore e il dovere morale di celebrarne l’irripetibilità e il genio. Come lui non ne fanno più! Uno dei modi per ricordarlo è appunto il Rino Gaetano Day, per il quale stiamo lavorando anche per questo 2 giugno 2020, a nostro modo. È difficile rappresentare una persona che non può dire la propria ma noi siamo la sua famiglia e inseguiamo, ovviamente, gli stessi suoi ideali. Rino era un uomo libero, eppure su di lui si scrivono e costruiscono presunzioni e leggende. Sulla sua persona viene detto di tutto. Là fuori in troppi presumono di conoscerlo meglio di quanto lo conoscesse la sua famiglia. Poche sono le persone realmente amiche che aveva attorno: Bruno Franceschelli, Enrico Gregori, Arturo Stalteri, Pierluigi Germini, Michele Mondella e Gianni Mauro. Io mi limito a eseguirne le canzoni nel modo più umile e fedele possibile con il desiderio di sentirlo vicino a me, sul palco, più col lato emotivo che con il lato artistico, perché non ho mai usato, come ti ho accennato prima, un prontuario per la musica. Non ho mai voluto imitarlo o paragonarmi a lui, nessuno dovrebbe provarci.”


Quanto manca oggi Rino Gaetano?


“Trovo spaventoso che una figura come la sua sia andata via così presto. Abbiamo il diritto di distrarci (e riflettere) attraverso la buona musica e lui non ha avuto il tempo che meritava per esprimere i suoi concetti, sia sul piano sociale che su quello dei diritti umani. Quindi, credo che manchi veramente tanto, e non solo perché fosse mio zio, ma soprattutto perché, in pochissimi anni, ha dato tanto al panorama musicale italiano.”

Alessandro Gaetano, in arte greyVision


Musicista, cantante, compositore, dee-jay, fotografo, attore. Com’è nato il tuo approccio all’arte e quanto pensi possa aver influito la figura di tuo zio sulla tua carriera artistica?


“Sì, mio zio ha influito. Quando ero piccolo, nonna Maria a casa lo ascoltava spesso. Però il mio lavoro di autodidatta l’ho fatto soprattutto fuori, nei negozi di musica dove c’era la possibilità di provare gli strumenti, o a casa di qualche amico. Nell’84 ho scoperto cosa fosse la stereofonia, perché fino ad allora avevo ascoltavo in mono. Quando invece mi sono trovato davanti a queste due casse, è stato come percepire aprirsi il cielo: è stato fantastico. Avevo circa 17-18 anni quando ho iniziato a usare un registratore con due ingressi mic: registravo prima le chitarre in un ingresso e poi, riproducendole, usavo il secondo ingresso per il basso. Era un esperimento, magari con qualche difetto perché cercavo la nota giusta a orecchio, ma alla fine mi dava il risultato che andavo ricercando. Nel ’91 ero a Termoli con mia madre Anna per il Premio Rino Gaetano - che non era organizzato dalla nostra famiglia - al quale erano presenti tantissimi artisti come Zucchero, Renato Zero, la PFM, Goran Kuzminac, Edoardo Bennato. Io, per l'occasione, scattai alcune foto da un terrazzo. Quando le riguardai, ho pensato che fosse il caso di proseguire anche sulla strada della fotografia. La gente non è abituata a guardare per terra, io invece cerco la bellezza anche nelle pozzanghere.”


Fra tutte, qual è l’anima artistica che preferisci?


“Ricercare le melodie, comporre. Poi la fotografia e a seguire il resto. Mi piace improvvisare accompagnamenti strumentali a reading poetici o esposizioni. Ad esempio, ripenso con emozione quella volta a ‘’La pecora elettrica’’ a Roma (nota libreria romana, bersaglio di ben due incendi dolosi, ndr) e di recente, una mostra fotografica che ha avuto come tema la violenza di coppia, l’amore trasmutato. Sono un lupo solitario ma amo i bellissimi incontri, quelli di grande arricchimento. Sono spesso coinvolto nelle attività di Iolanda La Carrubba che è una professionista dotata di grande sensibilità d’animo, oltre che ideatrice del festival itinerante EscaMontage. Lei mi ha coinvolto in progetti in cui non avrei mai pensato. Riesce a tirare fuori la personalità anche di un timido e taciturno come me.”


Rispetto alla tua carriera artistica a 360°, c’è qualcosa che hai fatto con più soddisfazione?


“A vent’anni, fare il dee-jay in serate da 250 persone ha significato molto per me. Cercavo di essere il meno commerciale possibile, variando la musica con pezzi alternativi e meno noti. Le persone si lasciavano andare e ballavano proprio quello che io apprezzavo. Ogni tanto facevo il giro della consolle e scendevo in pista a ballare con loro. Non sono mai stato uno di quei dee-jay che mettono i brani che piacciono al grande pubblico, ma quelli che piacevano principalmente a me: ho avuto grandi risultati. Nei primi anni ’90 per me era normale andare all’uscita delle università, oppure al negozio di musica a San Lorenzo “Disfunzioni musicali” a distribuire i miei volantini.”

Alessandro Gaetano fotografato da Fabio Martini al The Cage Theatre di Livorno


Recentemente, "Ma il cielo è sempre più blu" è stata reincisa da cinquanta artisti italiani uniti sotto il nome di Italian All Stars 4 Life, a scopo solidale. Fra questi artisti, ci sei anche tu. Ci racconti di questo progetto?


"E’ la versione solidale del brano “Ma il cielo è sempre più blu”, realizzata per raccogliere fondi a favore de “Il Tempo della Gentilezza”, progetto della Croce Rossa Italiana a supporto delle persone con maggiori vulnerabilità sociali e sanitarie durante l’emergenza Covid-19. E’ possibile donare andando su www.amazon.it/italianallstars4life. Il brano è stato prodotto da Takagi&Ketra e Dardust e mixato da Pinaxa. Oltre a me, gli artisti coinvolti sono Alessandra Amoroso, Annalisa, Arisa, Baby K, Claudio Baglioni, Benji & Fede, Loredana Bertè, Boomdabash, Carl Brave, Michele Bravi, Bugo, Luca Carboni, Simone Cristicchi, Gigi D’Alessio, Cristina D’Avena, Fred De Palma, Diodato, Dolcenera, Elodie, Emma, Fedez, Giusy Ferreri, Fabri Fibra, Fiorello, Francesco Gabbani, Irene Grandi, Il Volo, Izi, Paolo Jannacci, J-Ax, Emis Killa, Levante, Lo Stato Sociale, Fiorella Mannoia, Marracash, Marco Masini, Ermal Meta, Gianni Morandi, Fabrizio Moro, Nek, Noemi, Rita Pavone, Piero Pelù, Max Pezzali, Pinguini Tattici Nucleari, Pupo, Raf, Eros Ramazzotti, Francesco Renga, Samuel, Francesco Sarcina, Saturnino, Umberto Tozzi e Ornella Vanoni. Una versione originale e simpatica, che accontenta più stili e ascoltatori. Rino ne sarebbe contento, la gentilezza verso il prossimo era una sua virtù."


Quali sono i tuoi progetti futuri, sia come solista sia con la tua band?


“Con la Rino Gaetano Band stiamo ultimando un piano B per trascorrere insieme alcuni momenti della giornata del 2 giugno, giorno in cui Rino ci ha lasciati. Seguite l’hashtag #RinoGaetanoDay2020 e la nostra pagina Fb. Speriamo di annunciare presto una bella novità con la speranza che, in questo momento storico, l'evento sia di compagnia e incoraggiamento. Per il raduno nazionale Rino Gaetano Day 2020 X edizione era tutto pronto ma, a causa dei recenti accadimenti, è tutto rimandato al 2021. Non abbiamo parole per quello che l’Italia ha perduto e che sta affrontando. Al momento il pensiero va lì; salutiamo tutti con affetto.

A livello solista, invece, ho in programma di continuare a lavorare alle mie composizioni."


Dove possiamo, per concludere, trovarti per ascoltare qualcosa di tuo e apprezzare i tuoi scatti?


“greyVision su Spotify, poi ovviamente Instagram, Facebook, YouTube, Reverbnation, ...vi aspetto.”


Si ringrazia il The Cage Livorno per la cortese ospitalità.



Articolo di Sacha Tellini.

Le fotografie sono di Fabio Martini; per il secondo scatto, si ringrazia Ufficio Stampa

Rino Gaetano.


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